Per alcuni il gioco d’azzardo è da vietare a prescindere

vietare il gioco azzardo a prescindere

Non c’è proprio nulla più da dire: per taluni sia il gioco d’azzardo, compresi i siti italiani di casino, che la pubblicità che lo “sponsorizza” sarebbero entrambi solo da vietare. Punto e basta. “Vietato”: parola che non avrebbe alcun’altra libera interpretazione se non quella di un divieto nudo e crudo, ma assolutamente chiara. Ma è sin troppo evidente che tra il “vietato fumare” e “vietata la pubblicità ai giochi” forse, qualche differenza che provoca problemi c’è. Ed esiste anche la certezza che il primo non abbia obbligato i cittadini a smettere di fumare, come il secondo non vieterà la messa in campo di un certo tipo di pubblicità. Insomma, “siamo ancora qua” a disquisire sul divieto della pubblicità ai giochi ed alle scommesse con punti di vista variegati, dal più permissivo dei cittadini-giocatori a quello più austero dei perbenisti nettamente contrari a tutto ciò che riguarda il gioco, poiché ritenuto immorale ed improprio. C’è chi sostiene, anche, che le industrie del settore del gioco d’azzardo con potrebbero essere considerate “libertà d’impresa” in quanto prive del requisito di utilità sociale…

Tutto, ovviamente, in assoluta contraddizione con il fatto che la filiera del gioco, e le sue imprese, agiscono in un mercato legale, naturalmente regolamentato, coperte da concessione statale. Ma la situazione che il settore dei giochi sta vivendo oggi, particolarmente dopo il divieto della pubblicità, appare sempre più ingarbugliata. Special modo anche dopo le famigerate Linee Guida di AGCOM che hanno tentato di fare luce su norme “vecchie” che si sono intersecate a quelle “nuove” creando ancora più scompiglio, ancora meno trasparenza e rendendo ancora più difficile il “vivere commerciale ludico” da qualunque parte si guardi. L’Esecutivo ha “lanciato il sasso” (del divieto) ma ha poi “nascosto la mano” che prima avrebbe dovuto firmare il riordino dei giochi in modo da non lasciare tutti con il fiato sospeso ed in balìa di interpretazioni alternative. Ma questo è il gioco pubblico: ed ora le imprese dovranno cercare il loro spazio ed il loro modo di vivere, fronteggiando mano a mano le situazioni che si presenteranno essendo certi che qualcuna di esse sarà senz’altro atipica.

E non è certo un bel vivere commerciale. Già è diventato difficile per qualsiasi esercizio seguire norme ed articoli del codice e far quadrare il bilancio di fine giornata (e non solo nel settore ludico naturalmente), figuriamoci quando le norme sono composte da tante parole, complicate e difficili da mettere in pratica nella vita reale. Sembra che l’Esecutivo, nella stesura del divieto della pubblicità, “si sia proprio applicato per confondere le idee”, anziché per chiarirle e renderne possibile e facile l’applicazione! E visto che l’Esecutivo voleva fare “ordine e pulizia” sulla pubblicità per tutelare i giocatori dal rischio dell’abuso del gioco d’azzardo, aveva il compito di disporre norme assolutamente chiare ed univoche per rendere questo divieto applicabile in modo perfetto. Invece, con la forma di questo divieto lo scopo non si raggiunge e non solo. Non sta facendo altro che far discutere ulteriormente, ed impasticciare le idee tra norme vecchie e norme nuove, sperando che tutto questo non convogli persone a detestare il gioco d’azzardo lecito per la sua poca chiarezza.

La realtà del mercato è che il divieto è divenuto comunque operativo: ma doveva essere un provvedimento “duro, pragmatico”, mentre lo rimane solo sulla carta e nelle varie esternazioni del suo “creatore”, vice premier penta-stellato Luigi Di Maio. Sul mercato dei giochi, invece, risulta tutto sottosopra ed in attesa che si faccia luce, poiché le Linee Guida di AGCOM non sono al momento ancora riuscite “ad accendere l’interruttore” della chiarezza. AGCOM ha usato termini come “proporzionalità, equilibrio e ragionevolezza”: termini che hanno consentito a tante aziende di proseguire il loro percorso come fossero salvagenti buttati in acqua ed ai quali qualcuno si potrebbe attaccare per non affogare. E neppure questo ci si aspettava: evidentemente, il divieto è troppo “impreciso”, poiché se si voleva un buon risultato non bisognava usare mezze parole ma necessitava più fermezza. Invece, così è stata creata soltanto la confusione attuale, che si trascina da un anno, dal momento dell’emissione reale del divieto.

Dopo tante disquisizioni, sicuramente, si arriverà anche al momento del “balletto delle responsabilità” con i vari scarica-barile incorporati, tipici della nostra italiana politica, ben sapendo che il risultato poco trasparente di questo provvedimento sembra sia da far risalire ad una carenza di chiarezza e mancanza di univocità delle norme che il Governo ha avuto “fretta di varare”: questa volta, però, facendolo convertire in Legge, non come è successo con l’intesa concordata e sottoscritta in Conferenza Unificata che aveva anche affrontato in parte la arcinota “Questione Territoriale”, ma che poi l’Esecutivo di allora non ha avuto tempo di convertire con il relativo decreto di attuazione. Sembra la strategia del “non fare completamente” quella che attanaglia le decisioni che si assumono nei confronti del mondo del gioco pubblico.

Bisogna sottolineare che proprio nel gioco pubblico, durante il corso degli ultimi quindici anni, si è dovuto assistere alla nascita di tante norme, poi in pratica svuotate della loro forza: il gioco d’azzardo non lo si vuole, ma se ne ha necessità. Lo si vuole togliere dal potere della criminalità organizzata, ma non gli si vuole dare delle regole che lo facciano brillare per la sua legalità. Si vogliono tutelare i giocatori, ma oggi si toglie di torno quella legalità e quelle norme che per anni hanno consentito di poter scegliere tra il gioco lecito e quello che invece non lo è. Senz’altro necessita una sua riforma, ma non la si fa: intanto, però, si aumentano le tassazioni sul settore che sono le più “care” a livello europeo e che non arrivano ad eguagliare nessun altro settore commerciale o di servizi. Forse, la confusione che regna nelle menti dei vari Esecutivi che si sono succeduti è quella che si rispecchia nella normativa che vorrebbe regolare il settore. Quindi?

Agosto 15, 2019: •
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