Alcune regioni vogliono aprire al gioco d’azzardo

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Ormai con il mondo del gioco d’azzardo, le sue norme e le sue ordinanze, si è arrivati ad un punto di non ritorno: più frastagliato e diviso di così il gioco pubblico non è mai stato. Ogni Regione vorrebbe, per il proprio territorio, una Legge ad hoc che si assoggetti a punti di vista alternativi e sopratutto, soggettivi: a volte, se si perdona questa espressione, dipende dal “colore politico” da cui provengono le richieste e le idee e tutto ciò, naturalmente, non può far bene al settore ludico che dovrebbe essere regolamentato tutto in egual modo ed in egual misura, altrimenti dovrebbero esistere norme fatte per ogni territorio, per ogni paese e per ogni Regione. Certamente è un paradosso, ma già il fatto che si voglia raccontare due punti di vista “diametralmente” opposti applicati nella gestione del gioco, per quel che riguarda la Regione Piemonte e la Regione Veneto, la dice assai lunga sulla situazione della regolamentazione dei giochi e delle sue imprese.

Ma anche se può apparire un discorso che rasenta l’assurdo, “ci piace” parlarne ancora una volta. Sulla situazione del mondo del gioco pubblico e dei casino su internet, e la Legge che lo regolamenta in Piemonte, si sono già spesi fiumi di parole che certo non hanno risolto la problematica delle attività ludiche piemontesi. Parole che hanno “raccontato” la situazione ludica su quel territorio e ciò che le stesse attività commerciali devono affrontare per cercare di “sopravvivere”: con l’angoscia, oltretutto, di lasciare spazi aperti all’introduzione del gioco illegale che va a sostituire quello che invece lo è, ed oltre tutto con tutti i crismi e che, solo per questo, andrebbe più rispettato. Oggi, se ne sta parlando ancora poiché ci si auspica con tutto il cuore, che il Consiglio Regionale modifichi questa benedetta Legge sul Gioco piemontese anche perché, nel corso dei mesi, ci si è resi conto dei risultati deleteri di tale provvedimento.

Legge che, in pratica, ha calpestato tutti i diritti acquisiti con il rilascio delle concessioni di gioco alle imprese, che con tali autorizzazioni rappresentano lo Stato, e che ha messo queste ultime in una profonda crisi economica senza fine e che ha trascinato con sé la conseguenza di una problematica importante per ciò che riguarda il settore dell’occupazione. Esiste una parte della politica piemontese che ritiene che questa Legge sul Gioco abbia parti da conservare, che sono quelle che riguardano la prevenzione e la salute, ma che assolutamente contiene anche parti che devono essere cambiate radicalmente “perché escludono dal circuito economico aziende che investono legalmente nel settore ludico dal lontano 2004”. Il quadro negativo della situazione del gioco pubblico piemontese si “completa” con la rilevazione da parte della Polizia Locale di tante infrazioni nel corso di svariati controlli, nei quali, infatti, sono stati posti 152 sigilli ad apparecchi di gioco ed elevate multe per ben 300mila euro solo su Tortona (Alessandria).

Senza sottolineare, ancora una volta, che il gioco pubblico, e quindi lecito, è una barriera contro la criminalità e l’infiltrazione mafiosa nel settore: e senza dimenticare anche un pensiero per i lavoratori del gioco che non possono perdere il lavoro a causa di una Legge iniqua. Legge che tutela alcuni schieramenti ideologici ormai assolutamente obsoleti, mentre sarebbe necessaria una strada equilibrata, che faccia anche capo alla tecnologia e che prevenga devianze personali e che consenta agli imprenditori ed ai lavoratori di poter svolgere il loro lavoro senza che, in pratica, “vengano espulsi” dal proprio territorio di appartenenza. Dopo una sorta di resoconto relativo a ciò che succede in Piemonte, “ci piace” anche curiosare nel Veneto e vedere come se la passa il mondo del gioco su quel territorio. Quella Regione, a mezzo della stampa, ha reso partecipe tutta l’opinione pubblica delle preoccupazioni che stanno vivendo alcune aziende che gestiscono le sale giochi alle quali si paventerebbe il rischio di chiusura se venisse effettivamente messa in campo la Legge sul Gioco vigente ad oggi, espressamente nel Comune di Belluno.

Ne ha preso anche “buona nota” il Segretario del Pd della stessa cittadina che ha ritenuto opportuno confermare di quanto la Legge sul Gioco sia stata il frutto di una stretta collaborazione nel corso della passata “consiliatura” con la precedente Amministrazione Comunale. E Legge che aveva come obbiettivo comune quello di contrastare con vigore il gioco d’azzardo per le derive che lo stesso stava provocando a determinati giocatori, divenuti con il tempo problematici, ed alle loro famiglie. Oltre al disagio per i soggetti coinvolti, ma questo discorso vale per tutti i territori, si devono anche calcolare i costi elevatissimi per la comunità bellunese sia in termini di spesa sanitaria che in termini di riduzione della ricchezza disponibile. Fatto il punto della situazione attuale del gioco, si sottolinea quanto il regolamento attualmente in vigore sia “notevolmente migliorativo” rispetto a quello allora proposto dalla Regione Veneto e che oggi pone limitazioni assolutamente poco efficaci per un reale contrasto all’apertura di nuove sale (quindi, regolamento più morbido di quello che si vorrebbe).

Sembra di capire da quello che si conosce per il territorio bellunese che, proprio in quel di Belluno, da una certa parte politica si ritiene che le norme che regolamentano il gioco siano troppo bonarie e permissive e si chiede di fare tutti gli sforzi possibili per modificare in senso ancor più restrittivo il regolamento esistente, “cercando il massimo della condivisione sia in seno al Consiglio Comunale, sia nell’associazionismo che nella società civile”. E sempre da parte della stessa parte politica si conclude esponendo il “personale” pensiero che va a sottolineare per quanto riguarda il gioco pubblico che gli interessi di pochi collidono con il disagio di molti e che, quindi, il Partito Democratico di Belluno non ha dubbi sulle proprie scelte in direzione più restrittive per lo stesso gioco pubblico: questo partito starà sempre dalla parte dei più deboli. Ed i dipendenti che resteranno senza lavoro? Sembra non essere un tema che interessa il Partito Democratico e neanche l’Esecutivo centrale Giallo-Verde che dovrebbe mettere in campo la riforma del gioco. O no?

Luglio 13, 2019: •
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