Usura e Gioco d’azzardo: Purtroppo quasi sempre a braccetto

usura e gioco azzardo purtroppo a braccetto

“Non ci piace” affatto, e purtroppo succede sempre più spesso ultimamente, che il mondo del gioco d’azzardo, ed anche quello dei casino online con slot machine, venga accostato, a volte indiscriminatamente, alla criminalità organizzata e peggio ancora all’usura, causa di eventi dolorosi e tragici che non dovrebbero mai succedere: men che meno nel mondo del gioco che dovrebbe significare solo ed esclusivamente sano intrattenimento. Chi scrive si spera sia conosciuto per essersi schierato sempre dalla parte del gioco perché “fa parte dell’essere umano”, perché serve a rilassarsi e distendersi, perché è un momento di evasione dal quotidiano e certamente per alcuni è una sorta di “ricarica festosa” che fa affrontare meglio gli incombenti che ognuno di noi, quotidianamente, deve affrontare e risolvere. É fin troppo evidente che quando il gioco, in modo particolare quello delle apparecchiature da intrattenimento, viene accostato alla criminalità “ci disturba e ci infastidisce” non poco perché si vorrebbe un gioco sereno, tranquillo, legale ed “intrattenitore”.

Ma ci si deve scontrare, purtroppo, con la realtà di alcuni territori che ci porta a constatare che il gioco d’azzardo, sopratutto negli ultimi tempi, sembra essere ritornato ad essere una sorta di “dominio” della criminalità, in tutti i suoi tentacoli, e quello dell’usura è quello che maggiormente viene accostato all’azzardo. E qui subentra ciò di cui si vuole parlare: l’intervento dell’Arcivescovo di Milano che intende sollecitare l’attenzione dei suoi parroci che operano su tutto l’italico territorio e li invita a segnalare i casi di usura, particolarmente quelli “abbinati al gioco problematico”. Troppe volte si è suggerito che l’attenzione a questo fenomeno deve essere assolutamente “alta” e che il sociale si deve anch’esso muovere per accorgersi di ciò che succede sul territorio: a volte non basta l’opera delle Forze dell’Ordine che tengono sotto monitoraggio l’intero Paese anche se con un occhio di riguardo ai “settori a rischio”.

E, purtroppo, in questi settori rientra anche il gioco d’azzardo illegale che sembra volersi riappropriare di un mercato che tanti anni fa gli è stato tolto con l’immissione del gioco pubblico che ora, a causa di regolamenti e norme restrittive per il gioco legale, sembra passare un brutto periodo di transizione e “quasi messo all’angolo”, cosa che lascia aperta, anzi spalancata, la porta dell’illegalità. Ecco probabilmente la motivazione che ha spinto un “uomo di Dio” a farsi parte diligente per proteggere i cittadini sollecitando i suoi “ministri”, responsabili di comunità pastorali, a prendere posizione in materia di contrasto al gioco problematico ed all’usura.

Con una frequenza allarmante si continuano a sentire casi di “sovra-indebitamento” attinenti al gioco d’azzardo che porta coloro che ne vengono coinvolti a rivolgersi all’usura per continuare nella loro vana rincorsa alla chimera della grande vincita che può risolvere la vita: continuando a “scendere nel baratro appunto dell’usura” che viene gestita dalla criminalità organizzata. Organizzazione che non ha “pena di alcune situazioni”, oppure rispetto della dignità umana, ma “sfrutta in pieno la debolezza del gioco” per arrivare ai propri scopi. Ma ciò non funziona solo con il gioco, purtroppo, accade sempre più spesso che le famiglie si vedano messa a rischio la propria abitazione acquistata con tanti sacrifici tramite magari un’operazione di mutuo e che vedono svanire per i motivi sopra esposti.

La comunità pastorale, sollecitata dal proprio Arcivescovo, deve prendersi cura della comunità e, sopratutto, prestare particolare attenzione a coloro che si trovano per forza costretti a ricorrere all’usura, ma che a volte si rivolgono a queste organizzazioni solo per continuare a giocare e “scendere sempre più in basso a causa del loro disagio” e del coinvolgimento troppo compulsivo nei confronti dell’intrattenimento rappresentato appunto dal gioco d’azzardo. Le tematiche per cui le persone vi si rivolgono sono molteplici e difficili da “rintracciare”: difficile anche entrare in contatto con questi soggetti che magari cambiano addirittura zona per andare a giocare in luoghi dove non possono essere rintracciati perché in cuor loro sanno perfettamente che si stanno comportando in un modo non consono, ma che non riescono a fermarsi ed hanno assolutamente bisogno d’aiuto.

Il sentirsi “in vergogna” per il proprio comportamento è l’ostacolo peggiore che si possa incontrare ed anche un sentimento che vieta loro di rivolgersi alle associazioni che sono invece pronte ad accoglierli senza giudicarli, ma cercando solo di dare una mano per uscire da una sorta di tunnel nel quale si sono introdotti e del quale, da soli, è difficile trovare l’uscita. Certamente, l’intervento di un sacerdote che dovrebbe conoscere bene sia il proprio territorio che i propri parrocchiani, può essere uno strumento d’aiuto per “sentirsi al sicuro”, protetti ed aiutati nel modo giusto da persone che comprendono il loro “malessere” e cercano di dare consigli utili e ritrovare “la retta vita” per tornare dalle proprie famiglie più forti e coscienti di ciò che potrebbe loro accadere se si fanno trascinare in operazioni “ad alto rischio”, come proprio l’usura che è un “pozzo senza fondo” che “mangia vivo” chi vi si rivolge, pensando di risolvere i propri problemi.

Nel suo intendimento l’Arcivescovo di Milano invita fermamente le comunità pastorali ad agire: vorrebbe che venisse fatto qualcosa di più per prevenire sia il gioco problematico, sia il ricorso alla criminalità organizzata per fronteggiare tale disturbo: forse questo fenomeno sul territorio viene spesso ignorato, oppure non tenuto nella debita attenzione. Eppure i segnali per questo profondo disagio, collegato sia all’usura che al gioco d’azzardo, ci sono e si rappresentano, ma bisogna volerli e poterli cogliere. Disagio che viene manifestato dalle persone singolarmente, dalle famiglie, dagli imprenditori che sono vessati dai sovra-indebitamenti e che magari si rivolgono al gioco per risolvere i propri problemi, pensando che quella sia una vita d’uscita che, invece, conduce direttamente alla disperazione ed alla rovina. Le comunità pastorali dovrebbero cogliere il disagio, farlo proprio e dare un sostegno a queste persone anche se al giorno d’oggi anche presso la Chiesa, a parte Papa Francesco che senza dubbio cose in concreto ne sta facendo, tanta sensibilità latita.


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

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Pubblicazione: 26 Gennaio 2019 ore 12:00
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