Si consente la pubblicità all’alcol e non al gioco d’azzardo legale

pubblicita consentita ad alcol ma non al gioco

Anche se si volesse veramente dimenticare il contenuto del Decreto Dignità nella parte che riguarda il divieto della pubblicità del gioco e delle scommesse, ecco che ci si mette il “Diavolo tentatore” a stuzzicare sulla sponsorizzazione sulle maglie di alcune squadre della nostra Serie A della cannabis legale: infatti, Hellas Verona, Udinese e Sampdoria hanno il logo di una casa produttrice appunto della cannabis legale che non produce dipendenza, cosa senza dubbio accertata scientificamente, e che quando applicata in un certo modo ha effetti positivi sulla salute. E qui si vuole lasciare che ognuno abbia il proprio pensiero e la propria idea perché sarebbe troppo semplice esternare la nostra e coinvolgere le altrui certezze. Come, però, viene fatto da altre persone, od addirittura da schieramenti politici, quando disprezzano e denigrano molto apertamente il mondo del gioco d’azzardo e persino gli stessi operatori che rappresentano, anche se ai perbenisti forse non piace, lo Stato a mezzo delle concessioni che lo stesso rilascia.

Ecco così spiegato il motivo per il quale “ci piace raccontare” di un qualcosa diremo di atipico che succede nel settore della pubblicità che nel nostro Paese, ma forse non solo, assume un ruolo assai importante e delicato da affrontare. In modo particolare perché la pubblicità, in generale, viene lanciata per i giovani e giovanissimi che in parte possono essere soggetti influenzabili anche per la poca esperienza che possono avere proprio in conseguenza della giovane età. Però, si sa anche che la pubblicità del gioco e dei siti legali di casino in Italia, che era presente negli stadi e su internet, andava a colpire anche le persone “relativamente giovani” e, quindi, una sua regolamentazione senza dubbio andava studiata: ma di certo non con una forma di divieto totale che ha creato, e sta ancora creando, gravi scompensi economici ad aziende di diversi settori. Ma si vuole ritornare ad alcuni commenti che sono stati raccolti proprio dopo l’apparizione sulle maglie di alcune squadre di calcio della pubblicità di società che commerciano nella cannabis legale.

Sono commenti che vogliono assolutamente, come già detto in precedenza, esulare da qualsiasi facile battuta che oltre tutto lascerebbe “il tempo che trova”, ma commenti che non possono che lasciar trasparire la solita discriminazione che viene perennemente posta in essere nei confronti del mondo del gioco d’azzardo, mentre non si evita la pubblicità alla birra, agli amari ed ora alla cannabis: come si sa, invece, il gioco pubblico è ostaggio del divieto totale imposto dal famigerato Decreto Dignità. Provvedimento diventato assolutamente incubo di tante società di gioco che sono state costrette ad interrompere rapporti commerciali in essere da anni, con conseguenze evidentemente nefaste per i propri bilanci. Oltre naturalmente a “sentirsi” additati e messi in discussione per questo divieto totale persino dalla stampa e dagli operatori esteri che non hanno mai compreso per intero tale provvedimento emesso con così tanta velocità e determinazione ed espressamente voluto da uno schieramento politico che da un paio d’anni fa parte dell’Esecutivo del nostro Paese (nella parte Gialla).

Quello che emerge dai commenti preannunciati è che non piace nel modo più assoluto a tanti operatori del gioco lecito, ma anche ad alcuni politici, il veder comparire su alcune maglie di squadre di calcio della nostra Serie A il logo di aziende che si occupano di cannabis legale. Infatti, non bisogna dimenticare che la “faccenda cannabis legale” ha fatto tanto discutere anche i politici e forse ancora oggi impone alcune riflessioni: di fatto è stato fatto qualche passo indietro, giusto o sbagliato che sia. Invece, quello su cui insistono i commenti su questa “apparizione sulle maglie” è come l’evidenza scientifica sia stata applicata sulla cannabis legale accertando che non dia dipendenza e come invece i risvolti scientifici non vengano applicati, con così tanta precisione e determinazione, anche al gioco d’azzardo come il poker online ed al contrasto del suo disturbo. Da quando è stato emesso il Decreto Dignità non si può sponsorizzare il gioco legale di Stato nel calcio, ma la birra invece sì.

Infatti, la Birra Moretti, ma non solo questo marchio, da anni lega il proprio marchio alla squadra della propria città d’origine, l’Udinese Calcio. E pensare che l’Istat rende noto che in Italia oltre dieci milioni di persone hanno problemi con l’alcool: dieci volte di meno quelli che hanno problemi con il gioco, e sopratutto che non sono problematici come attesta l’ISS, Istituto Superiore di Sanità. É troppo evidente, a questo punto, sottolineare che la pubblicità alla cannabis si può fare, come peraltro anche all’alcool, ma ai giochi legali di Stato invece è “assolutamente e totalmente vietata”: è giusto tollerare questo? É giusto che tante imprese di gioco siano state messe in ginocchio a causa di questo divieto non perfettamente compreso e messo in discussione anche dagli investitori stranieri che non si rendono conto come si possa imprimere un divieto così totalitario, che rasenta il proibizionismo, e che toglie introiti considerevoli alle casse statali che continuano ad avere necessità degli introiti da parte del gioco pubblico, come i gratta e vinci, come accade da anni.

Altri commenti sottolineano quanto sia deleterio sponsorizzare un’azienda che commercia in cannabis legale sulle maglie di squadre di calcio che trasmettono un messaggio che arriva anche alla popolazione più giovane che assiste alle partite a mezzo televisivo: appare senza dubbio una scelta inopportuna ed accettare una pubblicità simile potrebbe significare spingere i giovani a cercare questo “tipo di prodotto”. Ma come, si discute sulle ticket redemption alle quali si imputa di spingere i giovani verso il gioco d’azzardo dei grandi e non si guarda allo sponsor della cannabis legale ed a quello che ciò potrebbe provocare? Sicuramente è un argomento importante che va oltre lo sport: però, probabilmente, è un’idea che riguarda poche persone che forse potrebbero essere tacciate come “bacchettone”… laddove non si vede, ancora una volta, la discriminazione che viene imposta al mondo dei giochi ed alle sue imprese. Forse sarebbe il caso di consigliare ad alcuni politici di prenotare un bell’esame dall’oculista di fiducia: per vederci meglio!


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

Vanessa Maggi

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Pubblicazione: 30 Ottobre 2020 ore 16:00
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