Porsi in modo negativo nei confronti del gioco è sbagliato

pareri negativi sul gioco

Ancora oggi, nonostante sia un ben po’ di tempo che si scrive sul mondo dei giochi e su quello dei siti di casino, non ci si rende ancora conto perché si debba interpretare e recepire ciò che lo circonda come “immorale” o come “male, causa di tutti i mali”: invece, in alcuni Paesi Europei gli introiti del gioco pubblico vengono utilizzati dai rispettivi Stati come qualsiasi altra risorsa ed impiegati per la cultura, per l’architettonica ed i suoi restauri, per sovvenzionare lo sport dilettantistico ed anche quello professionale senza che alcuno possa male interpretare questo impiego da parte del proprio Governo. Perché noi italici no? Perché siamo soggetti per il gioco a campagne demonizzatrici che provengono da ogni colore mediatico? Ancora non è dato di capire questo da parte di chi scrive.

Ma, purtroppo, è così e questa è la realtà che si recepisce ancora oggi intorno al mondo del gioco, ed a tutto ciò che di indotto vi gravita attorno, sino al punto che il nostro Ministro dei Beni culturali si ritiene di dover sottolineare la “sua contrarietà” alle sponsorizzazioni indirizzate alla cultura da parte degli operatori del settore ludico. Certo, a questo punto, sembra in modo inequivocabile che questo danaro possa apparire “sporco”, oppure addirittura immorale ed illecito e non “degno di essere usato per scopi culturali per l’italica società”… quando, invece, queste risorse si dimostrano “alquanto gradite” quando lo stesso Governo vi si approvvigiona (ed anche a piene mani) al momento in cui deve far quadrare il bilancio dello Stato sempre “ansioso e voglioso” di coperture che, guarda caso, provengono spesso e volentieri anche dal settore ludico.

Quindi, di cosa stiamo parlando? Di un punto di vista personale di un Ministro che in ogni caso rappresenta l’italico Governo del Cambiamento? Oppure di un pensiero comune, magari di un determinato schieramento politico che sovraintende alla vita di noi piccoli italici cittadini? Certamente non si può dire che questo personale atteggiamento faccia sfoggio di democrazia o di rispetto di qualsivoglia libertà di impresa: coloro che si impegnano, investono, crescono professionalmente e studiano per creare nuovi prodotti sempre più allineati alle esigenze di un pubblico che, inutile negarlo, il gioco lo insegue e vi ci si diverte sono considerati cittadini di serie B, se non di serie C, almeno per taluni. É d’obbligo, quindi, prendere atto del pensiero di Ministro Alberto Bonisoli laddove dichiara essere assolutamente contrario all’uso di risorse provenienti per esempio dal gioco del lotto e lo dichiara in modo alquanto “aperto” così come non userebbe, per il suo ministero, “un singolo euro proveniente dalle sigarette”.

E questa dichiarazione proviene da una intervista rilasciata a commento del contenuto del Decreto Dignità relativamente alle misure che impediscono la sponsorizzazione culturale da parte degli operatori del gioco. Mentre questa pratica di utilizzo dei fondi del mondo del gioco è in vigore, come detto nelle prime righe, all’estero cominciando dal Regno Unito per fare un esempio, dove la National Lottery finanzia l’arte, iniziative sportive e di beneficenza con vantaggi evidenti per tutti i destinatari. Con l’occasione, bisogna anche ricordare che il divieto pubblicità del gioco sarà in vigore dal prossimo 1° gennaio 2019 e toccherà tutte le sponsorizzazioni di eventi, attività, manifestazioni, programmi, prodotti o servizi ed a tutte le altre forme di comunicazione di contenuto promozionale.

Sono, invece, esclusi dal divieto di pubblicità le lotterie nazionali ad estrazione differita, le manifestazioni di sorte locali ed i loghi sul gioco sicuro e responsabile dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli: si è voluto ancora una volta ricordare (molto sommariamente) i dettami del Decreto Dignità, per quel che concerne il divieto della pubblicità ai giochi ed alle scommesse perché sta facendo ancora molto discutere, e sopratutto preoccupare, gli operatori di gioco che dovranno rivedere tutti i loro programmi ed investimenti finanziari e si dovranno in ogni caso adeguare a questa forma di proibizionismo che, inutile sottolinearlo ancora una volta, non è assolutamente stata gradita dagli addetti ai lavori del mondo del gioco pubblico, nella sua globalità dell’intera filiera.

Troppe ristrettezze normative ed ora anche il divieto della pubblicità al gioco stanno minando il settore ludico e mettendo in ginocchio tutta la filiera, ivi compresi le migliaia di dipendenti che, oggi, non sanno se domani avranno ancora un posto di lavoro. Questo è il risultato “pratico” di questo “discusso e velocissimo decreto” messo in campo, fra l’altro, senza aver avuto alcun contatto con l’industria del gioco per conoscere le esigenze delle sue varie imprese. Il Governo del Cambiamento è intervenuto senza ascoltare alcuno della “controparte”, ma portando avanti solo il proprio pensiero di profonda avversione verso il settore . Si vedrà se questa avversione continuerà quando si dovranno trovare risorse per il Def 2018 che è contornato, anch’esso, da mille discussioni e da tantissimi pareri negativi.

Ma già, come qualcuno sa, nella stesura del Documento Economico Finanziario di quest’anno sono state esposte cifre provenienti dal mondo dei giochi e, quindi, in questo caso evidentemente, non “si sputa nel piatto dove si mangia” verrebbe da dire: ma con questo Governo e particolarmente con un certo schieramento tutto è possibile. Tutto ed il contrario di tutto si è già avuto occasione di conoscerlo, quindi, aspettiamoci anche altro magari nei confronti del mondo dei giochi. I suoi operatori, d’altra parte, sono abituati a trovarsi in situazioni “pericolose” da qualche anno a questa parte e sono, purtroppo, abituati a vivere già da un po’ nell’incertezza commerciale e finanziaria ed a non avere la possibilità di programmare un seppur minimo futuro. Ma a tutto c’è un limite, però.

Ottobre 25, 2018: •
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