Piemonte: I bar che ospitano apparecchi di gioco stanno chiudendo

bar piemontesi che ospitano apparecchiature di gioco stanno chiudendo

La notizia che si vuole riferire “per onor di cronaca” non “ci piace”, perché si teme che possa essere prodromo di tante altre uguali che seguiranno, visto il disastro commerciale che l’applicazione della Legge sul Gioco della Regione Piemonte ha combinato su quel territorio. Le aziende, non quindi i migliori siti italiani di casino, che hanno chiuso risultano essere già tante, ma quella di questi giorni relativa al Bar Benevolo di Novara sembra rispecchi esattamente la “chiusura tipo” con cui la Regione si dovrà confrontare sempre di più, e causata dall’insistenza di voler mantenere ferme le iniziative contenute nella Legge sul Gioco piemontese che ha messo in ginocchio le imprese di settore con i relativi dipendenti. É veramente triste tutto questo, anche perché continuano a rincorrersi i pareri secondo i quali gli strumenti come il distanziometro e le fasce di accensione delle apparecchiature da intrattenimento non arrivano a raggiungere quegli obbiettivi dichiarati in modo stentoreo di grande contrasto al gioco problematico.

Infatti, i risultati non sono certamente quelli che queste disposizioni restrittive e proibizionistiche avevano preannunciato, ma soltanto il concretizzarsi di una situazione economica più che precaria per tutti coloro che hanno ancora l’ardire di tenere aperte le proprie attività commerciali che trattano di gioco sul territorio piemontese. Ecco il motivo per cui si vuole ripercorrere la storia del “Bar Benevolo” situato nello stabile del vecchio stadio di Novara: posto più che frequentato dai tifosi del Club Fedelissimi che, nei giorni scorsi, si sono spiacevolmente trovati di fronte alla scritta “chiuso per cessata attività”. Il titolare del bar aveva inserito le macchinette nel proprio esercizio per incrementare gli incassi che negli ultimi tempi erano notevolmente venuti meno e le apparecchiature da intrattenimento avevano contribuito a migliorare notevolmente questa situazione.

Ma dal prossimo mese di maggio non sarebbe stato più possibile tenerle accese perché, secondo la normativa in essere, i locali che sono a meno di 500 metri di distanza da banche e scuole non possono avere le slot machine. D’altra parte, in questo ultimo periodo i costi di gestione dell’esercizio e le relative tasse sono aumentati in modo impossibile, mentre gli incassi sono andati scemando e questo insieme di cose ha costretto il proprietario, Gian Luca Rambaldini a chiudere, purtroppo, la propria attività. Attività aperta nove anni fa dove sono passati tutti i giocatori del Novara, i giocatori più forti di biliardo ed anche l’attrice Mita Medici che l’ha frequentato durante la lavorazione di un film ambientato in quella città. Quindi, un esercizio storico e questa “sua vita vissuta” non può che lasciare rimpianti nel cuore di tantissimi clienti che si sono dichiarati dispiaciuti: ma, d’altra parte, le tasse sono cresciute a dismisura e la situazione economica era divenuta insostenibile.

A prescindere dalla notorietà di questo bar, bisogna dire che anche se nello stesso esercizio erano state introdotte le slot machine per “allargare un poco la clientela” i clienti e gli incassi non ruotavano attorno a questa novità, ma il lavoro continuava a svilupparsi attorno al biliardo ed altri intrattenimenti per i tifosi nonchè al numero degli avventori che era sempre alto, ma che non riusciva, purtroppo, a compensare gli aumenti di gestione che continuavano a crescere a dismisura. E qui vale ancora un’ulteriore sottolineatura sulla legge piemontese (ma anche di altri territori) relativa alle distanze minime delle sale da gioco dai cosiddetti luoghi sensibili: è stato dimostrato da più parti che non servano tanto a fermare eventuali disturbi discendenti dall’abuso del gioco d’azzardo. Serve e riesce, invece, a far chiudere “antichi” locali e far perdere posti di lavoro.

Era evidente che “questo racconto” finisse con questa riflessione: ma chissà quante altre realtà hanno dovuto chiudere i battenti sul territorio piemontese a causa di questa legge così restrittiva e proibizionistica che ha messo il gioco legale, ma solo quello, chiuso in un angolo. I vari Tribunali Amministrativi Regionali, sopratutto in questi ultimi mesi, hanno confermato e sentenziato che le varie Leggi Regionali sul Gioco vengono applicate con coscienza ed in difesa e tutela dei giocatori, in modo particolare dei minori ed hanno, altresì, escluso che tali norme arrivino ad effettuare il tanto nominato “effetto espulsivo” così come dichiarano tanti operatori del settore. Ma, indipendentemente da quanto i Giudici affermano, la realtà è quella che ha rappresentato “la storia del Bar Benevolo”: l’impossibilità di poter tenere aperta una qualsivoglia attività ludica, seppur esistente da tanti anni, se si vuole ottemperare alle distanze imposte dalla legge dai cosiddetti luoghi sensibili.

Ora, si può certamente sentenziare e dichiarare tutto: si spera, però, che tali Giudici abbiano studiato bene la situazione, particolarmente quella che vive la Regione Piemonte con le sue imprese di gioco, perché sicuramente la storia del Bar Benevolo non sarà l’unica che verrà alla luce: si spera soltanto che la stampa abbia il coraggio di pubblicare, come ha fatto con questa, altre vicende simili perché, purtroppo, ciò rappresenta l’emergenza del settore del gioco pubblico in quella Regione. Passi indietro non se ne fanno: si vuole assistere ad un disastro senza reagire in alcun modo e ci si troverà per forza davanti ad una crisi economica pesante che non si riuscirà a fronteggiare.

Solo, forse, la speranza di una riforma del gioco potrebbe trasformarsi in un volàno attorno al quale si potrebbero aggiustare le cose e fare in modo che le attività commerciali lecite, che offrono il prodotto gioco pubblico, riescano ad andare avanti, seppur regolamentate, anche ristrette… ma non fatte addirittura sparire dal territorio. Questa potrebbe essere l’unica speranza che le imprese che di gioco vivevano possono nutrire: anche se, molto sinceramente, l’attuale Esecutivo non faccia molto per alimentare e far crescere queste speranze, anzi. Cerca proprio di “studiarle” tutte per mettere i bastoni tra le ruote di questi imprenditori che hanno creduto nel business del gioco diventando “riserve di Stato”. Ma quale Governo del Cambiamento lascia un’economia importante come quella che rappresenta il mondo dei giochi “andare a morire” senza alzare un dito?

Maggio 14, 2019: •
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