Ora è il momento giusto per applicare cambiamenti al gioco d’azzardo

arrivato il momento di cambiare in meglio il gioco azzardo

Sino a pochi anni fa, tre o quattro non di più, la regolamentazione del settore del gioco e dei nuovi casino era richiamata anche a livello internazionale ad essere un esempio per quei Paesi che ancora non avevano consentito legalità al gioco. Le nostre norme e come si era impostata la distribuzione dei punti di vendita ludici era stata dichiarata “perfetta e scorrevole”, cosa che aveva portato investitori esteri a “rischiare” nel nostro Paese su aziende ludiche poiché avevano la netta sensazione che avrebbe potuto essere un buon business. Di certo, in tre quattro anni è scorsa tantissima acqua sotto i ponti ed il gioco pubblico ha avuto una trasformazione ed una innovazione inverosimile a livello di prodotti, ma è anche cambiata la regolamentazione del settore che con la nascita del Decreto Dignità, ed il relativo divieto totale della pubblicità ai giochi ed alle scommesse, ha portato un terremoto nel settore, obbligando tantissime aziende a cambiare partner commerciale, a disdire contratti cospicui e assolutamente redditizi, per ossequiare le norme che un determinato schieramento politico aveva voluto fortissimamente e messo in campo con una velocità inverosimile.

Da quel provvedimento, unito anche alle Leggi Regionali che “fiorivano” in modo continuativo e che osteggiavano il cammino commerciale esclusivamente del gioco legale, i problemi del gioco d’azzardo si sono sommati sino ad arrivare poi, ma questo per tutti, all’emergenza sanitaria che ha dato il classico colpo di grazia ad un settore che risultava già in bilico ancor prima dell’avvento dello tzunami Coronavirus che ha messo in ginocchio tantissime aziende e fatto licenziare migliaia di lavoratori. Ora, per non soffermarci ulteriormente sul consueto racconto della vicissitudini del settore del gioco durante il periodo pandemico, perché ormai argomento affrontato più volte ed anche con introspezione obbiettiva delle sue negatività, si deve forzatamente arrivare al punto che questo è il momento esatto del cambiamento. Od almeno è ciò che ritiene il settore e le associazioni di categoria che continuano a fare presente al Governo centrale che non possono affrontare le riaperture senza una nuova regolamentazione settoriale.

Le riaperture delle attività di gioco e di scommesse dovrebbero consentire di recuperare una parte di quanto perso in quest’ultimo anno, ma non serviranno a nulla in assenza del riordino nazionale dell’intero settore, unico strumento che metterebbe a posto alcune vecchissime questioni e che farebbe andare avanti nello sbloccare il mercato e le gare per l’acquisizione dei diritti per poter occuparsi del gioco. Se non ora, che davvero esiste nel Paese “l’aria di cambiamento” per merito del Governo Draghi, quando mai ci potrà essere un’occasione migliore? E non si può certo dire che non sia da tanto tempo che questo famigerato riordino nazionale sia stato promesso, annunciato, discusso, richiesto: se ne sta parlando dal 2017 dalla famosa Conferenza Unificata Stato, Regioni ed Enti Locali nella quale ne furono messe delle solide basi con l’Intesa raggiunta , ma che non ha potuto essere sfruttata, dopo ore infinite di trattative accorate, poiché a causa di un (troppo frequente) cambio di Governo non fu emesso il relativo decreto attuativo.

Ed anche questo richiamo all’Intesa del 2017 sta diventando “vecchio”: non si può soltanto continuare a pensare a ciò che non è accaduto, senza mettere nuove basi di quello che dovrebbe, invece, accadere. Come non si può continuare a sentire oggi che è stato un errore tenere chiuso per così tanto tempo il gioco pubblico ed il gioco mobile, favorendo così la rigogliosa rinascita del gioco illegale che sta tenendo banco in modo sfrontato. Se ne continua a parlare ma di fatto, realmente, non si sta facendo ancora nulla per mettere le attività di gioco, che stanno riaprendo faticosamente e non con i risultati ottimali che si vorrebbe, in condizioni migliori e con una nuova regolamentazione. Con norme finalmente eque su tutto il territorio in modo che i giocatori si sentano maggiormente tutelati e trattati in “modo uniforme” da nord a sud dello Stivale: cosa che oggi non accade per quell’insieme infinito di Leggi Regionali che continuano ad osteggiare il gioco legale impedendo che possa fare il proprio lavoro, rappresentando la legalità.

Quindi, la politica si riempie la bocca di parole a favore del gioco ma, come al solito, non di fatti che sarebbero gli unici necessari per dare continuità, sicurezza e tranquillità all’intero settore e per i suoi 150mila lavoratori: sperando che non arrivi un altro “colpo al cuore” con il termine della cassa integrazione (per quei pochi operatori che ne hanno potuto usufruire), che è in scadenza e che potrebbe creare ancora più problemi di quelli di cui il gioco si è fatto forzatamente carico. Infatti, l’occupazione è un ulteriore scoglio che il Governo dovrà affrontare perché non riguarda solo il mondo dei giochi e dei casino con bonus, ma tanti altri settori. E messo insieme diventerà una problematica non di facile soluzione! Ecco spiegato perché ci si aspetta dal Governo centrale che finalmente smetta di essere “latitante” nei confronti delle sue “Riserve di Stato” e faccia il possibile per proteggerle: almeno con un riordino nazionale del settore che lo metterebbe davvero in condizioni di poter vedere la presenza di un futuro, qualsiasi esso sia, ma che almeno esista.

Ma come detto più volte, il mondo dei giochi e del poker non vuole essere negativo e vuole vedere il solito bicchiere mezzo pieno: quindi, raccogliere dalla pandemìa segnali di positività laddove finalmente è riuscito, proprio in questo periodo, ad avvicinarsi all’opinione pubblica nelle manifestazioni di piazza, a farsi conoscere per quello che è riuscito a sviluppare all’interno del settore a livello tecnologico ed innovativo, ed anche a far comprendere quante professioni è riuscito a creare dando lavoro a tantissimi giovani che oggi sarebbero in mezzo ad una strada. Tutti argomenti che hanno avuto “presa” nei confronti dei cittadini che forse cominciano a non vedere nel gioco quel demone immorale ed approfittatore: ma riescono a comprendere che il gioco smette di essere un divertimento se non lo si conosce responsabilmente. Invece, deve rimanere un gioco: è nel suo DNA e di questo sicuramente ne va fiero dalla notte dei tempi e crea e desidera soltanto dare leggerezza ed intrattenimento.

Data Pubblicazione: 16 Luglio 2021 ore 12:52

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