La Riforma del Gioco non è stata ancora presa in considerazione

riforma del gioco non in discussione

Anche di queste parole “riserva di Stato” e “riforma del gioco pubblico” se ne è veramente “abusato” in questi ultimi tempi, a partire dalla famigerata Conferenza Unificata dalla quale avrebbe dovuto nascere un accordo tra Stato, Regioni ed Enti Locali, stabilizzatore di tutto il mondo dei giochi, compresi i migliori siti di casino, a livello nazionale. Accordo o riforma sottoscritto da tutti i vari protagonisti della Conferenza, ma poi ampiamente disconosciuto da quasi tutte le Regioni che hanno proseguito nel loro percorso “devastatore” del settore, emettendo ancora più ordinanze, normative e Leggi Regionali che in alcuni territori hanno messo il gioco pubblico, e quindi lecito, in un angolo e dato di conseguenza libero ingresso a quello illegale. E senza che qualcuno del “potere costituito centrale” abbia mosso un dito per “rimettere le cose a posto”, anzi. Non parliamo poi del termine “riserva di Stato”, tanto declamata all’inizio come posizione privilegiata per coloro che hanno acquistato (e pagato profumatamente) le concessioni per proporre l’offerta di gioco statale.

Forse, ma si sottolinea forse, un tempo la posizione dei concessionari, era effettivamente una posizione commerciale privilegiata, ma ora in modo sostanziale sembra proprio essere diventata “carta straccia”: prova ne è che tanti operatori che recentemente hanno risposto al bando, ed hanno acquistato concessioni, sono assolutamente pronti a fare “marcia indietro” ed a mettere in discussione il proprio acquisto. E queste sono, sunteggiando, le posizioni di queste locuzioni che riguardano i mondo dei giochi sulle quali si potrebbe discutere per ore ed ore. Ma quello che interessa a chi apprezza il mondo del gioco d’azzardo è che fine abbia mai fatto il “riordino del gioco pubblico” di cui tanto si è parlato, e si parla, ma che non arriva mai. Certamente, gli addetti al lavori sono costretti, invece, a subire i vari cambi di scenario che vengono imposti dalle varie leggi che si sono susseguite e che hanno messo, come detto in altro articolo, le mani in tasca degli operatori e delle imprese del gioco, ma anche in quelle dei giocatori essendosi “ridotte” le possibilità di quelle famose tanto agognate vincite.

Per far “digerire” quanto contenuto nel Decreto Dignità, relativamente al divieto della pubblicità ai giochi ed alle scommesse, l’attuale Esecutivo Giallo-Verde aveva annunciato questa famigerata riforma generale dei gioco, ma al momento ancora non è accaduto e non se ne è neppure discusso. Ma, praticamente, neanche annunciato un suo eventuale rinvio: il nulla più assoluto. Quasi che qualsivoglia “promessa” fatta dal Governo nei confronti dei giochi non sia da tenere in considerazione, nonostante la promessa fosse stata messa “nero su bianco” nel decreto legge approvato lo scorso mese di agosto con tanto di annuncio di scadenza temporale fissata entro il semestre successivo. Mentre i lavoratori del gioco pubblico attendono, buoni buoni, il suo riordino ed i cittadini aspettano l’abolizione del gioco d’azzardo, così come annunciato in modo stentoreo in fase pre-elettorale, ma abolizione che la cittadinanza non si è mai sognata di richiedere, il Governo continua a deliberare aumenti della tassazione sullo stesso settore che avrebbe dovuto riformare e riordinare a livello nazionale.

Così, dopo gli aumenti disposti dal Decreto Dignità, il mondo del gioco si è trovato ancora con quelli inseriti nella Manovra di Bilancio ed anche con quelli del Decretone sul reddito di cittadinanza e Quota 100: quindi, il Governo è andato ad affrontare un percorso completamente diverso da quello che aveva annunciato, rendendo in questo modo ancora più difficile, e sopratutto complicato, un “riordino del settore” e, certamente, non affrontando assolutamente l’idea di abolire il settore ludico, visto che su di esso l’attuale Esecutivo sta basando gran parte delle sue iniziative future. E quel che è peggio, e se chi scrive fosse un elettore del Movimento Cinque Stelle se ne avrebbe a male, discostandosi pericolosamente dalle promesse effettuate nella campagna elettorale messa in campo, nella quale l’abolizione del gioco d’azzardo “perché immorale e causa di perversione” ed andava quindi eliminato dall’italico territorio era di importanza vitale.

Ma al peggio non c’è mai fine: è senza dubbio altrettanto preoccupante che con il comportamento del Governo vengono anche traditi i principi fondativi attorno ai quali lo Stato aveva costruito il comparto del gioco legale, raggiungendo anche degli ottimi risultati, sia come risorse per il proprio Erario, ma sopratutto dando un ferale colpo all’illegalità che un decennio fa deteneva, senza ombra di dubbio, il potere del mercato del gioco. Risultati straordinari che hanno reso il nostro Paese un modello da seguire a livello europeo ed anche nel Mondo: e questo per l’effetto dell’emersione di una economia sommersa incommensurabile e per le garanzie di sicurezza e tutela dei consumatori che con il suo intervento il Governo era riuscito ad ottenere. A quel punto ed in quei tempi, ovviamente, essere una “riserva di Stato” valeva senz’altro qualcosa della quale si sono fatti “forti” gli operatori, imponendo il gioco lecito sul territorio e mettendolo a disposizione dei giocatori che a quel punto erano tranquilli potendo giocare legalmente.

Bisogna anche dire che, probabilmente, i vari Governi che nel tempo si sono avvicendati si sono cullati troppo in questi risultati “estremamente positivi e remunerativi” ed hanno anche “spinto eccessivamente” l’offerta del prodotto gioco e scommesse facendolo entrare quasi di prepotenza nelle case degli italiani, cercando qualsiasi “pretesto” per immettere sul mercato un gioco nuovo, più accattivante e coinvolgente del precedente: così facendo ci si è trovati, ai giorni nostri, con troppa offerta sul territorio. Troppa presenza di queste proposte ed il fenomeno è dilagato “sfuggendo di mano al Governo” che non ha fatto altro, purtroppo, che rendersi latitante nella sua normativa nazionale, consegnando alle Regioni ed agli Enti Locali la possibilità di “legiferare” in qualsiasi modo anche in modo ingiustificato, iniquo e scriteriato che ha portato alla fine alla situazione attuale, con la “questione territoriale” che appare irrisolvibile e con il gioco pubblico espulso da alcuni territori.

Marzo 22, 2019: •
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