La ricerca di un punto d’incontro tra banche e gioco d’azzardo

problema tra banche e gioco azzardo

Non è ancora venuta meno l’eco delle esternazioni di un senatore relative alla “cattiva gestione” dei rapporti tra Istituti di credito e mondo del gioco, compresi tutti i casino: rapporti pessimi che si trascinano da tempo e che non hanno concesso ad alcune aziende del settore di accedere alle risorse messe in campo dal Governo centrale a sostegno delle imprese (e che avrebbero dovuto raggiungere tutte le aziende, anche quelle del gioco pubblico) che non solo si sono viste negare l’accesso a tali risorse, ma addirittura chiudere i conti correnti seppur in regola con tutti i parametri bancari, con fornitori ed utenze pagati. Sono notizie che, ancora una volta, hanno provocato malcontento negli addetti ai lavori che si sentono sempre più discriminati sopratutto in un momento come questo dove l’emergenza sanitaria ed il lockdown hanno fatto vedere “i sorci verdi” a tutti. Dunque, oltre a questo disagio economico che tutta l’industria sta passando, ci si mettono anche le Banche a non consentire l’accesso ai finanziamenti per il sostegno delle aziende di gioco.

Secondo alcuni Istituti di credito queste ultime non posseggono i “profili di credito secondo i parametri di valutazione bancaria”: cosa che impedisce il merito creditizio e non consente l’accesso ai finanziamenti messi a disposizione con tanta fatica dall’Esecutivo. Quindi, i “Codici etici” ed i “Bilanci di sostenibilità”, così “furbescamente” richiamati da certi Istituti di credito mettono uno stop alle imprese di gioco e non le fanno accedere alle risorse studiate appunto dal nostro Premier a sostegno delle aziende. In tutta questa storia veramente disdicevole, alza la voce anche l’Osservatorio permanente dell’Eurispes che si associa a ciò che è stato sostenuto da un senatore che si è schierato in difesa del mondo dei giochi, ed anche delle scommesse on line, e dei suoi operatori: infatti, Eurispes ritiene che lo Stato non possa tollerare questo tipo di comportamenti poiché sono nettamente contrari all’interesse sociale. Quindi interesse collettivo che dovrebbe, special modo durante la pandemìa, essere “al centro della gestione del credito e del risparmio” e che con gli atteggiamenti che “ci è piaciuto raccontare” non hanno riscontro positivo.

Quel che è peggio e che tali atteggiamenti lasciano le imprese di gioco a lottare con le proprie risorse economiche nel loro disagio generale, mettendo tante realtà imprenditoriali nella condizione di chiudere e di licenziare i dipendenti. Ciò che viene fatto dalle Banche all’industria del gioco sta diventando davvero insostenibile anche perché vanifica gli interventi dello Stato centrale a sostegno delle imprese. Ma è anche contro gli stessi interessi di quei cittadini, lavoratori in tali imprese, che non riescono ad avere certezze per il futuro: d’altra parte gli operatori del gioco non riescono ad affrontare l’adeguamento dei protocolli per le riaperture aziendali, ammortizzare i mancati introiti durante il lungo lockdown, il pagamento degli stipendi ai propri dipendenti senza alcun sostegno da parte dello Stato, come ottengono invece gli altri settori. Non si comprende perché tale discriminazione persista nei confronti del gioco pubblico, che rappresenta lo Stato, e dovrebbe anche per questo essere un settore più tutelato degli altri: invece, succede esattamente il contrario e da tempo.

Ci si meraviglia che non venga fatto un intervento fermo da parte dell’Esecutivo Giallo-Rosso, ma si lascia che questo perdurare nel comportamento anti-sociale delle Aziende di credito continui e porti veramente tanto danno alle imprese di gioco ed ai suoi operatori: sembra davvero inverosimile. Purtroppo, è un argomento scottante e che coinvolge un numero rilevante di aziende del settore ludico, motivo per il quale si era mossa la politica per sollecitare l’intervento del MEF, Ministero dell’Economia e delle Finanze, ed era anche intervenuto il nuovo Direttore Generale di ADM che aveva speso parole abbastanza dure nei confronti delle Banche che avevano messo in campo un simile atteggiamento anti-gioco e per questo assolutamente criticabili nel loro operato. Oltre tutto, per chi ancora non lo sapesse, e saranno senz’altro pochi, il mondo dei giochi è da considerarsi (ovviamente prima della pandemìa) la terza forza economica del nostro Paese.

Quindi, non si comprende per quale recondito motivo ciò non deve essere compreso dagli Istituti di credito che negli ultimi anni hanno fatto veramente di tutto per rendere la vita commerciale e finanziaria delle imprese ludiche “un inferno” nel quale queste ultime si dibattono: ma se si vedono persino chiudere i conti correnti, assolutamente regolari e senza passività, e non accedere ai finanziamenti istituzionali si pensa di aver veramente “toccato il fondo della totale intolleranza”. Un passo importante, come detto, è stato fatto da ADM che ha manifestato l’intenzione di aprire un tavolo di confronto con le associazioni di categoria e gli stessi operatori per entrare nei dettagli dei comportamenti bancari, anticipando il proprio pensiero. Pensiero, sottolineato con forza, che non può essere altro che quello che tutti i settori legali sono meritevoli di rispetto per quanto riescono a fare nella società: e se si guardassero gli introiti che il gioco pubblico riusciva a riversare nelle casse dell’Erario si comprende che importanza e che ruolo può avere questo settore nei bilanci statali del Paese.

Ciò a prescindere da qualsiasi discorso falso moralista o perbenista che si possa esternare nei confronti del gioco d’azzardo lecito: ma tali discorsi si potrebbero, al paradosso, estendere agli operatori dei bar che vendono alcool od ai tabaccai che vendono fumo anch’essi indubbiamente coinvolti nelle eventuali dipendenze e danni per la salute che tali prodotti possono provocare. Da tutta questa situazione che, purtroppo, il mondo del gioco è costretto a vivere e sempre di più costretto quasi all’angolo dalla complessità delle sue norme restrittive, emerge la improrogabilità di un riordino nazionale del settore che “illumini” tutte le situazioni e che disciplini in modo corretto e tutelato sia le imprese che i giocatori: ormai questo provvedimento “non si può più nascondere” e deve vedere finalmente la luce poiché è divenuto intollerabile che gli addetti ai lavori del gioco siano costretti a subire comportamenti così ostativi nei loro confronti, sia da parte delle Regioni e dagli Enti Locali che da parte degli Istituti di credito.

Ottobre 9, 2020: •
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