La responsabilità sociale e la regolamentazione del gioco d’azzardo

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La tutela della cittadinanza, per ogni Stato, deve assurgere a priorità assoluta: in tutto quello che si muove attorno al cittadino di ogni realtà territoriale. E questo deve riguardare anche il rapporto tra Stato centrale e mondo del gioco pubblico, casino con soldi veri compresi, che deve avere assolutamente una regolamentazione chiara che renda la popolazione consapevole di quello che incontra quando gioca e si diverte. Sopratutto “deve averla davvero questa regolamentazione” e deve essere assolutamente a livello nazionale, rendendo tutto l’italico territorio identico agli occhi del nuovo popolo di giocatori che dopo il lockdown si riaffaccia nelle sale da gioco, nei Casinò e che si dovrebbe confrontare anche con un gioco di nuova veste ma ancora più sicuro del pre-Coronavirus e che vi si deve riavvicinare con la certezza di un gioco pubblico legale, ben riordinato e riformato. E questo deve valere in tutti i suoi segmenti, compreso quello delle scommesse da sempre quello che si presta maggiormente ad ingerenze illecite, sopratutto nel gioco online dove i monitoraggi ed i controlli sono più complicati per la gestione della stessa rete che è “alquanto sfuggente”.

Oltre tutto, in questo segmento i truffatori organizzano le scommesse distribuendo le relative dinamiche su diversi Paesi in modo da non essere scoperti: special modo gravitando sui mercati asiatici che non sono tracciabili ed intercettabili. Per esempio: l’evento su cui vi sono le scommesse viene disputato in Europa ed il passaggio del danaro transita per l’Europa dell’est e queste frammentazioni inevitabilmente rendono improponibile qualsiasi indagine e le attività di intercettazione e, proprio per questo, sarebbe fondamentale che sia il mondo dello sport che le organizzazioni sportive siano consapevoli di queste dinamiche: di come, in pratica, si svolgono ed a quali rischi si espongono sul mercato illegale, anche in modo inconsapevole. Ma, purtroppo, con la poca consapevolezza del loro fare vanno ad alimentare inconsciamente il sistema illegale che continua a “gonfiarsi in modo esponenziale di introiti cospicui” che vengono sottratti al mercato lecito, regolamentato e che paga le tasse ai vari Governi.

Ma pare che a tutt’oggi, e particolarmente negli ultimi mesi, questi fenomeni siano scarsamente conosciuti in gran parte dei Paesi che ne vengono coinvolti e ciò dovrebbe avere fine sempre per una questione di profonda responsabilità che i Governi delle stesse realtà territoriali dovrebbero avere nei confronti dei propri cittadini. Sembra anche evidente che le Autorità Sportive come la Lega, la Fifa, e l’Uefa dovrebbero inserire normative molto più rigide che disciplinino le dinamiche di sponsorship, inserendo disposizioni approfondite per valutare l’affidabilità dei soggetti con quali si sottoscrivono accordi. Un percorso utile da seguire sarebbe quello di conoscere esattamente chi sono gli azionisti di una determinata organizzazione sportiva, come viene già fatto da tempo dalla Federazione Olandese, e percorso che forse si potrebbe applicare anche per conoscere più profondamente uno sponsor prima di concludere un qualsivoglia contratto. E questo sempre ad esclusiva tutela dei giocatori, del mercato e delle imprese legali che si cimenteranno poi nelle scommesse.

Sicuramente, bisognerebbe essere coscienti che molti concessionari sono legittimati a fare ciò che fanno nel loro ambito e, quindi, non bisogna essere contrari alle sponsorizzazioni fini a sé stesse, poiché queste iniziative potrebbero essere un “ricavo” importante per la promozione dello sport, come peraltro già accade in molti mercati regolamentati. Quello che necessita “estromettere” dalle scommesse è l’illegalità che è pericolosa sia per il giocatore, che magari ignorando rischia nel giocare con operatori “scorretti”, ma anche per le stesse imprese lecite che vengono estromesse da quello che potrebbe essere un loro giusto guadagno. Provvedere a proteggere gli uni e gli altri dovrebbe risultare un impegno naturale dello Stato centrale con regolamentazioni trasparenti che proteggano il gioco pubblico lecito. Purtroppo, ci sono tante dinamiche che escono dagli schemi convenzionali e che permettono a determinati operatori senza scrupoli di operare sfruttando “i buchi e le falle” del sistema per operare in mercati non regolamentati.

É chiaro che il mercato regolare offre uno scenario diverso, forse anche meno appetibile: però, gli operatori autorizzati dovrebbero avere il diritto di promuovere la loro legalità all’interno del proprio mercato e per questo i Regolatori devono lavorare ancora meglio per disciplinare il mercato del gioco in modo sostenibile, sia sotto l’aspetto fiscale che commerciale ed anche operativo. Se non si arriverà ad ottenere questo, si rischierà di aiutare il mercato nero a crescere ancora di più mettendo i giocatori assolutamente a rischio, ma anche le imprese legali e lo sport coinvolto. Purtroppo, facendo il discorso della promozione dell’opera dei concessionari di gioco d’azzardo è inevitabile che torni fuori il Decreto Dignità che sta creando seri problemi agli operatori perché impedisce loro di comunicare direttamente con la propria clientela, come impedisce la comunicazione dello stesso gioco a chi ama questo settore: la promozione del gioco responsabile e le forme di tutela degli stessi giocatori. Come è indubbio che la pubblicità sia utile per far riconoscere il gioco legale da quello che non lo è, cosa che a tanti appare irrinunciabile.

Ma per il Decreto Dignità, non è così: quindi, il nostro mercato molto probabilmente ne esce penalizzato e forse sarebbe il momento di correre ai ripari anche perché soltanto la pubblicità può portare a conoscenza dei consumatori del gioco l’esistenza di quei mercati sommersi di cui si è scritto più sopra, essendo ancora queste notizie non a conoscenza di tanti cittadini-giocatori. D’altra parte, nella comunicazione da parte dei concessionari vi era l’obbligo di promozione del gioco responsabile, attività questa che con il Decreto Dignità viene compromessa ed interrotta dal divieto di pubblicità che va rivisto e modificato per consentire questo delicato dialogo con i consumatori. Ovvio che ci dovrà essere tanta trasparenza in tali comunicazioni e magari anche orari per diffondere i messaggi promozionali, ma non si può continuare a lungo a tenere interrotte le comunicazioni attraverso una sorta di proibizionismo imposto alla pubblicità tout court e cosa che non può essere considerata una soluzione e che contribuisce, invece, a creare ulteriori distorsioni su di un mercato come quello del gioco già abbastanza delicato.

Data Pubblicazione: 17 Agosto 2020 ore 17:27

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