Gioco d’azzardo ed occupazione: Si deve fare ancora tanto

le istituzioni devono fare molto per la tutela dei lavoratori del gioco azzardo italiano

In tante occasioni, ma particolarmente quando si cercavano motivazioni nei confronti dei vari Esecutivi per la loro latitanza nel prendere provvedimenti circa la regolamentazione del settore ludico, si è accennato a quanto strenuamente lo stesso mondo dei giochi e dei nuovi casino si fosse impegnato per sopravvivere alla pandemìa. Praticamente quasi senza alcun supporto istituzionale, ma riuscendo a mantenere in vita tantissime piccole e medie imprese, ma sopratutto difendendo con tutto l’ardore possibile la creazione delle innumerevoli professioni che nel tempo il settore è riuscito a mettere in campo. Professioni “sconosciute” che sono nate dalle innumerevoli applicazioni che si possono fare nel gioco: dalla tecnologia, al suono, alla grafica, alla creazione delle storie: per arrivare addirittura a determinate particolari professioni che si svolgono entro le Case da Gioco, come quella di croupier, quasi sconosciuta a chi non appartiene al mondo del gioco d’azzardo ma che sta coinvolgendo parecchie candidature.

Senza ombra di dubbio è un’attività “di prestigio”, rassicurante economicamente poiché molto ben retribuita anche se soggetta ad orari un po’ particolari, come si può ben immaginare. È anche una professione che “attira” i giovani perché si svolge in un mondo sfavillante, elegante ed attraente e che ha creato parecchia movimentazione nel settore. Peccato, però, che non esista un contratto di lavoro che la regolamenti e che mette in condizione questi professionisti anche di spostarsi in altre Case da Gioco al di fuori delle tre italiche strutture che hanno ripreso con soddisfazione la loro attività, come tutto il resto del gioco d’azzardo, dal mese di giugno e che stanno tirando i primi bilanci che risultano essere rassicuranti e che danno fiducia in un futuro più che soddisfacente. E ci si deve interrogare sul perché questa professione, che si può senz’altro dire affascinante, non sia quasi riconosciuta sindacalmente e non venga regolamentata da un qualsivoglia normale contratto di lavoro quando, in caso diverso, potrebbe anche dare uno sviluppo presso Casinò stranieri, seppur vicini al nostro Paese.

In effetti, in Italia questa professione non è riconosciuta e sembra veramente un’anomalia più che grave e che limita sicuramente coloro che hanno questi requisiti nel poter accedere al mercato comunitario: non “ci piace” questa situazione e sembra un vero impedimento alla crescita di questi giovani professionisti che hanno deciso di avvicinarsi al lavoro sfruttando il settore del gioco d’azzardo, indiscutibilmente coinvolgente. Serve ricordare che senza contratto nazionale non si ha diritto ad alcun ammortizzatore sociale nel caso in cui le aziende debbano affrontare gravi difficoltà economiche come è accaduto proprio alle nostre Case da Gioco. Comunque, di norme sul gioco d’azzardo ne esistono tantissime, sopratutto in buona parte degli Stati Europei, ma in Italia purtroppo latitano o risalgono a tempi “antichi” grazie ad autorizzazioni rilasciate appunto “nei tempi che furono”. Sia per questo che per altri interventi più “legislativi e di regolamentazione”, che le italiche Case da Gioco si aspettano dall’Esecutivo, serve indiscutibilmente che venga emanata una legge che stabilisca una volta per tutte “le regole nazionali del gioco”.

Regole che, sopratutto, consentano a queste strutture gestite dal pubblico o dal privato, ha veramente poca importanza, di continuare a rappresentare il gioco legale e sicuro, tutelato al 100%. Sono aziende nelle quali gli utenti sono senz’altro protetti anche per quanto riguarda il rischio sanitario, considerato che nei Casinò si applicano protocolli più che severi e collaudati e che, sopratutto, mai in alcuna delle tre Case da Gioco italiche si è mai creato un focolaio del virus. Oggi, sicuramente, a prescindere dal momento pandemico, il settore del gioco non è assolutamente perfetto ma le premesse che vi possa essere un futuro migliore che esca e si allontani dall’esperienza di questo ultimo anno sembra essere praticamente realizzabile. Proprio per questa situazione delle Case da Gioco, ma esiste anche per tutto il resto dei giochi, la soluzione della regolamentazione nazionale è indiscutibilmente non più rinviabile: le tre imponenti strutture ludiche che con forza e caparbietà si difendono sul nostro territorio producono reddito ed occupazione e, quindi, devono essere messe in grado di poter decidere su nuove opportunità che il mercato sta presentando.

Sopratutto quando si sta raggiungendo un “quasi fine pandemìa” che sta facendo diventare tutti “creativi” e pieni di strategie ed iniziative nuove da afferrare al volo. Opportunità che, per il momento, possono essere usufruite soltanto da strutture straniere che così riescono ad essere maggiormente solide: cosa che, se vi fosse una precisa regolamentazione, potrebbe accadere anche alle nostre Case da Gioco, che ne avrebbero tutto il diritto per avere un futuro migliore. Senza dimenticare altresì, in una futuribile ed auspicabile riforma della regolamentazione del gioco d’azzardo e delle scommesse sullo sport, che i Casinò svolgono anche “attrazione turistica” per le città che li ospitano e, quindi, si potrebbe anche pensare di allargare il campo di queste licenze di gioco in città che potrebbero trarne un beneficio economico avendo una struttura dove si gioca in modo più che tutelato e sicuro. Ma questa è una “vecchia idea” che risale almeno al 2017: se ne è parlato addirittura nella sempre ricordata Conferenza Unificata Stato, Regioni ed Enti Locali.

Però, purtroppo, è un’iniziativa che potrebbe dare senz’altro slancio all’economia del Paese sopratutto per il dopo pandemìa ma che già allora fu praticamente “ignorata” anche se caldeggiata dall’allora sottosegretario Pier Paolo Baretta che riteneva che ulteriori Case da Gioco, magari aperte nell’Italia centrale e meridionale visto che le tre già esistenti sono in settentrione, avrebbero potuto portare, magari anche soltanto stagionalmente, una movimentazione del mercato dei giochi piuttosto interessante economicamente. Ma, come detto, fu un’idea lasciata sulla carta e mai perseguita seriamente dai vari Esecutivi: anche perché quello in essere ed i successivi “a quattro mani” si sono resi assolutamente latitanti per qualsiasi iniziativa nei confronti sia delle Case da Gioco che dei vari punti di gioco e poker lasciandoli in una sorta di limbo che esiste tutt’oggi visto che di riordino nazionale continua a non parlarsi in modo realistico e funzionale e ci si rifiuta di renderlo maggiormente produttivo: e chissà perché.

Data Pubblicazione: 26 Settembre 2021 ore 18:00

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