Gioco d’azzardo e distanziometro: Occore maggiore chiarezza

ancora una volta il gioco deve confrontarsi con il famigerato distanziometro

Apparentemente, il “dado è tratto” ed anche la Regione Lazio dovrebbe cedere al senso di responsabilità in relazione alle imprese ed ai lavoratori del gioco e dei casino migliori consentendo una proroga della “Legge sui Distanziometri” che tanto affliggeva il mondo dei giochi di quella realtà territoriale e che avrebbe indiscutibilmente trascinato in mezzo ad una strada tanti lavoratori e nell’indigenza migliaia di famiglie. Senza dimenticare che la cittadinanza, anche quella non coinvolta nel business del gioco, uscendo dalla pandemìa ha dovuto subirne il contraccolpo psicologico ed economico e che si trova come tutto il resto del Paese, peraltro, a dover fare i “conti per arrivare a fine mese”. È fin troppo evidente che un ulteriore colpo inferto a causa della Legge Regionale sul Gioco contenente i più che famosi distanziometri avrebbe messo in ginocchio tante piccole e medie imprese ed i suoi lavoratori. Bene, quindi, la decisione di prorogare tale legge sino al 2023 in attesa dell’avvento del riordino nazionale dell’intero settore del gioco che metterebbe fine all’arcinota Questione Territoriale.

Situazione che tiene banco da anni ma che, sopratutto, tiene in scacco tutte quelle imprese di gioco e scommesse che non sono in regola con le distanze dai cosiddetti luoghi sensibili, il cui elenco in alcuni casi è davvero impresentabile! Si può affermare, quindi, che la Regione Lazio con la sua decisione di prorogare di un anno l’entrata in vigore della Legge 5/2013 mette tranquillità nel mondo del lavoro ludico e di conseguenza nelle imprese che hanno investito nel business del gioco pubblico acquistando le concessioni di Stato. La “maretta” che agitava il comparto del gioco può quindi tranquillizzarsi e sperare nel cambiamento del settore che continua ad essere annunciato, promesso, riferito ma che attualmente non sembra neppure essere stato preso in mano da chi di dovere per poterne almeno impiantare le basi. Però, considerato che la speranza è l’ultima a morire, bisogna soltanto avere fiducia nel nuovo Governo sperando che vada ad affrontare anche questo scoglio importante per l’economia dell’intero Paese.

Ovviamente, tutte le associazioni che si occupano delle imprese di gioco hanno esternato la loro soddisfazione in questo atto di “responsabilità e civiltà” messo in campo dalla Regione Lazio per la proroga della Legge sul Distanziometro che consente alle varie attività un tempo ulteriore per l’adeguamento al distanziometro di 500 metri delle sale ed apparecchi da gioco come le slot machine. Ed è una compagine piuttosto folta quella che si schiera a favore di questa proroga: tra le associazioni più conosciute si possono trovare Acadi, Astro, Assotabaccai, Sapar, Sgi e tante altre che con una dichiarazione congiunta “ringraziano” il fare della Regione a salvaguardia dei propri assistiti, ma anche per aver “salvato” tanti posti di lavoro e messo in sicurezza la tranquillità economica di migliaia di famiglie. Oltre tutto è da considerare che non era assolutamente scontata tale decisione visto che il Lazio da sempre si è schierato non propriamente a favore del mondo dei giochi! E, purtroppo, non è esattamente la sola Regione a farlo…

Ma per perorare ulteriormente la causa delle imprese di gioco e del loro “pessimo rapporto con il distanziometro” le associazioni tutte unite sottolineano, innanzitutto, che queste ultime non hanno potuto usufruire del periodo esiguo dedicato all’adeguamento essendo state sottoposte ai tantissimi mesi di chiusura totale da far risalire ai “problemi pandemici” ed ai diktat istituzionali: chiusura da far risalire al marzo 2020 e conclusasi circa verso la fine del mese di maggio di quest’anno, sperando che vada tutto bene e che non si debba subirne una ulteriore. È anche evidente che le associazioni tornino a ribadire il “compito o l’obbiettivo” dei famigerati distanziometri che dovrebbe essere quello di contrastare il disturbo da gioco d’azzardo. Di fatto, invece, non generano alcuna positività sotto il profilo sanitario ma, purtroppo, riescono a raggiungere soltanto lo scopo di espellere sulla quasi totalità del territorio regionale le attività legali di gioco con tutte le conseguenze negative che si sono potute riscontrare anche durante il periodo pandemico con l’inserimento velocissimo del gioco illegale al posto di quello pubblico.

La rinascita dell’illegalità e l’affossamento della legalità su tutto il territorio laziale, come in altre Regioni ovviamente, è stato il risultato della chiusura del gioco pubblico: cosa che si rispecchia e si rispecchierà qualora entrasse in vigore la tristemente famosa Legge dei Distanziometri di cui si sta parlando e che dovrebbe far applicare in modo retroattivo il distanziometro anche per le realtà già esistenti. Il risultato finale, purtroppo, sarebbe che il gioco pubblico, casino con bonus compresi, risulterebbe escluso su tutto il territorio del Lazio, operazione con la quale si spazzerebbero via circa 15mila posti di lavoro tra diretto ed indotto. È inevitabile che su questa realtà si abbatterebbe un altro tzunami oltre quello del Coronavirus, cosa da evitare sia per le imprese di gioco che andrebbero a chiudere, sia perché se davvero sparissero le imprese legali inevitabilmente lascerebbero il posto al gioco illecito che non aspetta altro che i passi falsi dello stesso gioco pubblico e del Governo centrale per insinuarsi nelle sue attività, a volte addirittura in quelle legali.

Così non si farebbe altro che agevolare la criminalità organizzata che con il gioco d’azzardo ha un rapporto speciale e “preferenziale” nonché di estrema utilità per gestire il danaro “sporco” proveniente da azioni illecite messe in campo su quel territorio devastato dalle sue Leggi Regionali oltre che dalla pandemìa. Risulta forse inutile sottolineare, ancora una volta, che il gioco legale e sicuro è un comparto strategicamente importante per il Paese, sia dal punto di vista occupazionale che per quanto riguarda le casse erariali: vederlo sparire per Leggi assurde emesse proprio da parte delle diverse Amministrazioni Regionali e Locali, e quindi in rappresentanza dello Stato che ha creato e voluto il “suo gioco pubblico”, può effettivamente sembrare più di una incongruenza. Ecco perché il gioco pubblico e la legalità che rappresenta non possono “sparire” da qualsiasi territorio sulla base di Leggi errate che nascono da incomprensioni tra Regioni e Stato oppure addirittura da “protagonismo”, il che sarebbe addirittura peggio!


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

Vanessa Maggi

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Pubblicazione: 17 Agosto 2021 ore 18:00
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