Gioco d’azzardo deluso per le continue chiusure

gioco azzardo si lamenta per le chiusure

Quando parla il Premier Conte, con voce spesso rassicurante a parole, ci si aspettano riflessioni su quanto sta facendo per affrontare la pandemia, come pure nuovi e continui interventi sull’organizzazione dei vari settori e sui cambiamenti a volte radicali di talune attività. Si cerca anche di comprendere in virtù di cosa faccia alcune scelte, cosa quest’ultima che rimane a volte misteriosa come quella che riguarda la chiusura delle attività di gioco che vengono toccate quasi sempre per prime e delle quali si parla sempre molto poco quando, addirittura, non ci si dimentica di inserirle in alcuni Dpcm come già accaduto di recente: anche se successivamente si è provveduto a questa “inadempienza”. In questi giorni, poi, è evidente che il Premier ha dovuto affrontare la problematica relativa agli esercizi pubblici che, seppur abbiano provveduto a mettersi in regola con i protocolli, si sono visti chiudere quasi improvvisamente le attività, trovandosi ad aver investito, nonostante questo terribile periodo che ha ridotto sensibilmente gli incassi, senza avere un tornaconto e di recuperare quanto (inutilmente) sborsato.

Comprensibile che la categoria chieda che lo Stato centrale provveda in modo tangibile ed immediato ad ulteriori risorse per il comparto dei locali pubblici: cosa che è stata assicurata, ma dove non è stato fatto specifico riferimento al mondo dei giochi che ne dovrebbe usufruire vista la chiusura immediata che ha dovuto subire anche in questa seconda ondata emergenziale. Le decisioni intraprese con l’ultimo Dpcm sono state ritenute indispensabili poiché la pandemìa si è ripresentata in modo veemente ed ha reso necessario un intervento istituzionale altrettanto forte e veloce poiché il numero delle vittime faceva intendere che il cammino travolgente del virus se non si fosse ricorsi alle chiusure imposte su tutto il territorio avrebbe procurato danni sempre più gravi a livello di vite umane. Ed i primi risultati positivi si stanno facendo vedere.

D’altra parte, lo Stato centrale ha provveduto a chiudere le attività commerciali, ma anche tante altre imprese in ogni settore special modo in quei comparti dove potevano esistere delle occasioni di socialità che avrebbero inevitabilmente condotto ad allargare i contagi. Le parole del Premier se da una parte hanno giustificato i diversi interventi, a volte anche “contestabili” dalle varie categorie, dall’altra hanno fatto ulteriormente comprendere quanto e come cambierà la quotidianità delle persone che in questo periodo emergenziale hanno forzatamente cambiato le proprie abitudini: da quelle semplici a livello privato a quelle più complicate nell’ambito lavorativo cosa che purtroppo deve far accettare che nulla sarà come prima. Le abitudini di ognuno di noi si dovranno “adeguare” alle nuove esigenze, come l’abbigliamento “sanitario” che dovrà accompagnarci per parecchio tempo e che senz’altro impone poca libertà individuale, ma che è indispensabile per contrastare il virus.

Ciò probabilmente proseguirà anche in presenza del vaccino prima di poter essere sicuri che lo stesso abbia effetto sul sociale. E questo scenario di cambiamenti, di rivoluzione quotidiana, di nuove abitudini andrà inevitabilmente ad “infierire” sull’economia di tutte le attività commerciali, sopratutto su quelle terrestri poiché le scelte che venivano fatte prima dell’emergenza sanitaria dalla popolazione, oggi sono scivolate verso l’online che di conseguenza sta avendo un’impennata di consumi e di frequentazioni che non era presente sino al primo lockdown primaverile. A tutto questo cambio, alla variazione di abitudini ed a sostenere quegli esercizi commerciali che purtroppo si sono visti ridurre gli introiti di più del 50% dovrà contribuire a far fronte lo Stato centrale con le varie risorse o ristori che dir si voglia, anche se gli importi sinora messi a disposizione sembrano non essere sufficienti. Ma è stato assicurato dal Premier che si stanno studiando altri interventi in modo che “nessuno verrà lasciato solo”: frase senza dubbio d’effetto, ma purtroppo non ben eseguita dal lato pedestremente tangibile.

In realtà, le “nuove abitudini e le scelte” effettuate a causa lockdown potrebbero diventare la futura quotidianità: magari chi non ha mai usato l’online per gli acquisti, oggi lo trova favorevole e lascerà difficilmente tale “comodità”, così come chi ha scelto di giocare con l’online continuerà a farlo, anche se finora non era mai stato sfiorato da questa opportunità. Persino gli amanti più assidui del gioco terrestre, di fronte alla chiusura ed all’introvabilità fisica di questo segmento o si rivolgono al gioco illegale, sempre disponibile, oppure a quello online che possono frequentare h/24, quando hanno tempo da dedicarsi piacevolmente. Ma tutto ciò può ridefinire alcune filiere economiche: è compito del Governo , quindi, cercare di mantenere un certo equilibrio d’accordo con le varie categorie commerciali ed anche con le attività del gioco pubblico. Altrimenti, al termine della pandemìa tutta l’economia del Sistema Italia si troverà in disequilibrio così come la commercializzazione fisica dei prodotti: per questo, sono indispensabili strategie consone a che ciò non accada.

Oggi, però, è tempo di stanziare ancor di più nuove risorse a beneficio dei settori colpiti dalle chiusure che hanno “stupito” la stragrande maggioranza delle imprese, anche se sembrava palese che non si potesse continuare a lasciare aperte attività che avrebbero potuto procurare l’allargarsi dei contagi. La scelta delle chiusure è evidentemente sotto accusa poiché tanti comparti come quello del gioco sono stati valutati di rischio medio/alto senza alcuna giustificazione effettiva e senza che in questo settore si siano manifestati focolai di contagio. La decisione della sua ulteriore chiusura dopo quella primaverile e dalla quale il gioco stava tentando con fatica di rialzarsi, proprio “non va giù”, ma dato che il gioco d’azzardo pubblico rappresenta lo Stato ed agisce per suo conto l’unica risposta che le sue attività possono dare è quella di “obbedire” ed abbassare le saracinesche, senza se e senza ma, pur ritenendo la mossa assolutamente ingiusta e negativa anche per le casse dell’erario che nel gioco possono sempre trovare un appoggio economico per i bilanci statali che oggi avrebbero necessità di ogni supporto. E questo accade però da anni.

Data Pubblicazione: 2 Dicembre 2020 ore 18:00

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