Gioco d’azzardo: Continua la lotta alle istituzioni

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Ormai, sono un paio d’anni che tra le istituzioni ed il mondo dei giochi, compresi i casino italiani, esiste una cruenta battaglia che, purtroppo, sta trascinando allo stremo tutto il settore ludico e le sue imprese: tanti discorsi e tante trasmissioni, tante iniziative ed anche tante misure messe in campo esclusivamente indirizzate al segmento delle apparecchiature da intrattenimento che sono ritenute dal Governo centrale, e quindi a cascata da tutte le altre istituzioni decentralizzate, la “piaga del secolo” e come tali vanno trattate. Se c’è qualche provvedimento ostativo da studiare, e qualche altro aumento di tassazione da applicare, non si riflette neppure: si fa gravitare su questo comparto che, tra l’altro, rappresenta una parte importante del fatturato dei giochi sul territorio nazionale e, probabilmente, anche quello più ricercato dai cittadini-giocatori. Ancora oggi ci si domanda per quale motivo ci sia questa avversione così palese quando è proprio lo stesso segmento che dà più introito alle casse dell’Erario e consente ai vari Esecutivi di poter attingere alle sue risorse “a piene mani e, sopratutto, senza alcuna remora pseudo-moralistica”.

Il gioco pubblico, in realtà, dovrebbe essere tutto uguale: poiché non è affatto detto che gli apparecchi come slot e vlt siano i portatori per eccellenza del gioco problematico, mentre i noti “gratta e vinci” siano assolutamente innocui, perché ciò non è assolutamente vero, così come lo stesso sia da attribuire al Lotto od al SuperEnalotto. Esiste gente che si è persa anche con questi giochi:. D’altra parte, quando si rientra nel disturbo da gioco d’azzardo è come imbattersi in qualsiasi altra dipendenza, dall’alcol al fumo, alla droga, ognuno con la propria gravità. Quindi, tutti i giochi dovrebbero essere visti in modo uguale: tutti i giochi dovrebbero essere tassati con lo stesso criterio, altrimenti comunque rimarranno solo le slot e le vlt, chiamate dai perbenisti “le macchinette mangiasoldi”, gli unici destinatari dei continui aumenti della tassazione e ciò continua ad essere un mistero. Si spera, quindi, che un riordino nazionale, che il settore si aspetta con ansia, metta fine anche a questo.

Forse, per arrivare al riordino dei giochi, si potrebbe cominciare con un tavolo di confronto tra il settore e le istituzioni sperando che presto possa esservi la designazione di un sottosegretario, come Pier Paolo Baretta di buona memoria che in Conferenza Unificata ha cercato di trovare un accordo comune, che ad oggi ancora manca. Oggi, assolutamente pare indispensabile avere un interlocutore diretto al quale riuscire a sottoporre le esigenze, i dubbi e le incertezze del gioco pubblico: e che non sono sicuramente poche. “Ci piace”, pensare che si arrivi almeno a questo con una certa celerità perché le attività di gioco non hanno tutto questo tempo da attendere: devono riuscire a risolvere le problematiche che stanno arrivando a metterle in pericolo e con esse anche la possibilità di poter versare quelle tasse che l’Esecutivo attuale si aspetta arrivino nelle casse dell’Erario. Come “ci piace” anche pensare che arrivi qualcuno dell’Esecutivo “ad accendere la luce nella mente del gioco” e chiarire la motivazione di questa continua ed applicata avversione nei confronti delle slot machine.

Forse, però, la spiegazione è più semplice di quello che si può pensare: l’Esecutivo tassa gli apparecchi perché sono quelli “più richiesti ed usati dai giocatori” e quelli che possono dare maggior “reddito per le casse dell’Erario”, ma sicuramente non perché sono i soli che portano alla patologia del gioco. Solo, quindi, per una chiara e mera questione di tornaconto statale che nasconde sempre i passi dell’Esecutivo quando si parla di confrontarsi con il mondo del gioco pubblico che rappresenta, in ogni caso, lo Stato a mezzo delle concessioni. Purtroppo, questo discorso, onestamente, sta diventando quasi un mantra, quasi obsoleto e quasi troppo ripetitivo. Ma visto che lo Stato non desiste da spremere solo un determinato segmento del gioco, il gioco da parte sua non può che contrapporre sempre lo stesso argomento: il gioco viene trattato, ormai senza più alcuna remora, proprio come un bancomat. Delle sue varie esigenze poco importa, come importa ancora meno anche del licenziamento dei dipendenti.

Questa è la realtà e con questa l’industria del gioco dovrà continuare a confrontarsi sino a quando, finalmente, non apparirà all’orizzonte il riordino nazionale che metterebbe un punto fermo, dal quale poter oggettivamente ripartire, e fare dei programmi in un futuro, che con la riforma, potrebbe davvero rappresentare il presente per tutte le imprese che insistono nel volersi occupare di gioco pubblico e continuare ad essere una “Riserva di Stato”. Un altro punto dal quale potrebbe ripartire tutto il mondo dei giochi potrebbe essere rappresentato dalla tassazione sul cassetto poiché questo, molto probabilmente, armonizzerebbe tutti i comparti. E cosa, oltre tutto, che il gioco sta richiedendo da tanto tempo e che era stata presa in considerazione già nel 2017 nel corso della Conferenza Unificata, ma argomento non più seguito, considerato come si sono sviluppati da quell’anno i rapporti da istituzioni e gioco pubblico. Senza dimenticare che questo tipo di tassazione è stata già presa in esame da altre realtà estere con successo.

Forse, quel tipo di tassazione farebbe emergere un dato di fatto particolare: vengono tassate meno le Vlt che hanno un impatto maggiore a livello economico piuttosto che le Awp con le quali si giocano “le monetine” e tante altre incongruenze avrebbero forse fine. E così si potrebbe riflettere, e senza dubbio farebbe risaltare, un comportamento anomalo della tassazione imposta, cioè che il reddito medio annuale di una Vlt è sette volte maggiore ad una Awp: quindi? Già così non appare che bisognerebbe prendere strade diverse e rivedere un po’ meglio il tutto? Forse, almeno, si potrebbe equiparare la tassazione tra questi due segmenti: già sarebbe un successo, seppur piccolo ma di grande impatto, almeno per gli operatori che vi operano. É chiaro che quello che sarebbe l’ottimale sarebbe l’armonizzare la tassazione tra tutte le forme di gioco con il metodo suggerito di progressività sull’utile.

12 Gennaio, 2020: •
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