Gioco d’azzardo: Ci sono cosi tanti problemi da risolvere

gioco azzardo accumula problemi su problemi e non si riesce a venire a capo della questione territoriale

Il mondo dei giochi e dei casino online slot ha così tanti problemi da risolvere e dai quali guardarsi che quasi, e si sottolinea quasi, non mette più tra le sue criticità l’arcinota Questione Territoriale che incombe da più di 10 anni come una spada di Damocle sul settore che, per così dire, ha imparato desolatamente a conviverci almeno sino a quando sarà possibile per le attività coinvolte. Però, non si può certo negare che tensione e preoccupazione siano destinate ad accompagnare la vita commerciale di alcuni punti di gioco che hanno “pendenze con i distanziometri” e che, quindi, se non interverrà la Legge Delega sul Gioco dovranno affrontare cambiamenti aziendali radicali. Dunque, che dire di più per sottolineare quanto è disastrato il mondo delle “Riserve di Stato”? Infatti, dopo l’incombenza dell’emergenza pandemica si è anche ritrovato a combattere contro le Leggi Regionali “capestro” che non fanno altro che osteggiare un normale cammino lavorativo impostato su di una concessione rilasciata dallo Stato.

Autorizzazione che oggi, obbiettivamente, rappresenta davvero poco in pratica, ma che invece dovrebbe consistere in un baluardo issato a rappresentare la legalità e la tutela del giocatore e del territorio. Ma ciò non accade: e forse è anche per questo che il mondo ludico ha quasi rinunciato, si fa per dire ovviamente, a parlarne: d’altra parte come già indicato sono più di dieci anni che il Legislatore mette nelle leggi di bilancio, o nei suoi programmi, l’obbiettivo di una legge per il riordino dell’intero settore: sono passati tre Governi od anche di più, ma nessuno “ha avuto il coraggio” di intervenire forse per paura di perdere qualche voto del suo elettorato. Il che, decisamente, è ancora peggio poiché nel silenzio normativo il gioco d’azzardo ha continuato a riversare nelle casse erariali importi senza dubbio “significativi” lavorando border line e con tutti i vari ostacoli che si sono sovrapposti al suo cammino sempre più faticoso e lastricato di orpelli normativi di svariato genere.

E’ fuori dubbio che il gioco pubblico, a mezzo dei suoi operatori, deve attenersi alle norme in essere e quando dal 2011 sono nate le leggi che in pratica si sovrapponevano alla normativa nazionale, gli stessi addetti ai lavori si sono adeguati e cercato il sistema di rispettarle e metterle in pratica: indubbiamente le competenze delle Regioni sono chiarite dalla Costituzione ed assolutamente da rispettare (anche se non fa sicuramente comodo farlo, in questo caso specifico). Solo che quando si tenta di aprire un punto di gioco su qualsiasi territorio dove siano vigenti le cosiddette Leggi “capestro” sul gioco dove mai si potrebbero alzare le saracinesche? Purtroppo sottoponendo questo insolito quesito agli urbanisti la risposta “agli inizi sorprendente” fu che applicando i vari distanziometri, e tenendo conto dei cosiddetti luoghi sensibili, si trova una serie infinita di aree in cui al “gioco pubblico è vietato l’accesso”. Altro dato deprimente per gli addetti ai lavori risulta che per il 99,3% del territori le attività di gioco risultano inaccessibili e ciò accade in almeno 100 città.

Ed il 99% appare una percentuale decisamente forte ed un simile divieto di accesso sradica praticamente tutta l’offerta di gioco legale dai territori: e ciò rappresenta un bene? Tutela il giocatore da un punto di vista della salute? Oppure lo spinge indirettamente verso l’offerta illegale del gioco e delle scommesse sportive che, purtroppo, è sempre presente e disponibile h/24 senza alcuna restrizione? E tutto questo è positivo per il territorio che si trova a confrontarsi con l’illegalità che spazia ovunque quasi indisturbata? Senza contare che tutta questa offerta illecita è gestita ovviamente dalla criminalità organizzata che non ha sicuramente un occhio di riguardo per quel giocatore che può essere a rischio e diventa quindi un “cliente fantastico da spennare” e continua a spingerlo senza alcuna umanità a giocare sino a farlo diventare problematico o compulsivo. Rebus sic stantibus, si poteva addirittura aspettare con queste percentuali acquisite che il Legislatore avesse il coraggio di affermare, senza tante remore, che il gioco “da oggi è vietato sull’italico territorio”.

Indiscutibilmente, si tratterebbe di fare un salto all’indietro nel tempo ma sopratutto di cancellare tutto ciò che è stato messo in campo sia dallo Stato che da tutte le imprese che hanno creduto nel business del gioco: invece, ciò che dovrebbe “emergere” da questa situazione è il rispetto reciproco. Gioco pubblico-Stato centrale che insieme devono trovare la volontà di proseguire in un rapporto scorrevole e che sta a cuore ad entrambi: la volontà del mondo ludico c’è mentre quella dello Stato… barcolla e latita mentre si propone alle attività di gioco di spostarsi in luoghi periferici e non interessanti commercialmente. Così, si lascia il gioco legale ai margini delle città dove naturalmente gli introiti per le varie attività non sono eclatanti, né tanto meno soddisfacenti per l’impegno che richiede un’attività che rappresenta, bisogna ricordarsene, lo Stato e di conseguenza la legalità. Cosa che non va ignorata e che, invece, spesso e volentieri non viene considerata in modo particolare dai detrattori del gioco d’azzardo ma anche da alcuni schieramenti politici.

Eppure il gioco pubblico ha tutte le carte in regola per essere considerato un settore importante, visto che forse il Governo centrale non si ricorda l’importo delle risorse che ogni anno il settore ludico riversa nelle casse statali! E per contrastare ciò che si pensa in generale da parte dell’opinione pubblica non perfettamente informata si deve sottolineare che il gioco pubblico ha bilanci certificati ogni tre mesi con l’elenco di chi è l’amministratore dell’impresa e chi fa il preposto: c’è la richiesta di autorizzazioni alla Questura che a sua volta conosce nomi ed indirizzi di chi offre il gioco ed anche dei suoi parenti. Ma anche i Comuni hanno una sorta di mappa dei vari punti di gioco e dei volumi d’affari: per non parlare poi di ADM che sa vita, morte e miracoli di ogni operatori del gioco. A questo punto una domanda sorge spontanea: “Ma quanti altri settori possono incorporare una simile trasparenza”? Ed ancora oggi si parla di “gioco immorale ed approfittatore”: non ce ne sarebbe abbastanza per in..nervosirsi?

Pubblicazione: 24 Giugno 2022 ore 18:00

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