Gioco d’azzardo chiuso: Perdita di proventi per lo Stato

stato italiano perde soldi con il gioco azzardo ancora chiuso

Sempre di più chi ama il mondo del gioco d’azzardo, compresi i migliori casino online al top in Italia, non riesce a comprendere la motivazione per la quale anche il nuovo Governo Draghi non riesca ad affrontare e definire, una volta per tutte, l’esatta data di riapertura per le attività di gioco e continui a perseguire la valutazione di rischio medio/alto che le stesse incorporano secondo un vecchio giudizio assurdo, quando non esiste la controprova che nel periodo di inizio 2020, e quindi quando il gioco pubblico aveva ancora le saracinesche alzate, si siano concretizzati focolai per il Coronavirus. Proprio non riesce ad andare giù questo amaro boccone che viene imposto alle tantissime imprese ludiche, ed ai suoi 150mila lavoratori, che ormai sono chiuse dall’ottobre 2020 in modo consecutivo. Ogni giorno si guarda con speranza, ed anche con un po’ di giusta rabbia e giusta invidia ad altri settori e nel vedere che diverse attività “non essenziali” senz’altro più rischiose del gioco terrestre siano operative e possono iniziare a recuperare una parte del danaro perso.

Mentre il gioco d’azzardo è fermo al palo a “leccarsi le ferite” ed a guardare, cosa ancora peggiore, che la criminalità organizzata sta allungando i tentacoli sul territorio prendendo il posto del gioco pubblico. Insieme di cose che non può che amareggiare gli addetti ai lavori, seppur siano a conoscenza (le fatidiche voci di corridoio) che forse il settore potrà aprire i battenti il prossimo 2 giugno. Ma non è soltanto un’attesa snervante quella di poter rialzare le saracinesche, di sperare che nel frattempo ADM continui a battagliare per mettere in atto finalmente il riordino nazionale dell’intero settore ludico in modo da tutelarlo al momento della ripresa dell’economia e di non farlo confrontare anche con le attuali normative regionali che osteggiano il cammino delle attività di gioco: si fanno anche i conti delle risorse che assolutamente non arriveranno alle casse erariali, poiché “no raccolta, no versamenti”. E questa è la realtà: la chiusura da ottobre dello scorso anno ha impedito qualsiasi movimento economico, e non solo.

Ci si sente però, per far comprendere lo stato d’animo dell’intera industria del gioco e delle scommesse sui principali sport, di dare quattro cifre “a spanna” per quantificare ciò che inevitabilmente non arriverà né alle casse erariali e neppure a quelle delle rispettive attività commerciali. Per farla breve, si può dire che nel primo trimestre 2021 lo Stato ha perso 1,1 miliardi di euro che vanno a sommarsi ai 4,9 miliardi “non pervenuti” nel 2020: dati che emergono dal Conto riassuntivo del Tesoro proveniente dal Ministero dell’Economia e che lasciano veramente poco spazio alle interpretazioni. Cifre assurde che indiscutibilmente farebbero comodo all’economia attuale del Paese, ma delle quali inspiegabilmente l’Esecutivo Draghi vuole farne a meno. Onestamente, una riduzione delle entrate dei primi mesi del 2021 di oltre il 60% rispetto allo stesso periodo del 2020 avrebbe dovuto provocare migliori riflessioni nella squadra di Governo che è senza dubbio a conoscenza di questi importi.

Oltre a queste poche cifre spicca ovviamente il dato relativo al PREU letteralmente azzerato con la chiusura del comparto dei giochi e dei casino con bonus che porta un introito di 185 milioni di euro nel 2021, contro 1,3 miliardi dello stesso periodo del 2020. Senza annoiare con altre cifre più dettagliate chi ancora ci legge, si sintetizza che in pratica tra il 2020 ed il 2021 lo Stato ha perso oltre 1 miliardo a trimestre: ma attira invece l’attenzione di chi scrive la crescita valutata veramente in tanti miliardi a favore della criminalità organizzata, che tira i fili del gioco d’azzardo illegale, e che è andata ad intrappolare la richiesta di gioco che, comunque, è sempre viva e presente tra i cittadini che non trovando più da mesi e mesi il gioco terrestre opera scelte in “canali alternativi”. Oltre a questa situazione economica, che inaspettatamente non interessa all’attuale Governo che ricerca invece cifre in Europa per far ripartire l’economia del nostro Paese, si deve anche tenere presente che proprio in questo periodo emerge anche l’esigenza, sollecitata sia dal settore che dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, di riscrivere un testo unico contenente le regole dei giochi.

Una specie di Legge Quadro che possa regolamentare meglio le attività ludiche nei rapporti con i territori. E vista l’occasione di questa “sperabile” nascita del riordino dei giochi vi si potrebbe anche includere che una parte delle entrate provenienti dal gioco possano essere destinate alle Regioni ed ai Comuni che potrebbero così dotarsi degli strumenti necessari per il contrasto e la cura delle devianze del gioco anche derivanti dai casino per cellulare. E non sarebbe questa la sola novità che potrebbe inserirsi in questo nuovo riordino nazionale dell’intero settore ludico: si dovrebbe anche prevedere una maggiore forza nelle sanzioni nei confronti del gioco illegale e sull’evasione dei versamenti delle imposte. Argomenti questi ultimi che ADM caldeggia con forza, sempre con una visione “futuristica” di un settore più sostenibile, più compreso, con una veste sociale più comprensibile e senza le discriminazioni di sorta che hanno accompagnato per troppo tempo l’intera industria del gioco, i suoi operatori e persino i suoi lavoratori.

ADM sta difendendo davvero con tutte le sue forze il “suo gioco pubblico ed il suo poker online”, cercando in questo modo di far arrivare tutto ciò all’Esecutivo che dovrebbe “prenderne buona nota”. Da parte sua ADM sta cercando di facilitare le operazioni di contatto tra gli addetti ai lavori e la stessa ADM cercando di portare alla fine il proprio processo di digitalizzazione per rendere i servivi e le prestazioni più veloci ed efficienti: special modo per quanto riguarda lo smaltire le pratiche più correnti sia nell’ambito dei sistemi anti-frode. E relativamente a questo programma di riorganizzazione, ADM si sta muovendo anche per applicare il cosiddetto “sblocca concorsi” per il reclutamento atteso da tanti di 2.500 posti di lavoro: ed ADM sarà tra i primi tra le Pubbliche Amministrazioni ad avvalersi di questo progetto che ha già raccolto 160mila domande. Quindi, pare che la voglia di lavoro sia sempre esistente e l’emergenza sanitaria ed economica “non l’hanno fatta fortunatamente scappare via”!


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

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Pubblicazione: 19 Maggio 2021 ore 18:00
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