Disavventura, davvero pesante, di un’operatore del Gioco

storia di una disavventura molto pesante vissuta da un operatore famoso di gioco azzardo

“Ci piace” raccontare come fosse une vecchia e bella favola la “disavventura” davvero pesante (economicamente) di un operatore del gioco alle prese con “un lupo famelico” che lo priva del suo raccolto e lo mette in condizione tristemente di non avere più nulla da mangiare né per sé, né per la sua famigliola… Dunque, proprio per sdrammatizzare una situazione davvero tragica vissuta veramente da un addetto ai lavori del gioco già purtroppo preda del lungo periodo emergenziale e da tutte le privazioni conseguenti che il Coronavirus ha imposto a tanti imprenditori, si è voluto iniziare “il racconto” delle vicissitudini di questo operatore ludico proprio come una novella. Purtroppo, invece, è la realtà ed ora smettendo la lettura della favole si passa alla cruda cronaca che non è decisamente fiabesca e che rispecchia anche il vissuto di altri imprenditori del mondo dei giochi e dei casino online nuovi che si sono trovati con bollette inverosimili, impossibili da onorare e che mettono a repentaglio la loro attività ludica.

Il territorio dove si è svolta questa “odissea” è l’Umbria e si sta parlando di un rappresentante SAPAR che come tanti altri “fratelli d’impresa” ha dovuto confrontarsi con l’apertura della busta di una bolletta pensando di avere un forte abbassamento di vista visto che l’importo esposto era di quelli che fan “tremare”. Le cifre sono purtroppo in continua lievitazione responsabile l’assurda quanto ingiustificata guerra in Ucraina che ha accompagnato la crisi energetica e tutte quelle conseguenze tremende per il portafoglio di imprese e di normali cittadini: ovvio che la “lievitazione” degli importi per le aziende sono maggiormente consistenti, e che spaventano comunque poiché senza energia non si può lavorare. Così leggere l’importo da pagare, 14mila euro anziché i consueti 4mila, fa davvero “ballare la vista” e costringe l’imprenditore a stropicciarsi addirittura gli occhi per avere conferma di non vedere bene ciò che gli viene sottoposto.

Di fatto le misure a sostegno di questi aumenti, pensate e messe in atto dal Governo come, per esempio, il bonus da 200 euro a favore di lavoratori, pensionati o disoccupati per contrastare l’inflazione, oppure il decreto dello scorso 30 giugno che prevede un ulteriore stanziamento di sostegni per altri 3 miliardi di euro per la proroga di alcune misure di freno ai costi di energia elettrica e gas, risultano essere davvero poca cosa per la maggior parte dei destinatari. Quei 200 euro non dovrebbero essere “una tantum”, ma proseguire per qualche mese per riuscire ad avere un effetto di sostegno per le persone che devono fronteggiare anche il caro-prezzi alimentare: serve ricordare che oggi l’inflazione galoppa attorno all’8% e non è certo poco! Quel che è peggio è che la guerra al popolo ucraino non dà segni di cedimento e continua ad imperversare dal 24 febbraio scorso con tutte le conseguenze che graveranno sul nostro Paese a medio e lungo termine per l’approvvigionamento di tanti prodotti, tra cui il gas naturale, ed andranno ulteriormente a gravare sulle già precarie tasche dei cittadini.

Lo scenario non è certo dei più radiosi: se si parla poi del mondo del gioco che è già stato provato dai mesi lunghissimi di chiusura tra il 2020-2021 ed anche dall’onda lunga dell’emergenza pandemica in cui il settore si è dovuto applicare per mettere in sicurezza i locali per seguire i protocolli dettati dal Governo centrale per poter riaprire le proprie attività. Peccato che alla ripartenza la presenza nei punti di gioco terrestre non è stata quella che ci si aspettava: un forte calo dell’utenza nelle sale da gioco, calo che ancora oggi persiste e con il quale le imprese si devono confrontare continuando a fronteggiare i tanti obblighi aziendali per tenere i battenti aperti, comprese le bollette di luce e gas. E qui si vuole ritornare all’inizio di queste righe ed all’apertura della bolletta di ben 14mila euro del nostro operatore umbro, Jordi Calvet Torrents, oggi consigliere dell’Associazione SAPAR e delegato per l’Umbria nonché titolare di alcuni esercizi di gioco che ha voluto rendere pubblica la propria esperienza.

Ovviamente tutti gli imprenditori si aspettavano un rincaro ma sicuramente non di questo livello: non si tratta di un importo prevedibile e cosa che ha costretto Torrents alla riapertura soltanto di due sale sulle tre gestite prima del periodo pandemico per “contenere i costi di gestione”. La rinuncia all’apertura della terza sala automaticamente ha ridotto anche il numero di personale: prima i dipendenti erano 15, ed ora soltanto 7. I restanti 8 lavoratori dopo la chiusura di 16 mesi si sono licenziati ed andati altrove con la conseguenza di aver dovuto pagare anche il relativo TFR per un totale di complessivi 90mila euro. Importo decisamente importante se si rapporta alla tanta chiusura imposta, alle perdite che ci sono state ed alla riapertura che non rispecchia certamente gli introiti pre-pandemìa. E dopo queste vicissitudini che purtroppo non riguardano soltanto il mondo dei giochi, è arrivata la fatidica bolletta di 14mila euro! Forse ci potrebbe essere la strada della rateizzazione per dare un po’ di respiro: e se poi il prossimo mese ne arriva un’altra uguale?

Il gioco con le apparecchiature da intrattenimento, rende l’impresa indubbiamente energivora anche perché agli apparecchi si aggiunge il costo dei condizionatori per contrastare il caldo che gli stessi generano, e che forzatamente entrano in funzione sin dal mese di marzo-aprile: anche da questo ci si aspettava una bolletta della luce “altuccia”, ma non in questo modo decisamente folle. Ed è proprio per la follia di questo importo che si è voluta “raccontare” questa attualità per sensibilizzare la politica ad intervenire nei confronti di un settore come quello del gioco che è già barcollante di suo e non ha bisogno di “avventure energetiche del genere”. Anzi, disavventure che vanno ad aggiungersi all’annosa difficoltà nei rapporti con gli Istituti di Credito che ancora oggi chiudono i conti delle imprese di gioco oppure rifiutano di aprirne uno nuovo in quanto l’attività di gioco viene ritenuta non etica nonostante sia legale e svolta per conto dello Stato: ma questo non sembra davvero essere un privilegio.

Data Pubblicazione: 3 Agosto 2022 ore 18:00

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