Per contrastare il gioco problematico bisogna partire dalla scuola

contrasto gioco problematico dalla scuola

Tanti, anzi tantissimi, detengono “la ricetta” per contrastare il gioco problematico, od il disturbo da giocare nei casino online, argomento di cui si discute sempre più spesso e che a volte sembra essere l’unico e vero problema del popolo italico: però, bisogna apprezzare ogni iniziativa indirizzata a “mitigare le derive” di un problema e, quindi, si vuole “raccontare” a chi ancora ha la forza di leggerci, le intenzioni di un deputato leghista che vuole suggerire il divieto di scommesse sui campionati minori ed anche qualche iniziativa per prevenire il gioco problematico o compulsivo. Se ne è parlato già tanto, ma visto che si tratta di affrontare un fenomeno che riguarda la parte più giovane della nostra attuale società non ci si può sottrarre dal riferire anche questo. E si vuole anche sottolineare che questo deputato si pone come una sorta di “padre protettivo nei confronti dei propri figli” e si pone proprio con il cuore in mano e con l’attenzione che si deve porre per argomenti “difficili” e che dovrebbero essere trattati dall’Esecutivo Giallo-Verde con estremo interesse e tempestività.

Anche se sulla “seconda” (la tempestività) qualche dubbio esiste, considerando che ancora oggi, per quel che riguarda il riordino nazionale del gioco pubblico, non si ha alcuna traccia: riordino che, oltre tutto, sarebbe la base dal quale partire con tutte le altre norme. Ma così non è. Bisogna partire dal concetto che non si può ancora aspettare per prendere decisioni “nazionali” per quanto riguarda il gioco, le scommesse e la prevenzione del gioco problematico: sono fenomeni che possono collegarsi quasi inevitabilmente alla criminalità organizzata, e quindi alla malavita, argomenti di fronte ai quali lo Stato non può aspettarsi che si risolvano “da soli”. Il primo passo potrebbe essere quello di partire dalla scuola per insegnare ai ragazzi come vivere lo sport “pulito” e senza intromissioni da parte del gioco per gestire i risultati delle partite, in modo particolare quando si parla appunto di ragazzi e, quindi, di sport dilettantesco. Si potrebbe, per esempio con il ripristino dell’educazione civica nelle scuole, introdurre uno spazio per ricordare e far comprendere agli studenti, dai più piccoli a quelli più grandicelli, i rischi legati al gioco con vincita in danaro ed alle relative scommesse.

Ovviamente, sottolineando quanto sia ingiusto e disdicevole la possibilità di scommettere sulla Lega Pro non solo per la questione del gioco problematico e da quello che ne può discendere, ma sopratutto per le infiltrazioni della malavita che da queste scommesse può discendere. L’opinione pubblica, forse, è al corrente che negli ultimi anni proprio la Lega Pro ha subìto aggressioni fortissime dal mondo della criminalità organizzata se non addirittura infiltrazioni vere e proprie in questa precisa categoria sportiva. Le successive inchieste giudiziarie, le esclusioni e le sentenze di cui si è sentito riferire dai media ne hanno forse alterata l’affidabilità e, trattandosi di sport vissuto dai giovanissimi, certamente non è un discorso eclatante. Purtroppo, questo campionato è delicato ed è esposto al condizionamento del gioco e, di conseguenza, dei risultati: il controllo reale di questo settore è difficile, se non praticamente impossibile, e per questo motivo il proibire la possibilità di scommettere su questo campionato sarebbe quasi una forma di prevenzione e non un divieto.

Sarebbe una tutela per una compagine sportiva formata per la maggior parte da fanciulli, “piccoli uomini in crescita” che possono essere coinvolti per la loro fragilità dall’agire sofisticato di professionisti del crimine che tentano di manipolare le menti di questi giovanissimi e riescono a piegarne volontà e prestazioni. É evidente che il delinquente che tenta di corrompere il giovanissimo atleta non è uno sprovveduto: quindi, fa perno sulle ambizioni di successo dei ragazzi, sul discorso dei guadagni economici, offrendo la scorciatoia della corruzione per realizzare tutto questo. Per quanto poi riguarda direttamente il “gioco pubblico normale” (non quello delle scommesse) e le devianze che da questo possono discendere, non ci si può basare soltanto sulle campagne di sensibilizzazione per quanto mirate ed intelligenti: la cultura del gioco d’azzardo, l’informazione, un rafforzamento delle proprie forze personali, la fiducia in sé stessi e della propria volontà sono quegli obbiettivi che partendo dalla scuola si possono raggiungere.

Bisogna proprio iniziare a far conoscere il gioco dall’inizio, dalle prime cose che i giovani e giovanissimi affrontano e con le quali si confrontano per far loro capire i rischi ed il coinvolgimento che può esservi se non si è perfettamente consapevoli di ci che si affronta. Ma questo deve essere portato a termine senza demonizzare per forza il gioco, le sue imprese ed i suoi operatori: altrimenti si va a creare confusione nelle menti ancora giovani. Si fa percepire che il gioco è male e questo non deve assolutamente succedere poiché in caso contrario ci si ricollega ai comportamenti che vengono fatti recentemente dai media nei confronti di tutta la filiera del gioco, con i pessimi risultati che questo comportamento ha portato all’intero settore ludico. Ne discende, in pratica, che bisognerebbe avere la possibilità di puntare su programmi scolastici che devono poter prevedere una costante sensibilizzazione al gioco e per questo cercare di usufruire del “ritorno dell’educazione civica nelle scuole” per inserirvi anche un segmento che si occupi dei rischi che si possono incontrare con il gioco d’azzardo.

É solo in questo modo che, sin dalle prime classi, i ragazzi si abitueranno al gioco come discorso e come divertimento, ma nel contempo andranno anche incontro a conoscerne i rischi. Solo così si potrà avere un gioco finalmente sostenibile che non dia adito a devianze troppo pesanti da sopportare e con le quali non si dovrebbe mai “fare i conti”. Per finire poi, si arriva come è inevitabile che sia, al riordino nazionale del settore dei giochi: i tempi sembrano maturi per un testo unico sul gioco d’azzardo: le norme che sono in essere sull’italico territorio sono troppo frammentarie, non omogenee, confusionarie ed inique. La politica dovrebbe trarne insegnamento e, finalmente, legiferare. Questo deve fare un Governo del Cambiamento e questo ci si aspetta.

29 Luglio, 2019: •
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