Comparto del gioco d’azzardo: Scontenti dell’operato del Governo

settore italiano del gioco azzardo legale non contento di operato del governo

Accontentare tutti e tutti i settori commerciali ed industriali non è impresa da poco e senz’altro il Green Pass non è quello strumento idoneo ad arrivare a tale obbiettivo! Non ha importanza se le istituzioni continuano ad affermare che sia l’unica strada percorribile per mettere il Paese “quasi in totale” sicurezza dalla recrudescenza del virus e delle sue varianti: esistono ancora un mare di persone che non sono vaccinate, altre che proprio non lo vogliono fare ed altre ancora che non possono farlo a causa di problemi di salute che non consentono di sottoporsi alla somministrazione. Diventa davvero un’impresa improba trovare motivazioni che accontentino tutti, ma evidentemente il pensiero di Mario Draghi è quello di insistere con la certificazione verde contro qualsiasi altra argomentazione, a volte motivata da ragioni imperscrutabili ma che soddisfano il pensiero di qualcuno e, quindi, anche da rispettare sino a quando, però, tali pensieri non mettano in pericolo sopratutto le persone fragili che non possono essere vaccinate.

Questo dovrebbe essere il pensiero principale, ma che dovrebbe essere anche “il pensiero globale”. Nei diversi settori più o meno soddisfatti del Green Pass svetta il parere da sempre positivo del gioco e dei casino nuovi, nonostante alcune obbiettive difficoltà nell’applicazione dei suoi controlli: ma tra i tanti comparti del gioco favorevoli a questa “nuova restrizione” ne esiste uno che sta “friggendo” in questa esposta accettazione, ritenendo che il Governo non ripaghi la fiducia che l’industria del gioco ha manifestato nei suoi confronti: si tratta del segmento dei Parchi Permanenti Italiani che vuole comunicare questa disillusione al Ministro Gelmini ed a tutti i Presidenti delle Regioni affinché sappiano cosa passa nelle menti degli operatori di questo preciso segmento: anch’esso ridotto dalla pandemìa in situazioni di estremo disagio dopo il lunghissimo lockdown imposto ai giochi. Serve sottolineare che il Green Pass è quello strumento che i Parchi a tema hanno introdotto prima di tutti, comprendendone l’utilità e la salvaguardia che poteva prestare per la salute pubblica.

Si poteva pensare che tale positivo atteggiamento potesse essere ben giudicato dal Governo centrale, ma anche che ciò si concretizzasse con provvedimenti adeguati e specifici proprio per lo stesso comparto: cosa che non si è attuata, anzi si è notato, se possibile, un maggiore immobilismo politico proprio nei confronti di un settore che si era così apertamente dichiarato disponibile a questa comunque nuova “restrizione”, seppur riconosciuta positivamente. La sensazione di trovarsi ancora una volta di fronte a mancati interventi istituzionali, ha spinto l’Associazione dei Parchi Permanenti Italiana a richiedere al Presidente della Conferenza delle Regioni, al Ministro per gli Affari Regionali Gelmini ed a tutti i Presidenti delle Regioni che venga applicata una serie di parametri utili per identificare le aziende della categoria che potessero beneficiare dell’arrivo di eventuali risorse, che per il momento sono “alquanto latitanti”: comunicazione che sino ad oggi non ha avuto alcuna risposta.

Serve sottolineare che l’introduzione del Green Pass ai primi di agosto ha bloccato l’inizio della ripresa dei Parchi tematici, comparto che stava raggiungendo ottimi incassi: così la stagione estiva ha registrato una perdita media del 35% rispetto al medesimo periodo del 2019 e si può presupporre che si andrà a chiudere il 2021 con un calo attorno al 50%, sempre rispetto al 2019. Augurandosi che non arrivino tra “capo e collo” altre chiusure che al momento non si prospettano. Nonostante il calo dei visitatori che si sono dirottati verso altre attività dove tanti obblighi non esistono, e dopo i primi mesi di esperienza con la certificazione verde il comparto dei Parchi a tema continua ad essere positivo nei suoi confronti anche se qualche riflessione è “quasi d’obbligo”. Tra tutte, perché altre categorie non sono state inserite nel provvedimento verde? Ma a prescindere da ciò che accade ad altre attività, la realtà di quelle dei Parchi a tema è che si trovano in grave disagio finanziario e non hanno di fronte un periodo stagionale che possa far intravedere qualche miglioramento.

Infatti, per i Parchi di divertimento l’autunno è notoriamente meno redditizio rispetto all’estate dove la frequentazione è più assidua con intere famiglie che passano i pomeriggi nelle strutture di divertimento: però, bisogna anche aggiungere che le scadenze relative alle tasse ed alle consuete scadenze aziendali, purtroppo non seguono le stagioni o gli introiti. Non si fermano, e si presentano puntuali per essere onorate. È proprio per questo che il comparto sperava di avere maggiori rassicurazioni da parte del Governo, od almeno qualche spostamento per il saldo degli oneri aziendali, giusto per dare un po’ di respiro a chi non ha nemmeno più la forza di respirare. Il comparto si aspettava qualcosa di diverso nell’atteggiamento del Governo visto e considerato che si era accettato il Green Pass con espressioni favorevoli e con un’applicazione attenta dei controlli. E non solo: visto che sono stati studiati nuovi interventi a sostegno delle aziende più penalizzate dalle lunghe chiusure, alcune aziende stanno ancora aspettando gli importi del Dl Sostegni Bis, unico contributo stanziato in ben 18 mesi…

Si vuole lasciare a chi legge il considerare se un solo intervento, in un tempo così prolungato, possa considerarsi un sostegno oppure una presa in giro, considerato che gli importi liquidati non sono di entità soddisfacente e non coprono che un brevissimo tempo di vita commerciale perduta. I Parchi tematici, prima dell’emergenza pandemica, impiegavano 25mila persone tra lavoratori fissi e stagionali, raggiungendo i 60mila con l’indotto: nel 2019 ha generato un giro di affari di 450 milioni di euro riferiti alla sola biglietteria. Cifra che lievita con la ristorazione ed il merchandising ad un miliardo ed a 2 miliardi, se si considera l’indotto esterno, come per esempio, l’accesso ai centri commerciali, agli alberghi ed altri servizi che si trovano in prossimità dei parchi. Tutte cifre allora “importanti” che, purtroppo sono ben lontane da quelle di oggi. E da ultimo serve anche considerare che il 20% dei Parchi ha rinunciato completamente alla riapertura, mentre alcune importanti aziende italiane sono inevitabilmente passate a fondi di investimento stranieri. E questo non è esattamente un bel segno.

Data Pubblicazione: 13 Ottobre 2021 ore 18:00

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