Belgio e Svezia: Problema per la pubblicità al gioco d’azzardo

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Sinceramente, non si vorrebbe mai che altri Paesi applicassero il divieto totale della pubblicità ai giochi ed alle scommesse, poiché le ricadute che questo sta provocando al mercato del nostro Paese sono ancora da quantificare, ma senz’altro non lasciano presagire nulla di buono per il settore ludico. Quindi, che anche altre realtà volutamente si debbano confrontare con questi risultati “non ci piace” assolutamente e non si vorrebbe che si arrivasse (ma non si voleva neppure in Italia) a tale pessima e pericolosa situazione. Però, oggi si deve riferire che il Belgio sta prendendo atto che la pubblicità al gioco d’azzardo è troppo presente, in modo particolare durante le partite di calcio, cosa che comincia a destare una qualche preoccupazione, special modo per la tutela dei giovani che non dovrebbero assistere in eventi simili a promozioni in modo così pressante e continuativo.

Ecco il motivo per il quale la Gaming Commission sta seriamente pensando di intervenire per limitare la pubblicità al gioco prendendo spunto dal divieto italico, ma non applicandolo nella totalità come, purtroppo, si sta facendo in Italia. Non è che chi scrive sia completamente lontano dall’idea di una seria rivisitazione della pubblicità, poiché in effetti negli ultimi tempi si è esagerato troppo con la sua a volte fastidiosa presenza, tutt’altro: durante le partite di calcio, come accadeva in Italia, sono troppi gli spot pubblicitari che invitano a giocare in tutte le forme e misure e con promozioni sempre più accattivanti “che non si potrebbero rifiutare”. In Belgio è accaduto durante i play-off 2019 della Jupiter Pro League, la Serie A di quello Stato, e da qui potrebbe discendere la decisione della Gaming Commission di considerare restrizioni pubblicitarie attinenti le società di gaming. In effetti, ben 14 club di calcio su 18 compresi i sei dei play-off, sono sponsorizzati da società di gioco d’azzardo: noto in Belgio è il marchio Kindred Unibet.

É chiaro che la presenza così massiccia della pubblicità al gioco, compresi i siti italiani legali di casino, tende a risvegliare “le coscienze”, ma questo non succede soltanto in Italia ed in Belgio! Su quest’ultimo territorio, durante i play-off di calcio la presenza della pubblicità del gioco è evidentemente troppo presente e questo fa associare che il gioco d’azzardo, le scommesse ed il calcio siano un tutt’uno: ciò si può rilevare dal fatto che in occasione di tali eventi sportivi aumentano le scommesse. Questa specie di indissolubilità tra i due mondi potrebbe rischiare di far percepire che scommettere è “giusto” e giustificarlo: questo non trova d’accordo ovviamente la Gaming Commission che inizia a pensare di intervenire, ma sicuramente non con un divieto globale. Interverrà, forse, questa volta prendendo come riferimento ciò che si applica praticamente nel Regno Unito: il divieto di pubblicità al gioco dal fischio iniziale a quello finale delle partite, meglio conosciuto in quella realtà, come “whistle-to-whistle.

E non solo, in Belgio si potrebbero persino applicare restrizioni quantitative del divieto, al divieto di sponsorizzare società sportive o di collocamento di prodotti, oltre ad un sistema di calcolo di una percentuale massima dello spazio pubblicitario che può essere occupato da messaggi pubblicitari di questo tipo. L’obbiettivo, naturalmente, è quello di poter elaborare controlli più precisi e sanzioni maggiormente mirate: comunque, dalla Commissione si tiene conto che la pubblicità è senz’altro un mezzo estremamente importante con il quale gli operatori del gioco possono veicolarsi verso i giocatori che, in caso diverso, forse arriverebbero a contattare persino altri operatori senza licenza e ciò sarebbe veramente “sconsigliabile”, oltre che pericoloso per gli stessi giocatori. La Gaming Commission ribadisce che, senza dubbio, la pubblicità ai giochi d’azzardo legali, e quindi con licenza, in ogni caso, deve essere considerata una parte dei piani di “canalizzazione del Governo”, ma che questo non può sicuramente comportare che non si possa porre un limite ben definito a tale pubblicità.

Raccontata la “tempesta pubblicitaria” che si aggira sul Belgio, si vuole passare a novità che riguardano questo settore e che vengono percepite, invece, in Svezia dove un Ministro svedese sta approntando un forte giro di vite appunto sulla pubblicità al gioco d’azzardo. Quindi, anche se dispiace ammetterlo, la Svezia preannuncia purtroppo misure restrittive per il settore del gioco, prendendo spunto dal divieto italiano che a volte sta facendo scuola, o comunque sta suggerendo qualche spunto in tal senso, anche se tanti Paesi ne prendono le distanze per l’imposizione così dura e globale che è stata imposta nel nostro Paese. In Svezia si riflette sul fatto che la pubblicità troppo aggressiva possa aumentare il disturbo da gioco d’azzardo e tutto quello che, purtroppo, ne può conseguire: il Ministro svedese sottolinea che è già iniziato durante lo scorso anno il registro di auto-esclusione dal gioco che è un validissimo strumento per darsi delle regole e delle imposizioni autonomamente, in modo particolare dopo la liberalizzazione del mercato online che è stata stabilita nell’estate 2018.

Prima di tale data, era presente nel Paese un grande numero di società che operavano su di un territorio rischioso senza una legislazione precisa: questo, purtroppo, ha presentato il conto e ne sono stati danneggiati i consumatori ed è stato veramente un disastro socialmente. Questa sgradevole esperienza ha determinato quanta importanza assumano per i consumatori vulnerabili le regole e la presenza di meccanismi di protezione nonché la messa in campo delle licenze con normative che tutte le società del settore devono seguire: rimane, però, ancora scoperta una precisa regolamentazione della pubblicità del gioco d’azzardo, argomento che va affrontato ed inasprito per rimuovere in modo particolare la pubblicità aggressiva, specialmente nei casinò online, segmento tra i più difficili da monitorare e controllare. Anche in Svezia ovviamente è presente il gioco d’azzardo illegale, ma a dire sempre dello stesso Ministro oggi ci sono strumenti idonei per tenere lontane dal mercato le società che non dispongono di una licenza: come, per esempio, la legge penale che si occupa di criminalità organizzata e di elevatissime sanzioni e che riesce a bloccare i pagamenti delle società illegali di gioco.

Data Pubblicazione: 2 Febbraio 2020 ore 16:00

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