In UK si vuole vietare la pubblicità al gioco d’azzardo

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“Tutti insieme appassionatamente”, il titolo di un vecchio film, si attaglia perfettamente alla situazione che si sta concretizzando in UK: compatti come un sol uomo Bet365, Willian Hill e Ladbrokes, e prossimamente le cinque principali associazioni del settore del gioco e casino su internet, dovrebbero approvare la proposta laburista di vietare la pubblicità al gioco durante gli eventi di sport live, per la tutela dei minori. Il divieto, esclude le corse di cavalli, comporterebbe l’adeguamento dell’industria a queste proposte dei laburisti e dovrebbe diventare effettivo entro sei mesi ed è stato avanzato dalle Remote Gambling Association (RGA) che rappresenta le società di scommesse online: con gli operatori delle scommesse del Regno Unito, quindi, viene messo in campo uno schieramento a favore di questo divieto di pubblicità al gioco in TV durante gli eventi sportivi in diretta.

La “fonte”, o la motivazione, di questo provvedimento sarebbe da ricercarsi nel numero di oltre 430mila giocatori problematici nel Paese ed anche poiché questi dati sembra si possano riferire anche a giovanissimi: il numero di annunci pubblicitari durante gli sport in diretta stava raggiungendo livelli veramente di crisi ed il divieto probabilmente è stato anche spinto dalla “richiesta e dal sostegno” dell’opinione pubblica. In questa occasione e con questo provvedimento si deve dire che questa volta l’industria del gioco si è assunta realmente le proprie responsabilità ed ha sopratutto ascoltato le esigenze sociali del Paese, prima che la problematica diventi troppo “importante” e, di conseguenza, più difficile ancora affrontarla. Come è altrettanto “soddisfacente” raccogliere le dichiarazioni di diversi dirigenti di aziende del gioco d’azzardo, compresi i dirigenti di William Hill e di Paddy Power Betefair, che hanno affermato di essere, senza ombra di dubbio disponibili, persino a maggiori restrizioni alla pubblicità per proteggere i giovanissimi.

Anche l’Amministratore Delegato della RGA risulta essere determinato a far approvare questa restrizione dall’industria del gioco prima che abbia fine il suo mandato nel prossimo mese di gennaio 2019 e questo denota quanto si debba ritenere importante il contenuto di questo provvedimento di divieto. Lo stesso AD richiede il beneplacito del National Casino Forum, dell’Associazione dei Bookmaker britannici, dell’Associazione Bingo e delle sale giochi Bacta in modo da avere in mano un consenso generale che copra tutti i segmenti del gioco d’azzardo inglese, particolarmente per quanto riguarda l’industria online che, inutile nasconderlo, risulta essere il più importante e grande inserzionista TV. Vi sono, inoltre, altre proposte “in caldo”, come vietare alle società di gioco la sponsorizzazione di magliette da calcio: ma queste ultime iniziative rimarranno “al palo”, poiché prima sarebbe più importante concretizzare e portare in porto il divieto di pubblicità al gioco durante gli avvenimenti sportivi live.

Anche se quest’ultima “proposta” sembra essere qualcosa da includere nel divieto posto oltre tutto che questa decisione è attesa dalle società di gioco, così come è atteso il divieto di esibizioni a bordo campo, altro luogo dove capeggiano spesso e volentieri (come nel nostro Paese e pure abbondantemente) le inserzioni pubblicitarie del gioco d’azzardo: e non vi è dubbio che anche questo è visto e stravisto dal pubblico televisivo, composto da grandi e piccoli. A questo punto servirebbe anche fare un punto su chi rispetta le norme dell’Unione Europea e le sue linee guida: non per quello che riguarda i divieti che sono “in carico” ai rispettivi Stati Membri, ma per una sorta di “obbedienza” a ciò che suggerisce appunto la Commissione Eurpea per la protezione dei giocatori d’azzardo (particolarmente) online. Solo la Danimarca, però, ha seguito pedissequamente i dettami europei.

Tutti gli altri Stati Membri dell’Unione non hanno attuato pienamente le linee guida: i giocatori online sono così sottoposti per i livelli troppo elevati ed inadeguati di protezione, a rischi “importanti” che non sembra il caso gli stessi debbano correre. Questo dato è emerso dallo studio redatto dalla City University di Londra, e commissionato da Eupean Gaming and Betting Association (EGBA), studio denominato “La tutela dei consumatori nella regolamentazione del gioco d’azzardo online della Ue”. Un’altra cosa, anzi in realtà sono due, emerse da questo elaborato a tutela dei consumatori è che solo 14 Stati Membri hanno istituito registri nazionali di auto-esclusione e solo 13 segnalano “gioco d’azzardo vietato ai minori” sui vari annunci pubblicitari.

Bisogna tenere presente che le linee guida della Commissione Europea hanno come chiaro obbiettivo quello di ottenere un alto livello di protezione dei giocatori da scommesse sportive online e, sopratutto, uniforme in Europa: protezione attraverso principi comuni che riguardano la identificazione dei giocatori, la prevenzione per la tutela dei minori e la loro “difesa” dai rischi del disturbo da gioco d’azzardo nonché le misure di responsabilità sociale. Ma c’è una pecca nel comportamento della Commissione Europea: non ha messo in atto il controllo sulla valutazione dell’attuazione degli orientamenti sottoposti agli Stati Membri, cosa che avrebbe dovuto fare entro il 19 gennaio 2017 e che, purtroppo, non è stata fatta. E questo “ci piace” riferirlo in quanto si ritiene una mancanza grave da parte di un Organo così importante.

Ma ciò che sembra ancora più grave è che dallo studio commissionato dalla EGBA emerge che l’obbiettivo che si prefiggeva la Commissione Ue di tutelare tutti i giocatori d’azzardo online in Europa non è stato assolutamente raggiunto: questa sorta di “fallimento” si potrebbe attribuire alla scelta “volontaria” di adeguarsi agli orientamenti e non quindi ad un “obbligo” imposto dalla stessa Commissione Europea. E questo lascia, ovviamente, presagire che invece ci vogliano delle “norme Ue obbligatorie” per garantire un livello elevato, e sopratutto uniforme, di protezione per i giocatori d’azzardo online sul territorio europeo. Quindi, praticamente, le linee guida si sono dimostrate insufficienti: infatti, il livello di protezione dei consumatori varia in base alla residenza del giocatore nella Ue e questo risulta assolutamente inadeguato per quello che rappresenta un settore digitale senza confini. Da questo stato delle cose risulta evidente che ci vogliano norme obbligatorie per garantire un livello elevato di protezione e reti di sicurezza uniformi per tutti i giocatori d’azzardo online in Europa.


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

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Pubblicazione: 27 Dicembre 2018 ore 12:00
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