Non tutti i Governi snobbano il gioco d’azzardo

governi e gioco azzardo

Che il Presidente degli Stati Uniti sia consono stupire ormai non vi è più alcun dubbio: lo confermano alcune sue strane prese di posizione, anche quella iniziale nei confronti del Coronavirus, ed altre ancora che continuano a creare un alone di particolare attenzione nei suoi personali confronti con la stampa e con l’opinione pubblica sopratutto nella sua qualità appunto di Presidente USA. Per questo motivo, non ci si può stupire se in tempi più che rapidi abbia sottoscritto il Cares Act così apprezzato dall’Associazione Americana dei Casinò: documento tanto atteso che sicuramente è destinato ad aprire scenari interessanti in questo particolare momento di emergenza sanitaria che sta coinvolgendo e travolgendo anche quella realtà territoriale che, inizialmente, si riteneva “immune” dalla pandemìa. L’economia USA, infatti, risulta essere messa a dura prova dal Coronavirus e per questo vengono stanziati con il Care Act circa 2mila miliardi di dollari a suo sostegno.

É sin troppo evidente che l’Associazione Americana dei casinò si esprima con estrema soddisfazione in relazione alla sottoscrizione di tale documento che offre un supporto essenziale all’AGA (American Gaming Association) che ha combattuto per garantire la sopravvivenza delle aziende del gioco e dei relativi dipendenti: un sollievo ed un respiro economico essenziale che arriva nel momento di emergenza sanitaria anche negli Stati Uniti, cosa che sta mettendo in ginocchio anche quell’economia. La pandemìa ha colto tutti gli Stati di sorpresa, impreparati ad un simile contraccolpo economico senza precedenti che ha fatto temere per la chiusura del mondo del gioco americano, mettendo a rischio milioni di lavoratori e le piccole imprese che si occupano di gioco. In tempi precedenti, la risposta a catastrofi naturali e crisi finanziarie da parte del direttivo statunitense avevano escluso le società di gioco dall’assistenza invece messa a disposizione della comunità imprenditoriale “normale”.

Anche in questa occasione ed in un’emergenza sanitaria globale si è tentato di escludere il gioco (quindi, anche negli USA esistono i suoi detrattori, non solo nel nostro Paese) dalle risposte federali, ma con un supporto molto determinato l’AGA è riuscita a convincere i legislatori che anche il gioco merita, come tutti gli altri settori imprenditoriali, di accedere agli aiuti economici disponibili. La battaglia è stata vinta ed anche questo settore riuscirà così a sostenere le imprese che si occupano appunto dei giochi: con la sottoscrizione del Cares Act si prevedono sgravi fiscali importanti per aiutare le società del settore ludico, sgravi che consentiranno di mantenere i lavoratori al proprio posto di lavoro. E non solo: si prevede l’accesso al credito e, quindi, a prestiti per tutti i vari segmenti del gioco e si fornisce sostegno economico diretto a milioni di lavoratori ed alle loro famiglie.

Tutto questo consentirà all’industria del gioco di sostenere il periodo di chiusura “ordinato” per contrastare la pandemìa ed assicurerà così che i dipendenti del settore, e non solo quelli del gioco ovviamente, possano ritornare tranquillamente al lavoro quando l’emergenza terminerà. L’AGA è particolarmente soddisfatta di questa “vittoria economica” poiché le richieste per il gioco sono state fatte in modo “stentoreo” e così sono state ascoltate: però appare effettivamente che non sia soltanto una vittoria economica. Quello che risulta più importante è che l’inclusione del settore del gioco nel Cares Act ha un ben più alto significato: segnala, infatti, che il contributo del gioco all’economia ed alle comunità americane è molto apprezzato, cosa che in precedenza non si era mai verificata. Si può anche anticipare che, pur prendendo atto di questo primo volgere al positivo nell’apprezzamento dei risultati del settore dei giochi, la sua industria continuerà a lottare perché il protrarsi della pandemìa comporterà che le aziende di gioco, con i lavoratori insieme alle loro famiglie, continueranno ad avere necessità di supporto economico.

Quindi l’attenzione dovrà essere tenuta molto alta: più forte sarà la voce del gioco e più si potrà ottenere e questa è la strada che si vuole percorrere. Quindi, anche negli USA, il mondo dei giochi deve lottare affinché il Congresso e l’Amministrazione continuino a prendere in considerazione questo settore: ma non si può perdere l’occasione di essere stati “trattati come gli altri settori imprenditoriali” e distogliere l’attenzione da questo. Sembra che la storia italica sia identica a quella americana: anche nel nostro Paese il Governo ha fatto qualche timida cosa in questa fase d’emergenza. Ma, purtroppo, è assai poco in proporzione a quello che sarebbe stato necessario per l’italico gioco: quello che qui manca, e non ci si stancherà mai di ripeterlo, è il riordino nazionale del settore. Senza, qualsiasi intervento si voglia fare viene in parte vanificato da questa latitanza prolungata del Governo. In altro articolo si era accennato che si spera ardentemente che alla fine dell’emergenza il riordino venga preso in seria considerazione anche per sbloccare il mercato dei giochi che è fermo da tanto tempo e questo è indubbiamente negativo.

In ogni caso, quello che si percepisce, in contrapposizione a ciò che accade con i decreti del nostro Esecutivo, è che nel Cares Act vi sono “chiaramente elencati” gli interventi specifici che tale provvedimento vuole mettere in campo a favore del gioco e delle sue imprese. Appare tutto chiaro e ben specificato: purtroppo, chi ancora ci legge sa che quando in Italia si parla di interventi che riguardano il nostro mondo dei giochi invece le norme vengono poste quasi sempre in modo che racchiudano “diverse” interpretazioni. Infatti, bisogna ricercare tra le righe quali potrebbero essere i veri intendimenti che il Governo vuole prendere nei confronti del settore, a che preciso segmento sono indirizzati e come si possono effettivamente applicare. Sarebbe molto più semplice che quando si parla di gioco pubblico, essendo oltre tutto “Riserva di Stato”, si fosse più espliciti e definiti. Lo si è stati soltanto quando si è emesso il Decreto Dignità con il divieto di pubblicità ai giochi ed alle scommesse: anzi, forse neppure lì visto che si sta ancora discutendo dopo due anni sulla sua precisa interpretazione.


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

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Pubblicazione: 14 Aprile 2020 ore 16:00
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