Puglia: I regolamenti del gioco sono vecchi, serve una legge nazionale

regolamento sul gioco vecchio in puglia

Per il mondo del gioco pubblico, compresi i migliori casino in italia legali, sembra di vivere in un incubo senza fine: il parere, infatti, di un altro Tar, quello della Puglia, dà ragione e ritiene che il Comune di Lecce applichi alla lettera la Legge Regionale sul Gioco messa in campo con il rispetto dei principi di “ragionevolezza e proporzionalità”. La stessa Autorità Amministrativa così pronunziando, respingeva l’impugnazione di un provvedimento comunale da parte di una impresa di gioco che sosteneva quanto la stessa legge sul gioco sancisse un “mero e generico proibizionismo”. I Giudici del Tar Puglia, invece, ritengono che le norme Regionali poste sotto accusa siano finalizzate a definire misure di prevenzione per tutelare le specifiche fasce vulnerabili: e dinanzi a queste misure di tutela passano in second’ordine gli interessi economici dell’impresa di gioco che ha presentato il ricorso. A sostegno di questi fondamentali principi espressi, il Tar sottolinea che si deve tenere presente che la Legge Regionale Puglia sul Gioco non contiene alcuna norma incostituzionale: e per questo, quindi, si ritiene correttamente applicata da parte del Comune di Lecce non ravvisandosi alcuna violazione dei principi di ragionevolezza e proporzionalità.

Ciò, in pratica, è il contenuto della decisione del Tar Puglia che respingeva il ricorso del titolare di una sala da gioco presentato contro il provvedimento del Comune di Lecce che disponeva, in modo ferreo, la cessazione immediata dell’attività di installazione degli apparecchi di gioco, ritenuta abusiva, e messi in esercizio senza autorizzazione e che disponeva anche la chiusura immediata del locale in quanto ubicato a meno di 500 metri lineari dai cosiddetti luoghi sensibili. Provvedimento certamente drastico, ma avvalorato e sostenuto dalla sentenza dei Giudici del Tar Puglia che hanno ritenuto quanto il provvedimento imposto alla sala da gioco apparisse “doverosamente adottato e sufficientemente motivato” in special modo in relazione al requisito essenziale delle distanze minime dai luoghi sensibili previsto per ogni tipologia di offerta di gioco con vincita in danaro dalla citata Legge Regionale pugliese del 2013, attualmente in essere.

Ma ciò che sta più a cuore a chi scrive è sopratutto che il Tar Puglia, dopo quello della Provincia di Bolzano, non ravvisa nella Legge sul Gioco pugliese, “l’invocato effetto espulsivo” che dichiara del tutto indimostrato. Oltre tutto gli stessi Giudici affermano e ribadiscono nella loro sentenza che prevalga l’esigenza di tutelare gli interessi sensibili nei confronti degli interessi economici dell’attività commerciale ludica che si oppone al provvedimento del Comune di Lecce. Insomma, in pratica, si ribadisce che non sia possibile collocare la sede di questa attività di gioco nel territorio comunale leccese senza “violare le distanze di cui alla legge sul gioco, funzionale a garantire e tutelare gli interessi delle persone vulnerabili”: senza speranza, di conseguenza, il futuro commerciale dell’impresa che si è opposta al provvedimento di chiusura del proprio esercizio da parte del Comune.

Non vi è dubbio che tutte queste sentenze non facciano altro che creare incertezza, confusione e perplessità e che da questo discenda, come è giusto che sia, la necessità assoluta di avere una riforma nazionale che crei i presupposti per avere un gioco pubblico equo, sostenibile, omogeneo. Sopratutto una riforma che non faccia più “saltare sulla sedia” gli operatori del gioco quando aspettano una decisione di qualsivoglia Giudice a cui si sottopongono ricorsi per “vedere chiaro” su come si debbano interpretare le norme vigenti, pervase dall’inadeguatezza. Altro fine di questa tanto attesa riforma è che comprenda anche strumenti “seri” che possano veramente raggiungere il preciso obbiettivo di contrastare il gioco problematico: e non sono certo i distanziometri. Quindi, quale migliore occasione delle prossime elezioni amministrative per mantenere finalmente la promessa dell’Esecutivo Giallo-Verde e procedere alla stesura della riforma del gioco che metta fine a questa situazione così critica per il gioco pubblico?

É ovvio, e conseguente all’avvicinarsi delle elezioni amministrative, che i Sindaci chiedano norme più precise al Governo centrale in modo da poter espletare al meglio il proprio mandato, visto che negli ultimi tempi il “fare” degli Enti Locali (e delle Regioni) per quanto riguarda il gioco non è visto certamente di buon occhio da tutti coloro che partecipano in prima persona a questo mondo d’azzardo, gestendo piccole o medie aziende che vorrebbero vivere e lavorare in pace, ma con più certezze. Quindi, anche nella presente tornata elettorale si ritornerà a parlare di gioco d’azzardo, della battaglia per il suo contrasto, argomento diventato ormai un cavallo di battaglia per quasi tutti i partiti ed inserito in tutte le campagne. E di nuovo terranno banco le iniziative per contrastare il fenomeno del gioco con discorsi ormai quasi obsoleti perché verranno ripresi quelli messi in campo nelle elezioni precedenti: solo che, purtroppo, si continua sempre a parlare e di agire proprio non se ne parla.

Può essere, però, che “questo periodo possa essere finalmente quello giusto” e che il nostro attuale Esecutivo colga l’occasione per mettere i rappresentanti delle istituzioni decentralizzate in condizione di poter far bene il proprio compito avendo un arma in più, come una Legge Nazionale sul Gioco, che “toglierebbe senza dubbio tante castagne dal fuoco” ed i Sindaci, anche delle città più avanzate nella battaglia nei confronti del gioco, per agire nel migliore dei modi avendo un “indirizzo nazionale” (finalmente) al quale appellarsi e riferirsi. Ma si pensa, invece, che il Governo voglia stare “nella confusione” per quanto riguarda il gioco pubblico: forse per avere la possibilità di portare questo fenomeno “all’eccesso” sino a quando l’opinione pubblica (e quindi tutti i cittadini, anche coloro che gestiscono un’azienda di gioco) non accetterà qualsiasi iniziativa che il Governo centrale vorrà prendere nei confronti del gioco e dei suoi addetti ai lavori. Forse, così, si tratta di pensar male ma, come si dice, “a pensar male qualche volta ci si azzecca”: ma non si vorrebbe, certamente, che fosse questa l’occasione per ritirare fuori questo vecchio adagio…

Maggio 11, 2019: •
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