Purtroppo il gioco d’azzardo legale stà male ovunque

gioco azzardo sta male in tutto il mondo

“Ci piace” scomodare Marco Tullio Cicerone ricordando questa frase che racchiude le incertezze e le inquietudini di questo periodo così pericoloso per la nostra incolumità: “Mala tempora currunt sed peiora parantur”. Brutti tempi per il gioco d’azzardo e per tutte le sue attività come i siti legali di casino, ma non solo nel nostro Paese dove viene costantemente preso di mira prima di tutti gli altri settori con provvedimenti diretti acquisiti, oltre tutto, senza alcuna indagine che possa accertare che le attività di gioco sono correlate all’espandersi del virus tanto da decretarne l’ermetica chiusura. Infatti, anche negli Stati Uniti e nel Regno Unito, per spaziare altrove, il settore non gode di un particolare momento di splendore: per esempio l’intrattenimento statunitense ridurrà la spesa pubblicitaria digitale del 7% circa ed i fondi stanziati dovrebbe orientarsi verso dispositivi mobili e display. Tali cifre si ricavano dal rapporto sulla spesa pubblicitaria che descrive le previsioni annuali ed include una fotografia della stessa, nonché le relative stime per dispositivo e per formato.

Negli Stati Uniti le società di giochi e streaming video hanno speso parecchio per gli annunci digitali durante il periodo dell’emergenza sanitaria, ma la chiusura dell’intrattenimento dal vivo che vige anche in quella realtà, insieme a quella della produzione di film e TV, causerà un calo generale della spesa digitale creando danni notevoli all’economia del settore e delle sue imprese. Tutto cambierà se gli stessi comparti dell’intrattenimento torneranno alla normalità, ma cosa che al momento sembra alquanto lontana. Come si sente dalle comunicazioni televisive, la situazione della pandemìa negli Stati Uniti è alquanto compromessa e dilaga vertiginosamente anche se il Presidente Trump lascia trasparire il suo “proverbiale ottimismo” in relazione ai contagi ed al loro progredire.

Ma il gioco d’azzardo, oltre che in Italia e negli Stati Uniti ha “vita spericolata” anche nel Regno Unito dove da sempre è considerato un settore di rispetto, dal quale vengono ricavati introiti usati socialmente per le varie problematiche della popolazione, nonché territorio nel quale ha sempre avuto un rapporto più che socievole con le istituzioni. Cosa che di certo non si può dire del gioco italico sempre “perseguitato” e senza alcun motivo logico, ma soltanto per una falsa morale che si trasmette di anno in anno. Atteggiamento che gli Esecutivi di turno fanno proprio per ostacolare sempre di più i percorsi delle attività di gioco pubblico che cercano di difendersi strenuamente proprio per tenere alto il baluardo della legalità che rappresentano con la loro presenza sul territorio. Ma tornando a ciò che accade nel Regno Unito, si osserva il provvedimento di chiusura dei casinò Grosvenor nella Greater Manchester e nel South Yorshire: intervento molto criticato con motivazioni che obbiettivamente potrebbero essere più che condivise e sottoscritte anche dagli operatori del mondo italico del gioco.

Tali critiche al provvedimento di chiusura sono state esposte con forza dall’amministratore delegato del Rank Group, titolare dei casinò con scommesse “reclusi forzatamente” che senza mezze misure ha affermato che la chiusura è “insensata” poiché queste strutture sono ultra protette per il rischio di contagio da Coronavirus ed assolutamente organizzate per preservare la salute dei propri lavoratori e dei giocatori. Le due strutture “incriminate” stanno seguendo pedissequamente i protocolli imposti, e quindi si sentono aggredite da provvedimenti che chiaramente non hanno valutato quanto i casinò siano sicuri, e provocando loro notevoli danni economici ed anche forse di immagine poiché, chiudendoli, può apparire che non siano in regola con la normativa richiesta per prevenire il contagio del virus. Sembra quasi che tali interventi siano determinati a danneggiare l’industria delle scommesse e dei giochi dei casinò tradizionali per “il mero gusto di farlo” e senza alcuna giustificazione realistica.

Stessa sensazione che viene dichiarata dai punti di gioco sul territorio del nostro Paese: infatti, anch’essi si sentono discriminati anche se sono in assoluto rispetto dei protocolli richiesti al settore per poter avere aperti i propri battenti e per cercare di risollevare la situazione economica che per tutto l’italico mondo del gioco è veramente disastrosa e forse… il peggio deve ancora arrivare! Ed anche sul nostro territorio, e per il nostro gioco, nasce spontanea la percezione che si voglia smantellare tutto il settore ludico per eliminarlo una volta per tutte perché “immorale e si approfitta delle altrui debolezze”: ritornello che viene spesso cantato da una parte dell’Esecutivo che non ha con il gioco pubblico un rapporto diciamo “scorrevole ed amicale”. La stessa sensazione che pervade, però, anche la proprietà dei due casinò terrestri reali del Regno Unito di cui si è già parlato.

In quella realtà i pub rimangono aperti e servono alcolici e pasti, invece i punti di gioco sono gli unici ai quali è stato intimato di chiudere: e la similitudine con il nostro italico gioco è, quindi, inevitabile. Ma non può però renderci felici anche perché è ingiusto sia per il gioco sviluppato nel nostro Paese che per quello del Regno Unito e relativo a questi casinò che oltre ad operare secondo gli standard più alti per la sicurezza della salute con attestazioni importanti che confermano questa loro posizione, supportano un numero rilevante di lavoratori pagando oltre tutto aliquote fiscali sino al 50%, che non è indubbiamente una percentuale bassa. Esattamente per questo, la sensazione di essere discriminati e di essere attaccati nei vari segmenti delle scommesse e dei giochi, poker online compreso, si fa sentire anche negli operatori del Regno Unito ed essere nell’obbiettivo di questi provvedimenti non supportati da alcuna prova che possa sostenere questi interventi è “deprimente”: si tratta davvero di un attacco gratuito ai giochi, alle sue imprese, ai suoi lavoratori ed anche ai clienti. Si deve avere il coraggio di chiamarlo proprio così: un attacco veramente ingiusto!

Data Pubblicazione: 11 Novembre 2020 ore 16:00

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