ADM vuole un testo unico che porti a tutelare il gioco legale

testo unico sul gioco voluto da adm

Da un po’ di tempo a questa parte l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, ADM, nella persona del suo Direttore Generale sta dimostrando un vero e proprio “spirito di corpo” per il suo gioco pubblico e per i siti italiani di casino, per la sua organizzazione, per abbreviare le procedure che i suoi componenti sono costretti ad affrontare e, sopratutto, per farlo rispettare per ciò che rappresenta: la legalità. Argomento che, purtroppo, a volte sembra essere dimenticato ed, invece, di grande spessore ed importanza special modo in un periodo di emergenza dove tutti, cittadini ed imprese, sono sotto stress per i continui adeguamenti e consigli che l’Esecutivo è costretto a suggerire e che sconvolgono la vita di tutti i giorni. Mentre se per il cittadino comune risulta difficile adeguarsi a questo nuovo quotidiano, per gli operatori dei vari settori diventa sempre più complicato ed oneroso confrontarsi con gli interminabili Dpcm che quasi ogni settimana tempestano i percorsi di vita commerciale ed industriale delle aziende mettendo loro in grave disagio, nell’incertezza totale e di fronte ad una situazione economica già di per sé oggi disastrosa.

Senza dubbio, l’ultimo Dpcm del 24 ottobre 2020 sta creando più discussioni dei precedenti anche perché le imprese si stavano cercando di rialzare dopo il lockdown precedente e queste nuove chiusure hanno l’esito di risultare una sorta di capestro quasi definitivo: in attesa, poi, come si vocifera dell’arrivo a brevissimo di un altro lockdown ancora più restrittivo come stanno mettendo in atto anche altri Paesi a noi vicini, dove il virus ha già tracciato una strada costellata di vittime. E proprio per questo andamento emergenziale, per la confusione che i Dpcm stanno provocando sugli orari, sulle chiusure, sulla tempistica, ADM riflette sul fatto essenziale che sia indispensabile, anche se sembra impossibile raggiungere questo scopo in questo momento difficoltoso per l’Esecutivo, ad un Testo Unico che regolarizzi il gioco pubblico. Che ne determini regole trasparenti e non di dubbia interpretazione, che sistemi la “Questione Territoriale”, che lo difenda sopratutto dal gioco d’azzardo illecito che quasi “sta avendo la meglio” su quello legale: e questo, ovviamente, non è tollerabile.

L’idea o la riflessione di ADM sono figlie dell’ultimo Dpcm che ha praticamente chiuso quasi tutto il gioco terrestre per un altro mese, dopo i precedenti novanta giorni primaverili che hanno comportato naturalmente danni ingenti su tutte le attività ludiche che già barcollavano precedentemente al Coronavirus, e che ha dato loro un vero e proprio “colpo di grazia”: e non solo al gioco ad essere sinceri. Questo “dire” di ADM, oltre tutto avvalorato da dati certi, che attesta che la presenza del gioco illecito è pari a quello legale non può che far sorgere una domanda spontanea: “Ma se l’illegalità ha così spazio sull’italico territorio, per quale motivo il Governo da anni continua a contrastare il ‘suo’ gioco legale?” Perché questo accanimento verso il gioco di Stato, con decreti e norme che si sono consentite e che lo hanno messo in estrema difficoltà ed in alcuni territori addirittura estromesso ed emarginato a mezzo dei vari regolamenti comunali o Leggi Regionali che hanno ostacolato il percorso delle attività legali di gioco.

Oltre tutto non riuscendo a contrastare il gioco problematico, obbiettivo che gli interventi regionali o comunali in teoria avrebbero dovuto raggiungere. Infatti, gli studi e le ricerche che sono stati effettuati hanno dimostrato che i vari distanziometri e le fasce orarie d’accensione sono strumenti non idonei per arrivare a contrastare il disturbo da gioco d’azzardo, argomento che dovrebbe essere affrontato in modo diverso e sicuramente con più attenzione mirata anche a salvaguardare le aziende legali che rappresentano il gioco pubblico e le scommesse sportive. Probabilmente, tutte queste “prese di posizione” nei confronti del settore ludico hanno sollecitato l’attenzione di ADM che evidenzia l’assoluta necessità di un Testo Unico sul gioco anche per regolarizzare meglio le concessioni e per tutelare di conseguenze le piccole e media imprese di gioco: particolarmente la figura dei gestori che dovrebbero ritenersi parte integrante del sistema concessorio e non dei semplici spettatori.

Il gestore è quella figura che “porta ed offre il gioco legale” all’utenza e che deve uscire rafforzata in questo ipotetico Testo Unico che risulta indispensabile per ADM per continuare a tenere alto il concetto di legalità rappresentato “dalle Riserve di Stato”. Il parere neppure tanto “velato” di ADM è che si siano messe in campo forze e tantissimi sforzi per contrastare il gioco legale da parte delle istituzioni che se, invece, fossero state destinate ad un forte contrasto di quello illegale non ci si troverebbe oggi con il problema di 150mila persone addette al mondo dei giochi che stanno lottando per conservare il proprio posto di lavoro. E non solo, il Governo potrebbe contare anche oggi su un realistico gettito fondamentale per la rinascita del Sistema Italia che ha bisogno di tutte le forze economiche possibili. Senza dimenticare, e chi scrive lo ricorda spesso, che il gioco pubblico era la terza economia nazionale prima di essere “messo alla gogna” senza tanto riguardo dallo stesso Stato.

Invece, purtroppo, ci si trova con un settore del gioco ridotto ai minimi termini a livello economico e che, continuando a rimanere chiuso per valutazioni discutibili sul rischio di contagio che gli si vuole per forza addebitare, non è in grado di rimpinguare le casse erariali, come ha sempre fatto nell’ultimo decennio: cosa che sembra l’attuale Esecutivo abbia cancellato dalla propria memoria. Il gioco pubblico è talmente a disagio che deve sperare che finalmente arrivino anche alle sue imprese “i già famigerati ristori” messi a disposizione dal Premier Conte, considerando che sono state elencate tutte le categorie che sono state colpite dall’ultima chiusura per contrastare il virus e che il settore ludico dovrebbe esservi compreso: ma quando si parla di gioco e delle istituzioni qualche dubbio permane sempre, purtroppo. Poi c’è gioco e gioco: quello che può rimanere funzionante perché ospitato da bar, ristoranti o tabaccai almeno sino a quando rimarranno aperti e quello che, invece, non può rimanere acceso perché appartiene alle “sale dedicate” che sono state sorteggiate nella chiusura.

Data Pubblicazione: 17 Novembre 2020 ore 16:00

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