Uno spiraglio per la riapertura del Casinò di Campione

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Chissà se sono state le innumerevoli manifestazioni che si sono organizzate e messe in campo, chissà se il “richiamo” dell’attenzione del Resto d’Italia alla problematica sia del Casinò di Campione d’Italia che della sua cittadinanza, chissà se vedere “il mondo del gioco” che si presenta davanti al Parlamento a far sentire le proprie ragioni, insieme ai tantissimi dipendenti sia della Casa da Gioco che del Comune di quella cittadina italiana su territorio svizzero, siano state veramente “un’arma di punta”. Chissà se un insieme di tutto questo ha portato alla nomina del Commissario Prefettizio che dovrà decidere “sulla vita o sulla morte” del Casinò e, sopratutto, sul futuro di tutte quelle famiglie che gravitano attorno a questa struttura di gioco che, da quasi un anno, si dibatte in una situazione effettivamente assurda che comprende pure il fallimento della società di gestione della Casa da Gioco. Ma finalmente il Commissario prefettizio è arrivato, ed a lui è deputato il compito di valutare le possibilità di riapertura del Casinò ed anche in parte, il futuro dei dipendenti comunali coinvolti nella struttura della Casa da Gioco italiana.

Ovviamente, questa nomina tanto agognata, è importante per tutti coloro che sono stati coinvolti nelle vicende di Campione d’Italia, nonché per il destino della società che gestisce la struttura. Oggi come oggi, per quanto riguarda la riapertura della Casa da Gioco si è ancor vincolati ad alcune procedure legali e, forzatamente, tutto il resto è in stand by per arrivare alle decisioni definitive dell’Autorità Giudiziaria. Quando queste decisioni arriveranno, si potrà partire con delle strategie per ricercare quella migliore per il Casinò. Ciò sottintende, l’esito di due cose: se il Tribunale di Como nei prossimi mesi, esattamente il 13 maggio 2019, confermerà o meno il fallimento della società di gestione attuale ed il fatto che è passata in giudicato, il 10 aprile scorso, la sentenza della Corte d’Appello di Milano che ha annullato la sentenza del Tribunale di Como che aveva dichiarato il fallimento della società di gestione.

Per usare un termine prettamente legale, se vi sarà il passaggio in giudicato, la società “tornerà in bonis”: i curatori rimetteranno in mano alla società tutto ciò che al momento viene da loro gestito, ma ciò purtroppo non significa che il Casinò possa riaprire… il giorno dopo. Se, invece, bisognerà attendere il prossimo 13 maggio per riuscire a venire a capo di questa “ingarbugliata situazione”, c’è il rischio che i giorni assegnati dalla legge al Commissario straordinario per presentare le sue proposte relative alla riapertura della Casa da Gioco scorrano inutilmente, considerando che i termini decorrono dalla sua nomina. E non vi è dubbio che stiano già scorrendo “senza azioni né di braccia né di mente”, ma solo nello studiare la situazione ed approfondire le problematiche che la stessa racchiude e che certamente non sono poche. Ma non bisogna però dimenticare che esiste anche il “fronte del Comune di Campione d’Italia” ed in modo particolare dei dipendenti coinvolti nelle vicissitudini del Casinò.

Qui, forse, ciò che sta accadendo ha ancora più tempi lunghi perché si sta attendendo la pronuncia del Tar del Lazio relativa al numero dei dipendenti comunali che potranno rimanere in forza. Argomento abbastanza “discusso” il cui nodo si dipanerà in un’udienza che verrà tenuta, purtroppo, nel prossimo mese di novembre: la tempistica è lunga e, certamente, non lo dovrebbe essere, considerando che i soggetti coinvolti, e le relative famiglie, non prendono lo stipendio da quasi un anno, così come i dipendenti “diretti” della Casa da Gioco il futuro dei quali è ancora più nebuloso, se possibile. Infatti, se ai dipendenti comunali è probabile che venga trovata una soluzione, o magari risorse per poter pagare gli stipendi, per quello che riguarda i dipendenti del gioco avranno senza dubbio più problemi perché è difficile con una esperienza lavorativa acquisita nel settore del gioco, trovare altra occupazione: risulta un’impresa alquanto ardua e difficoltosa.

Ma, nel frattempo, le posizioni di tutti sono ferme: i sindacati mediano per i dipendenti comunali, mentre per quelli del gioco dovrà pensarci il Commissario Straordinario. Infine, quando nel titolo di questo articolo si usava il termine “spiraglio” si voleva proprio significare questo: una pur minima possibilità di poter mettere in campo strategie per riuscire a riaprire la Casa da Gioco che ogni mese che passa continua a sommare perdite su perdite, anche se apparentemente la situazione sembra congelata. Ma il malessere dei quasi cinquecento dipendenti del Casinò è palpabile e realistico. Ci si sta trascinando da luglio dello scorso anno e dopo tutti questi mesi ancora sembra di trovarsi in mezzo ad un mare “di difficile navigazione”, anche perché manca forse un “precedente” al quale aggrapparsi e riferirsi: ma bisognerebbe pensare a tutte quelle famiglie, sia dei dipendenti comunali che di quelli del gioco, che non possono fare alcun programma per il loro futuro, ma neppure per il loro presente viste le condizioni economiche che non si riescono a chiarire ed a fronteggiare.

É una situazione che nei lunghi mesi che sono trascorsi è riuscita fortunatamente a sollecitare l’attenzione di tante persone del “Resto d’Italia” che hanno preso a cuore la situazione di queste famiglie ed in tanti hanno partecipato in prima persona alle manifestazioni che sono state organizzate. Ma purtroppo non basta, ci vuole di più che la “partecipazione” sociale per risolvere questo problema: ci vuole l’intervento delle istituzioni che è sempre lungo nelle sue mosse anche se in questo caso, visto il gran numero di persone coinvolte, avrebbero dovuto veramente “sbrigarsi prima del solito”. Ma non è stato così: luglio 2018-aprile 2019 ben quasi dieci mesi per avere la nomina del Commissario che sta anch’esso “veleggiando a vista” in attesa di attraversare questa tempesta ludica che si è abbattuta su una delle quattro Case da Gioco tricolore che, agendo nella legalità, dovrebbero essere meglio tutelate dallo Stato, visto che il medesimo raccoglie (con piacere) le sue risorse a piene mani.

Aprile 21, 2019 Autore: : •
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