Scontro Governo e operatori del Gioco a mezzo social

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Non vi è dubbio che il mondo del gioco d’azzardo, ed anche quello dei migliori casino online, non venga ascoltato nelle sue esigenze e nelle sue problematiche da parte del Governo del Cambiamento: anzi, appena possibile proprio il suo vice premier penta-stellato non si lascia scappare occasione per lanciare strali nei confronti delle lobby dell’azzardo contro le quali usa parole alquanto “corpose” e che si riferiscono al passato quando, a parere del nostro Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, i vecchi Esecutivi le avevano agevolate e favorite. Oggi, l’attuale Governo prende atto delle iniziative del gioco pubblico nell’astenersi dalla raccolta e delle sue manifestazioni ad oltranza a tutela del gioco lecito, ma apparentemente poco gli importa presupponendo che il “gioco immorale andrà a finire” spazzato via dal territorio (ma prima se ne prenderanno abbondantemente i frutti per sostenere le proprie promesse pre-elettorali). Si continua con l’incongruenza politica e governativa nei confronti del gioco pubblico che non sa più come difendersi.

Visto e considerato, poi, che lo stesso Esecutivo non “si degna” di prendere contatto diretto con il settore ludico, ma solo a mezzo dei social, bisogna prenderne atto come di tutto ciò che viene espresso da parte del medesimo nei confronti delle lobby dell’azzardo (termine gradito al vice premier penta-stellato). Si “tuona”, infatti, dai social: “Noi abbiamo deciso di far pagare le lobby dell’azzardo che ora iniziano a ribellarsi ed hanno convinto alcuni gestori a protestare”. Ed ecco il motivo dei vari provvedimenti inseriti nel Decreto Dignità che vuole arginare il fenomeno del gioco, considerando che nello scorso anno (2018) in Italia sono stati spesi oltre 100 miliardi di euro nel gioco d’azzardo e circa metà di questi nelle slot machine.

“Se questo danaro verrà indirizzato in altre attività, agli artigiani ed ai commercianti per esempio, si dovrebbe ridare ossigeno alla reale economia del territorio e, magari, oltre alla comunità ne beneficeranno anche le casse dell’Erario” (sempre secondo Di Maio): e pazienza se da questi vari provvedimenti messi in campo ne discenderà una problematica seria relativa all’occupazione. Tante risorse umane impiegate, attualmente, presso l’industria del gioco stanno per essere “messe a spasso” poiché le aziende piccole e medie non sono più in grado di far fronte agli aumenti che lo stesso Esecutivo pretende dal settore ludico e queste aziende saranno, quindi, costrette a licenziare i propri dipendenti. Certo che come Ministro del Lavoro, forse, questo dovrebbe essere un argomento che avrebbe necessità di più attenzione: ma tant’è.

A rincarare la dose relativamente alle idee del vice premier penta-stellato un’altra sua “perla”: “Cari lobbisti, la musica è cambiata: vi piaceva vincere facile eh? Sappiate che in me troverete un nemico dei vostri interessi privati, sempre dalla parte del popolo” (ma sicuramente non dei cittadini che professionalmente sono impiegati nel mondo dei giochi).

E qui, a questa nuova provocazione, gli operatori non possono certamente non rispondere e far sentire la propria voce: la continua “criminalizzazione” del settore ludico che con le sue imprese porta “alto” il nome del gioco pubblico con le tante aziende che si occupano in modo lecito di giochi, non fa altro che favorire la criminalità e, forse, crea anche confusione tra la distinzione tra ciò che rientra nel mercato lecito e quello che invece non lo è. Ed è ovvio che questo modo di comunicare crea disinformazione e confusione e danneggia il sistema produttivo del Paese.

Questo concetto viene portato avanti dall’Istituto Friedman, in persona del suo Direttore Esecutivo, che precisa altresì che proprio il Ministro Di Maio, citando i dati del settore dei giochi cade in errore perché cita i numeri relativi al 2018 circolati in rete relativamente al gioco d’azzardo: Di Maio sbaglia poiché i medesimi numeri proprio non corrispondono al vero. La spesa degli italiani per il gioco viene interpretata in modo erroneo dai media a causa della confusione tra le somme investite in modo diretto e quanto derivato dalle vincite, in seguito reinvestite. In pratica, la spesa reale dei giocatori ammonta a 18,7 miliardi di euro e non certamente 107 miliardi come viene comunicato in modo propagandistico: l’ultima “cifra esposta è alquanto distante dal reale volume del giocato perché si riferisce appunto alla somma del capitale iniziale insieme al danaro vinto e riutilizzato all’interno del circuito, anche virtualmente”.

E non sembra precisazione da poco questa dell’Istituto Friedman, organo di pregiata sostanza che si occupa del fenomeno gioco da un bel pezzo “ed in profondità: metà della raccolta, si sottolinea, arriva ancora dalle “macchinette” e dalle videolottery, seguite dai Gratta&Vinci e lotterie, dall’online per finire con le scommesse, sportive e virtuali. Il mercato in crescita è quello dell’online che ha questo “privilegio” dovuto proprio alle misure di questo Governo del Cambiamento che “va contro il gioco tradizionale” e particolarmente contro quello delle “famigerate slot machine”, e che incentiva senz’altro lo spostamento dei giocatori dal terrestre all’online ed anche verso il gioco illecito. Fornire, e far passare all’opinione pubblica, un dato gonfiato equivale a più che quintuplicare il dato reale, penalizzando l’immagine delle imprese di settore posto che la spesa giornaliera pro capite che gli italiani usano per il gioco d’azzardo si attesta “come per la spesa di un caffè”.

A chiusura di questo “botta e risposta” sui social, tra il Ministro dello Sviluppo Economico e gli operatori del gioco, bisogna tenere sempre presente che il gioco lecito nel nostro Paese risulta essere uno dei primi contribuenti economici dello Stato, provvedendo a dare occupazione ad oltre 100mila persone, ma si conferma allo stesso tempo l’unico settore che viene tassato doppiamente: sui volumi giocati, i 107 miliardi (e non i 18,7 miliardi di spesa) ed anche sugli utili delle società. Sembra indispensabile fare luce e chiarezza sul gioco, non continuando a “battagliare” sui social, ma con un tavolo con gli operatori del settore e l’istituzione centrale (Governo Giallo-Verde) come la stessa categoria continua a chiedere non ricevendo, però, alcuna risposta dal diretto interlocutore. E non appare una cosa giusta, in alcuna direzione si guardi.

Febbraio 18, 2019 Autore: : •
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