Scommesse: Operatori in rivolta per l’aumento della tassazione

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Evidentemente al Governo centrale non bastava imporre l’aumento (ulteriore) del Preu sulle apparecchiature da intrattenimento, ma ha ben pensato anche di modificare la tassazione sulle scommesse con l’imposta sul margine che sale al 20% sulla rete fisica, escludendo da questo malsano aumento le scommesse ippiche. Ed anche per questo aumento ci sarebbe veramente tanto da dire anche se sembra di aver sviluppato riflessioni sui provvedimenti della Manovra abbastanza con intensità. Anche il Sindacato dei Concessionari delle scommesse non può esimersi, però, dall’esternare qualche considerazione, riferendosi particolarmente alle aspre critiche dell’attuale Governo al settore del gioco salvo poi a “metterci sopra le mani” aumentando la tassazione per i propri scopi di bilancio e per salvare la faccia di fronte all’Europa.

É chiaro che il Governo da un lato aumenta la tassazione per aumentare i “propri introiti” e, nello stesso tempo per “scoraggiare” (a suo dire) i giocatori, ma poi non dovrebbe cercare affannosamente di fare cassa con lo stesso mondo dei siti di casino online, altrimenti è inevitabile che il suo comportamento sarà assai più che criticabile oltre che non raggiungere il proprio obbiettivo di “spazzare via il gioco d’azzardo dall’animo degli italiani”. Con l’aumento della tassazione delle scommesse, il risultato sarà quello che il giocatore, per raggiungere il suo scopo, si rivolgerà forzatamente a comparti non autorizzati ed a questo punto si farà un gran “ritorno al passato” ed a quando, in pratica, il gioco d’azzardo in Italia non era autorizzato ed ancora non si parlava di gioco pubblico (e quindi lecito). Il Governo, particolarmente quello attuale totalmente “avverso” al gioco d’azzardo, se vuole risolverne il disturbo non dovrebbe mai aumentare le tasse, ma studiare e predisporre misure e strumenti mirati a questo preciso problema.

Non vi è dubbio che il gioco, in assoluto, non fa assolutamente male poiché è un sano intrattenimento: fa male soltanto a chi ne abusa come di qualsiasi altra cosa. Come è altrettanto palese che il settore del gioco sta vivendo recentemente una grossa crisi e, senza dubbio, questa nuova “avventura” politica non lo ha aiutato a riemergere, anzi. Invece che aiutare una delle colonne portanti dell’italica economia, a rialzarsi, a riemergere lo Stato centrale sta permettendo che Leggi Regionali sul gioco, inique e dissennate, portino il settore ludico ad essere vessato, discriminato ed anche martoriato dalle continue imposizioni di tassazioni sempre più pressanti che stanno costringendo tante aziende piccole e medie a chiudere i battenti ed a licenziare i propri dipendenti. Ma anche l’Esecutivo Giallo-Verde, come gli altri precedenti, sembra non possano fare a meno delle risorse che il gioco porta con sé e di “abbeverarsi al pozzo” al quale i vari Governi precedenti si sono abbondantemente rivolti, senza tante “remore morali” come in realtà facevano intendere.

Il settore, in ogni comparto, è ormai soffocato da norme locali che il Governo centrale non dovrebbe tardare a regolare a livello nazionale, senza dimenticare che il mercato che attiene ai giochi è un mercato legale e controllato. Quindi, perché toccare anche il segmento delle scommesse mettendolo ancora di più in crisi? E “piegando” anche questo gioco, richiesto e ricercato da tanti giocatori, obbligandoli alla ricerca di un’offerta alternativa ed illecita, poiché quella lecita non interessa più a nessuno? Troppi orpelli, troppi orari, troppi distanziometri: troppe negatività che il giocatore che ricerca il suo “sano intrattenimento” è stufo di andare a cercare, inseguendo orari ed aperture che non sono consone al suo “sistema di vita quotidiano”. Chi cerca il gioco vuole giocare: e pochi stanno a guardare se il gioco è lecito o meno incorrendo, a volte, anche in qualche brutta esperienza illecita che è sempre pronta ad accogliere il giocatore “sprovveduto”, oppure il giocatore “stanco di cercare il gioco lecito ovunque” perché soggetto a restrizioni di ogni genere.

Già, restrizioni: ma invece per il Governo centrale sembra che queste non esistano e non siano arrivate ad un punto da rendere poco redditizio tenere aperta un’attività ludica, oltre tutto “riserva di Stato” perché coperta da concessione, e mantenere anche la presenza di eventuali dipendenti. E quindi, via alla tassazione indiscriminata anche sulle scommesse e con mano pesante pure! Ed il gioco e questo comparto “deve obbedire”, non c’è scappatoia che tenga se non quella di auto-eliminarsi e chiudere bottega… Anche in questo segmento, di conseguenza, c’è burrasca: ma burrasca vera. Gli operatori dei giochi sono inferociti e si muoveranno, senza ombra di dubbio, tutti insieme per avere un confronto con le istituzioni per far valere le proprie ragioni e sottoporre le proprie esigenze. Non è che abbiano tante speranze perché nel recente passato, e prima dell’emanazione del famigerato Decreto Dignità, gli incontri ed i confronti sono stati ampiamente richiesti all’Esecutivo Giallo-Verde che li ha “snobbati”, prendendo da solo le decisioni che ha ritenuto giuste nei confronti del gioco,vietando in modo totale la pubblicità ai giochi ed alle scommesse. Ed anche su questa tema chi scrive si è espresso abbondantemente sopratutto in relazione alle imprese di gioco online ed al loro proseguimento commerciale da considerarsi improponibile.

É indispensabile che il mondo dei giochi, nessun comparto escluso od eccettuato, si muova come un “sol uomo” e faccia “muro” contro le decisioni del Governo centrale, anche se gioco-forza allo stesso dovrà in ogni caso obbedire: ma non può esimersi dal non sottoporre il proprio malcontento considerando che tutti i segmenti sono stati “colpiti con tassazioni” inadeguate (per usare un eufemismo). Tutto il settore ludico è troppo vessato da queste continue tassazioni che stanno mettendo a rischio la terza industria dello Stato che non riuscirà più a risollevarsi se non si metteranno in atto provvedimenti e strumenti che possano far continuare a lavorare con una certa tranquillità tutti coloro che ancora credono nel business del gioco. E meno male che l’Esecutivo centrale “ha assoluto bisogno del gioco” e lo tratta in tal guisa, figuriamoci se fosse un settore di cui “non avrebbe bisogno”! Cosa studierebbe allora?

Gennaio 13, 2019 Autore: : •
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