Piemonte: Confronto tra operatori di gioco e istituzioni

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Ne è passata di acqua sotto i ponti dalla emissione della Legge Regionale del Piemonte che, in pratica, metteva quasi al bando le apparecchiature da intrattenimento su quel territorio, mettendo in “fibrillazione” l’intera industria del gioco collocata in quella stupenda regione, creando veramente tantissimi problemi per gli operatori, le imprese e gli addetti ai lavori che avevano avuto la sfortunata idea di “incontrarsi con il gioco pubblico”: Legge che, oggi, sta mettendo in campo normative così severe sino al punto di far considerare la chiusura di alcune aziende, grandi o piccole che siano e che, quindi, mette a rischio anche i rispettivi collaboratori.

Sì, onestamente di tempo ne è passato troppo, ma come si dice “meglio tardi che mai” e solo ora si arriva ad un confronto in commissione del Consiglio Regionale Piemonte tra i protagonisti di questa “avventura” per analizzare, forse per la prima volta seriamente e profondamente, gli effetti di quella devastante Legge sul Gioco e sui siti di casino online. Sembra veramente assurdo che le istituzioni non si siano rese conto della situazione che si è venuta a creare per i posti di lavoro nel gioco e, sopratutto, anche per la situazione relativa all’illegalità che viene a crearsi quando il “baluardo” del gioco pubblico (e, quindi, lecito) va a cadere a causa di queste norme regionali pensate in modo così restrittivo.

Gli operatori del gioco, quindi, probabilmente per la prima volta vengono sentiti e presi in considerazione, visto che finalmente dopo tante e tante sollecitazioni sono partiti i lavori per analizzare gli effetti di questa benedetta legge sul gioco problematico: nell’incontro congiunto delle Commissioni Attività produttive e Sanità e Politiche sociali sono stati sentiti, infatti, le organizzazioni confederali e di categoria ed i rappresentanti di As.Tro, Fit, Assotabaccai, i sindacati Cigl ed Uil relativamente proprio agli effetti (devastanti) della Legge del maggio 2016. Di conseguenza, in questo incontro si è richiesto di sospendere l’applicazione di quest’ultima sino all’intervento di una Legge Nazionale, ma nel frattempo di introdurre modifiche sia al “distanziometro” che ai provvedimenti relativi alle fasce orarie per le attività di gioco che non possono essere identici sia per i bar che per le tabaccherie.

Queste richieste sono state condivise anche da Cisl e Cigl che hanno citato ciò che è stato proposto per la Regione Puglia e qui si è registrata “piacevolmente” la disponibilità in toto per queste richieste da parte di alcuni consiglieri del Pd, di Forza Italia e della Lega. Ma, purtroppo, esiste ancora un atteggiamento ostativo di alcuni gruppi sostenitori della “vecchia” Legge piemontese sul gioco che asseriscono essere stata approvata all’unanimità e che, quindi, dovrebbe permanere: ciò anche se corre l’obbligo di sottolineare che il rapporto tra i giocatori piemontesi ed il gioco, seppur con queste ristrettezze normative, non è cambiato a livello di spesa, solo che la stessa si è spostata in altri settori. Si vedrà cosa succederà in futuro e che decisioni verranno prese.

Un altro atteggiamento positivo che si è percepito in questo incontro è la richiesta di chiarimenti sulla situazione del mondo dei giochi: probabilmente, per cercare di capire meglio ciò che vi sta succedendo, dimostrando di conseguenza particolare attenzione alla posizione economica e finanziaria nonché occupazionale delle aziende. É stato richiesto, inoltre, se le nuove tecnologie applicate al gioco siano in grado di tutelare il diritto alla salute, oppure di riconoscere un soggetto che si incammina verso il gioco problematico e se diano la possibilità di intervenire sui minorenni. Si sono richieste particolarmente dettagliate informazioni sulla situazione occupazionale: risposta alla quale hanno fatto fronte i sindacati che hanno evidenziato l’esistenza di molti contratti di solidarietà e che prossimamente si concretizzeranno, purtroppo, licenziamenti, già avvenuti in alcune realtà.

É stato anche affrontato il problema dell’illegalità che si è diffusa in modo sensibile dall’entrata in vigore della Legge sul Gioco che ha praticamente espulso quasi tutto il gioco lecito dal territorio. Si è avuta occasione, in questo primo realistico incontro, di precisare che la normativa limita indubbiamente la libertà di impresa nella Regione Piemonte e, di conseguenza, mette a rischio l’occupazione del personale presso le medie e piccole imprese. La diminuzione, poi, delle apparecchiature da intrattenimento non è che vada ad “eliminare il gioco” ma semplicemente lo fa soltanto dirottare su altri giochi come le Videolotteries, i Gratta e Vinci ed il lotto.

Senza contare, poi, che tanti giocatori con questa occasione hanno “scoperto il gioco online” che, prima, non era così ricercato dagli utenti terrestri: e poi, corre l’obbligo di sottolineare che la Regione Piemonte, con queste ristrettezze normative, non ha assolutamente centrato l’obbiettivo della riduzione del gioco, ma ha colpito semplicemente alcuni prodotti più di altri. Si può dire, quindi, che sono stati “colpevolizzati”, per quanto si riferisce il gioco problematico, le slot machines e non tutto il gioco d’azzardo pubblico, nel suo insieme, e questo per gli operatori di questo segmento non è indubbiamente giusto.

Sostanzialmente, in questa occasione, gli operatori del settore ludico hanno richiesto di rivedere la legge, almeno in parte, per permettere alle aziende di continuare nel loro percorso commerciale instaurato qualche anno fa, particolarmente per quelle strutture che solo in seguito a questa Legge sono diventate, per il distanziometro, troppo vicine ai cosiddetti “luoghi sensibili”. Bisogna tenere presente che gli apparecchi di gioco rappresentano il 24% del comparto per quanto attiene il fatturato, ma richiamano il 70% dell’occupazione: nel territorio piemontese la nuova Legge Regionale interessa, e tocca, oltre diecimila posti di lavoro e, poi, non si deve dimenticare che “non si cura la malattia” con i divieti e non si aiutano certamente con il proibizionismo i soggetti inclini al gioco problematico. Necessita che la politica metta in campo sicuramente norme preventive a tutela delle persone che vengono coinvolte dal disturbo del gioco d’azzardo, ma garantendo il livello occupazionale di tutto il settore ludico.

novembre 2, 2018 Autore: : •
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