Nel gioco d’azzardo si esige la massima trasparenza

trasparenza nel mondo del gioco azzardo

Quando qualcuno si permette di dire che nel mondo del gioco d’azzardo vige quasi solo delinquenza e chi lo rappresenta non è certamente “uno stinco di santo altrimenti non si sarebbe scelto quel ‘lavoro lì’” chi ama il settore ludico ha un sobbalzo di rabbia sostenuto anche da incredulità e da quanta “poca conoscenza (od ignoranza)” graviti attorno ai giochi ed a chi li rappresenta. Questo è anche il risultato di molteplici campagne denigratorie che si sono lanciate nei mesi e negli anni nei confronti dell’industria del gioco e dei migliori casino italiani legali, preoccupandosi soltanto di offrire all’opinione pubblica una immagine oltre modo effimera, e di conseguenza superficiale, di questo segmento: il che permetteva al cittadino normale di effettuare “tutti i suoi voli pindalici” possibili per immaginare come voleva il settore dei giochi, ma in ogni caso che lo convogliava a valutazioni non certo positive per coloro che lavorano in questo “business”.

Forse, e si sottolinea forse, solo ora si tende a rivalutare il settore ludico dato che, recentemente, escono in via ufficiale le cifre che lo compongono: cifre “importanti” che sono composte da un mare di professioni che questo settore occupa: professioni inusitate e che sino a qualche anno fa non si pensava potessero esistere nel mondo del lavoro e che si sono sviluppate particolarmente nel settore tecnologico e che stanno fornendo, in ogni caso, opportunità lavorative per tanti giovani che altrimenti sarebbero in mezzo ad una strada per cercare lavoro nei segmenti “normali” quali il commercio, i servizi, l’artigianato. Ma perché tutte queste astruse premesse si domanderà chi ci ancora ci legge? Semplicemente perché si vuole sottolineare quanta trasparenza e quanta perfezione si richiede a chi “frequenta il business del gioco” e con quanta attenzione si vanno a controllare le attività ludiche e la loro organizzazione e regolarità.

Non che questo non si ritenga giusto, tutt’altro, ma solo per precisare che chi rappresenta il gioco per conto dello Stato e lo fa a mezzo di concessione è super controllato sotto ogni profilo: personale ed anche come solidità finanziaria. Però, per iniziare a riferire dell’episodio dal quale sono partite le dissertazioni di chi scrive, bisogna ricordare che negli anni sono intervenute nel settore dei giochi, e particolarmente nel segmento dei “centri di trasmissione dati”, delle sanatorie per consentire a quelle attività che non risultavano in regola di “entrare nel mondo legale”, dietro il pagamento di cifre basse che avrebbero consentito di regolarizzare la posizione fiscale di questi “centri”. Cosa alla quale tanti hanno aderito, ma tantissimi no.

La conseguenza di questa mancata regolarizzazione ha portato oggi al diniego da parte del TAR della Liguria di rilascio di una licenza ad un CTD che ai tempi non si era messo in regola, aderendo alla sanatoria sollecitata dalla Legge di Stabilità di allora. La decisione dei Giudici liguri sintetizza la propria decisione con poche righe che si possono così riassumere: alla data dell’emissione del provvedimento che oggi viene impugnato, il Ctd, oltre a non essere legato al titolo di una concessione, non aveva aderito alla sanatoria disposta dalla Legge di Stabilità, sanatoria che richiedeva per la regolarizzazione il versamento della somma di 10mila euro. Questa situazione di mancata accettazione della sanatoria viene ricordata dallo stesso Tar a “giustificazione della propria sentenza” con la quale si rigetta il ricorso della società di gaming contro un provvedimento del Ministero dell’Interno per il mancato rilascio della licenza di pubblica sicurezza per l’esercizio di attività di intermediazione telematica e la cessazione dell’attività di raccolta scommesse.

Nel continuare a fornire spiegazioni relativamente alla propria decisione, i Giudici amministrativi sottolineano che la normativa non è vero che veniva diretta soltanto a soggetti evasori dell’imposta unica di cui al DL 23.12.1998 n.504: con questo dettame, non si impedisce di partecipare alla sanatoria a coloro che avevano dichiarato di essere sempre stati in regola con i versamenti dovuti relativamente alla fiscalizzazione. La Legge di Stabilità, infatti, consentiva oltre alla regolarizzazione dei diversi punti, il rilascio conseguente dell’autorizzazione di pubblica sicurezza ed il collegamento al totalizzatore nazionale: con questo provvedimento si consentiva alle varie imprese di compensare la somma richiesta di 10mila euro per la sanatoria con gli importi da versare a titolo di regolarizzazione fiscale per i periodi di imposta anteriore al 2015.

E continua ancora il Tar Liguria a sottolineare che nulla impediva di prendere parte a questa sanatoria sempre che la società di gaming attualmente ricorrente fosse in grado di provare l’integrale pagamento dell’imposta unica per il passato e di poter partecipare alla originaria procedura di regolarizzazione, nonché di conseguire l’autorizzazione ex art. 88 Tulps e di chiedere il rimborso di quanto versato in eccesso al momento della regolarizzazione. Ma, in ogni caso, la mancata adesione alla procedura eccezionale di emersione (e quindi della relativa sanatoria) impediva il rilascio dell’autorizzazione ex articolo 88 Tulps.

Con tutto questo viene evidenziato che esiste chiaramente un sistema “a doppio binario” in quanto obbliga chi intende svolgere l’attività ludica a munirsi sia della concessione da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze che dell’autorizzazione di Pubblica Sicurezza: e, di conseguenza, si aggiunge ancora che chi vuole esercitare il business del gioco, di qualunque segmento si tratti, deve essere trasparente, economicamente in regola, e penalmente una persona irreprensibile, altrimenti le licenze di pubblica sicurezza non vengono rilasciate a nominativi che abbiano carichi pendenti di qualsivoglia genere. E gli altri settori economici sono così controllati? E gli altri Amministratori Delegati, magari di grosse aziende, sono così perfetti e limpidi? A volte accade di venire a sapere di no… Ed allora quando si getta fango sul gioco, di cosa si sta parlando?

Gennaio 2, 2019 Autore: : •
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