Nel comparto del gioco pubblico non è proprio tutto da buttare

qualcosa di buono nel mondo del gioco

Anche se non si vorrebbe “cedere allo sconforto” relativamente alla nostra Nazione, le notizie e la considerazione che arrivano dal “resto del mondo” nei confronti del nostro Paese non sono certamente confortanti e tutto ciò che di buono sembrava avessimo costruito per “ben apparire” agli occhi esterni di chi valuta i “nostri nazionali percorsi” sembrano distrutti con l’avvicendarci dei Governi che da noi, forse, si susseguono troppo spesso e con tanti “scossoni”. Non vi è dubbio, certamente, che in modo particolare con il nuovo Esecutivo Giallo-Verde si sono viste battaglie con l’Europa sinora mai vissute, discussioni ed imposizioni di svariata natura, ingestioni sul nostro pubblico “fare” che non paiono tollerabili. Tutto questo sembrerebbe far nascere l’idea che nell’italica “organizzazione politica” sia tutto da buttare o tutto da rifare, mentre bisogna soltanto adattarsi ad un “nuovo modo di fare e vivere la politica”. Modo senza dubbio differente da quelli precedenti e che lascia a volte un poco “i nervi scoperti” con l’incredulità che viaggia “a cavallo dei social” negli scontri tra i due schieramenti che gestiscono, ora, il nostro Paese.

Ma può essere che questo modo di fare politica nei confronti anche dei casino su internet, se pur non condiviso da tanti, potrebbe anche essere considerato uno strumento da sfruttare in bene e che rappresenta, da ogni angolazione si guardi, un “fare nuovo” ed alternativo. Quindi non da buttare, almeno per il momento, ma da vivere con estrema attenzione. Poi, così come la nostra politica attuale non sembra appunto da buttare, altrettanto degno di essere vissuto si deve ritenere anche il nostro comparto del gioco pubblico, anche se denigrato ed osteggiato, poiché contiene senza dubbio molto di buono e di sociale da poter vivere con una certa tranquillità e che “deve” far anche sperare in qualcosa di buono per il prossimo ed immediato futuro. Un poco di fantasia per fare questo ci vuole, e forse anche “più di un poco”, perché da qualunque colore e da qualunque “pulpito” provengano le “riflessioni sul settore ludico”, per quel che riguarda il gioco pubblico sono generalmente discorsi non certo positivi.

Quelli che partono in modo particolare dall’Esecutivo Giallo-Verde e che tentano sempre di far vedere la parte più negativa del settore dei giochi in modo che l’opinione pubblica si schieri contro di essi senza tanto approfondire a livello personale. Ma in fondo il gioco d’azzardo online non è poi così “immorale e tremendo” come lo si dipinge e non porta “morte e distruzione” come si vorrebbe far intendere. E sopratutto, forse, non è ancora tutto perduto per questo settore. Il Governo centrale dovrebbe sbrigarsi a riorganizzarlo (ammesso che lo voglia veramente) e non solo promettere la sua riforma senza neppure imbastirla… figuriamoci poi attuarla! Si dovrebbero tenere presenti, qualora il Governo decida veramente di intraprendere la riforma del settore, oppure la sua riorganizzazione e la sua razionalizzazione, tanti spunti che sono nati in questi ultimi tempi ed in alcune manifestazioni dove si sono potuti osservare strumenti e soluzioni tecnologiche che potrebbero essere adottate in chiave di sostenibilità.

Tutto a tutela naturalmente dei consumatori e per la loro protezione durante il loro intrattenimento e divertimento ludico. Ovviamente, si tratta di tecnologie complicate e costose che necessitano, senza ombra di dubbio, di avere davanti un futuro pianificabile e di certo non quello che oggi si rappresenta alle aziende che di gioco vivono: futuro incerto, traballante e sempre più condizionato da una normativa che a chi scrive appare a volte “persino scriteriata”. Ma sicuramente il gioco viaggia di pari passo con la tecnologia che richiede, a sua volta, investimenti da parte dell’industria che però, oggi, non riesce ad essere garantita da una filiera che, purtroppo, “veleggia a vista”. La filiera italiana del gioco e delle scommesse online, infatti, risulta ridotta ai minimi storici ed anche “minacciata di sparizione” ogni volta che il nostro Esecutivo si esprime. In Italia, inoltre, è impossibile pensare di riuscire ad adottare modelli di gestione di questo comparto dell’industria come si usa fare nel Regno Unito od in altri Paesi.

Esistono territori dove il colloquio ed il dialogo con i rispettivi Stati ed il gioco d’azzardo scorre fluido. Dove si lavora fianco a fianco per garantire standard di sicurezza ed integrità del mercato, ma senza alcun pregiudizio oppure “finto perbenismo” che tengono i due mondi a distanza. In Italia questo difficilmente si riuscirà a raggiungere. E ciò anche se, in teoria, proprio nel nostro Paese il gioco “è una riserva di Stato”, od almeno questo era perché oggi esserlo non ha più alcun valore anche se il “prezzo delle concessioni è profumatamente caro” ed oltremodo costoso (e non solo a livello di danaro) avere la possibilità di poter offrire il prodotto gioco di Stato sull’italico territorio per come è strutturato il settore in questo particolare momento.

Ed anche se lo Stato con l’attuale modello concessorio siglando una concessione conferma di aver individuato in un certo soggetto il partner che ritiene ideale per poter operare in quello specifico mercato, affidando a quel soggetto lo sviluppo e la gestione, per proprio conto, dell’offerta del prodotto gioco pubblico. Anche tutto questo sarebbe da rivedere ovviamente, ma non sarebbe certamente tutto da buttare: solo aggiornato ai “tempi attuali”, rivisto e forse anche “ristretto nelle scelte ed accresciuto nelle credenziali” richieste. Ed anche qui ci si ritrova a battagliare nel pensare al gioco pubblico del passato ed a guardare a quello del futuro: ma il presente è rappresentato ancora dal modello concessorio ed è questo che l’Esecutivo (di qualsiasi colore esso sia) dovrebbe proteggere e garantire. In fondo se si riflette su questa ultima frase il mondo del gioco d’azzardo pubblico non sembra richiedere poi molto sia per sé stesso che anche per l’economia dell’intero Paese: a meno che questa economia non voglia essere buttata via senza alcun rimpianto…

Febbraio 24, 2019 Autore: : •
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