Le Regioni aspettano il riordino nazionale del gioco

regioni e riordino nazionale del gioco

Risulta sin troppo evidente (per il proprio “indirizzo politico”) che i rappresentanti del Movimento Cinque Stelle, in Emilia Romagna ma anche altrove, non siano d’accordo sulla decisione della Giunta Regionale che proroga ancora di altri sei mesi lo spostamento delle sale slot e che rimanda fino a dieci anni l’applicazione dei divieti qualora una costruzione di una nuova scuola si trovi nelle vicinanze di un centro scommesse. Si ritiene, da parte di quella classe politica, che ciò possa vanificare tutto “il lavoro fatto sino a questo momento” per cercare di limitare il fenomeno del gioco d’azzardo, e la sua crescita esponenziale: di conseguenza, è da considerarsi un atteggiamento “vergognoso” nei confronti dell’applicazione della Legge sul Gioco la delibera approvata in questi giorni dalla stessa Giunta Regionale che stabilisce alcuni “accorgimenti” in relazione alla chiusura delle sale da gioco vicine ad alcuni luoghi sensibili, come ospedali o scuole.

Sembra quasi che gli Enti Locali, a forza di “tirare la corda con il gioco e le sue attività”, si stiano rendendo conto che bisogna assolutamente salvaguardare gli investimenti che gli operatori del settore ludico hanno fatto, e stanno facendo, e qualsiasi intervento che consenta loro di “respirare un poco” valga la pena di essere attuato. Si teme, altrimenti, che l’intera filiera del gioco, compresi i casino su internet autorizzati aams, rischi di cadere in ginocchio con tutte le conseguenze economiche ed occupazionali che ne possono derivare e con un gravissimo impatto economico sul territorio. Dopo “imposizioni” importanti alle attività ludiche, con questa proroga si dà ampio spazio agli operatori che si dovessero spostare per “questioni logistiche” in altro luogo, consentendo loro un periodo congruo per l’ammortamento degli investimenti effettuati: periodo, comunque, “non eccedente la durata di dieci anni”. Quindi, nessun trasloco in vista nell’immediato.

Ma la “manica larga” di questa delibera regionale non finisce qui: si avvertono gli operatori che anche coloro che siano tenuti a spostarsi non saranno soggetti a multe istantanee, e neppure a controlli agguerriti, qualora gli apparecchi siano collocati all’interno di sale da gioco o di scommesse. Per quanto riguarda i punti di queste ultime, poi, l’attività che si svolge in locali situati a meno di 500 metri dai cosiddetti luoghi sensibili, non potrà protrarsi oltre la scadenza dei contratti di concessione vigenti ed, in ogni caso, non oltre il 31 dicembre 2019. Il divieto di nuova installazione dei famigerati “corner”, invece, decorre dal giorno successivo alla data di pubblicazione della delibera di cui si sta parlando. E sempre per quanto riguarda le scommesse, il divieto di raccolta, e quindi della relativa attività, non si fermerà mediante la chiusura dell’esercizio commerciale, bensì con la disattivazione degli apparecchi di gioco.

Nella delibera regionale si precisa, altresì, che le attività di sportello e dei picchetti degli allibratori all’interno degli ippodromi si consentono solo in relazione “alle corse dei cavalli e nelle giornate in cui si svolge il programma di corse”. A parere del Movimento Cinque Stelle, quello che è stato fatto dalla Giunta Regionale dell’Emilia-Romagna è un vero e proprio “colpo di spugna” su tutte le decisioni prese nei confronti del gioco. Infatti, dopo il bluff sullo spegnimento delle slot machine all’interno dei bar e delle tabaccherie, che per una interpretazione alquanto bizzarra della normativa nazionale potranno rimanere accese sino al 2021, e dopo tanto parlare “contro le ticket redemption” per le quali l’assemblea legislativa era intervenuta vietandone l’utilizzo ai minori (pubblico al quale le redemption sono indirizzate per la loro specifica particolarità che non consentono vincita in danaro, ma solo in premi) la Giunta praticamente le ha salvate. E questo con una delibera “assolutamente ridicola e controcorrente” che ha indebolito il relativo divieto, e con la quale si sono palesate le iniziative nel cedere alle lobbies del gioco d’azzardo, emettendo provvedimenti che hanno annacquato tutte le leggi contro l’azzardo patologico che proprio il Movimento Cinque Stelle era riuscito a far passare ed approvare, cosa che è stata assolutamente vanificata: e ciò senza curarsi di coloro che vengono coinvolti, loro malgrado, dal disturbo del gioco d’azzardo.

Quindi, oggi, in Emilia Romagna non ha più alcun valore ciò che era stato approvato, facendo cadere, sempre secondo i Cinque Stelle, la maschera del Presidente di quella Regione evidentemente molto bravo a non curarsi degli impegni assunti nei confronti dei propri cittadini che dovrebbero, invece, essere tutelati nei confronti di una dipendenza così rilevante, pressante e pericolosa come il gioco problematico: dimostrando, invece, una lealtà assoluta nei confronti degli imprenditori che in questi ultimi mesi hanno messo in atto un “pressing asfissiante” e costante affinché la legge anti-slot venisse depauperata del suo valore intrinseco. Ma tant’è: i Cinque Stelle si dovranno rendere conto che purtroppo siamo in Italia e la politica, le Regioni (con i propri amministratori) e gli Enti Locali sono anche questo.

Le lobby dell’azzardo (termine che il Movimento usa assai spesso e molto volentieri) sembra abbiano vinto (ancora una volta), visto che anche con i Governi precedenti qualcosa di serio contro questo potere non si era riusciti a mettere in campo a tutela dei cittadini e dell’italico territorio: od almeno questo è il parere dei perbenisti e di coloro che odiano il mondo del gioco d’azzardo, con le sue imprese ed i suoi operatori. Oggi, il nostro Governo Giallo-Verde detiene due primati: sulla carta possiede la legislazione più avanzata in materia di contrasto al gioco patologico, ivi compreso il divieto alla pubblicità dei giochi e delle scommesse che, senza dubbio, ha assestato un “bel colpo” ai giochi, ed invece in pratica si incorre in delibere attuative mirate a smantellare “quel poco” che il Legislatore nazionale riesce a mettere in campo. Delibere che quasi riescono a rendere le norme nazionali “inermi” e prive di qualsiasi forza: ma si è certi che davvero l’italico popolo il gioco d’azzardo non lo vuole e non lo desidera in campo?

Febbraio 8, 2019 Autore: : •
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