La volontà di Di Maio va contro il gioco d’azzardo legale

di maio gioco italiano

Non è che ci voglia “il genio della lampada” per farci comprendere quale sia l’unico desiderio e volontà del vice premier penta-stellato Luigi Di Maio nei confronti del gioco d’azzardo e dei casino online italiani: distruggerli in quanto immorali e la causa di tutti i mali del nostro secolo. Quindi, particolarmente dopo l’emissione del Decreto Dignità, con il suo divieto alla pubblicità al gioco ed alle scommesse, non ci si poteva attendere “altro” che qualcosa assolutamente di peggio nei confronti del settore ludico che ha avuto, purtroppo, solo il “difetto” di sostenere questo ed altri Governi quando si è avuto bisogno di ricorrervi per “quadrare il cerchio del bilancio statale”. Ma, evidentemente, non è ancora abbastanza e si pretende di più da parte dell’Esecutivo penta-stellato e come?

Ovviamente, progettando una tassazione più cospicua e corposa. E questo perché il Governo del nostro Paese non sa più come trovare risorse per far quadrare quella Manovra tanto difficile da far “digerire” e che ha complicato il rapporto italico con l’Europa ed, indirettamente (o forse più che direttamente), con i cittadini italiani che si vedono nuovamente con tasse alte, sanità indubbiamente da rivedere e pensioni che non lasciano ormai più spazio per intravedere un futuro migliore. Documento economico finanziario, dunque, che non accontenta nessuno, cominciando proprio anche se non interessa buona parte della cittadinanza dal mondo dei giochi che si vede ancora una volta penalizzato con gli annunciati aumenti, ammesso che questi non cambino ulteriormente, ed in peggio, s’intende! Senza parlare poi delle incertezze eccessive sullo sforamento rispetto ai parametri fissati dall’Unione europea e la situazione critica in cui si dibatte il nostro Paese.

Ma i nostri due premier continuano a “scherzare” tra di loro mettendo in scena “teatrini” che non fanno bene ad alcuno, con nascoste modifiche apportate al Decreto Fiscale all’insaputa dell’altra parte dell’Esecutivo: sembra una sorta di “palla avvelenata” tra scolaretti che si nascondono poi dietro “il dito dello stupore”… e questo ha portato ad una revisione definitiva, con nuova approvazione del Consiglio dei Ministri. Tensione, quindi, anche se apparentemente tutto filerebbe liscio con i due protagonisti seduti al tavolo di un ristorante insieme al Premier Conte per palesare un accordo all’italico popolo che non si comprende ancora se esista o meno ed in quale proporzione.

Questa settimana politica, quindi, è iniziata ed è finita continuando a parlare di una fatal “manina” che avrebbe variato il testo originale della Manovra: poi, seguita dall’intervento di quella propria (del vice Premier Di Maio) che avrebbe estratto dal famoso cilindro l’altrettanto famoso coniglio, annunciando nuovi rincari alla tassazione dei giochi ed alle slot machine, ritenuti ancora una volta una “piaga sociale” dalla quale, però, si ricavano tanti bei “soldini” o “soldoni” che dir si voglia, che l’Esecutivo vuole distruggere e prendere assolutamente le distanze. Peccato, però, che non si ravvisi alcun paragrafo dedicato al settore dei giochi, né alcuna riga riferita alla sua tassazione: ciò lascia intendere che tale “presunto aumento” sia una specifica volontà del vice premier penta-stellato, non ancora concretizzatosi, e neppure però valutato dall’Esecutivo, ma che dovrebbe essere inserito nella versione definitiva del documento.

Si può pensare che Di Maio voglia mettere in atto una sorta di “blitz legislativo”, oppure una sua precisa strategia mirata a proteggere l’altra misura che è racchiusa dal decreto fiscale e riferita ai giochi, cioè quella che istituisce una nuova lotteria, denominata “Lotteria dei corrispettivi” che viene estromessa dal divieto di pubblicità previsto dal recente Decreto Dignità. Inutile sottolineare che questa misura rappresenta chiaramente una anomalia rispetto a tutto ciò che è stato sbandierato dal Governo del Cambiamento nei confronti del gioco e rappresenta un nuovo ed ulteriore grave paradosso che avrebbe del clamoroso, ma sul quale si è “sospesa” qualsivoglia disquisizione soppiantata dalle “trovate mediatiche” tra nuove tasse e “colpi di manina”.

Rimane difficile, per le umane ed italiche menti, comprendere il percorso di una nuova lotteria “emessa” dall’attuale Governo Giallo-Verde, appunto in relazione all’introduzione di questo prodotto di gioco: è stato come un fulmine a ciel sereno che continua ad essere difficilmente comprensibile e giustificabile appunto se si relaziona al comportamento che il neo Governo ha tenuto, e continua a tenere, nei confronti del gioco pubblico. In effetti, come si può mentalmente conciliare questa decisione e questo nuovo prodotto ludico con la volontà, più volte espressa dall’Esecutivo, di voler “liberare i cittadini dal gioco d’azzardo” e da quella piaga sociale che lo stesso rappresenta? É tutto veramente strano ed incomprensibile.

Tanto più incomprensibile per il comparto del gioco pubblico che, oltre a dover assistere a queste “folate di iniziative” da parte dell’Esecutivo, e senza neppure avere una minima possibilità di un contraddittorio, si ritrova con un nuovo competitor con cui fare i conti: una nuova lotteria che sarà gestita (ovviamente) direttamente dallo Stato, senza alcun intermediario e sarà l’unico prodotto, insieme alla Lotteria Italia, a poter essere pubblicizzato: bisogna continuare a sottolineare quanto questo sia paradossale e quanto questo dimostri la pochezza della politica italiana e che tipo di “capolavori” questa sia capace di mettere in atto.

Ma l’industria del gioco, i suoi operatori ed i suoi addetti ai lavori sono ancora, e nonostante tutto, speranzosi: certamente, non nell’attendersi un ulteriore “aumento della tassazione” annunciato dal vice premier Di Maio, ma nella promessa del riordino generale del settore che dovrebbe concretizzarsi entro la fine di questo anno, stando a quanto è stato preventivato sempre dallo stesso Ministro. Con “l’ardita speranza” che anche questa volta per l’annunciata riforma del gioco, si riesca ad estrarre un altro coniglio dal cilindro e speriamo che non si traduca come un vecchio adagio “che non sia la montagna che partorisce un topolino”: a questo si è purtroppo assistito già tante altre volte.

novembre 6, 2018 Autore: : •
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