Il Gioco italiano è un’eccellenza ma stà scomparendo

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L’arrivare a perseguire il risultato che il nostro italico gioco è riuscito a raggiungere negli ultimi dieci-dodici anni è un obbiettivo che ha permesso di costruire, seppur con tanti sacrifici, un’industria del gioco pubblico “invidiata” da tanti altri Paesi ed ha pure permesso di sgominare, con norme e regolamentazioni sempre migliori e particolarmente mirate, l’impero del gioco illegale, compresi anche i casino online, che sino a quegli anni addietro dominava quasi indisturbato sul mercato detenendone la “proprietà” e gestendolo a proprio piacimento. Come detto, questo percorso ha portato l’italico gioco pubblico ad essere “quasi perfetto” e ad essere portato ad esempio e, persino, ad ottenere riconoscimenti internazionali per il nostro Legislatore ritenuto l’assoluto responsabile della più efficace gestione del comparto dei giochi in termini sia di contrasto all’illegalità che di recupero del sommerso, essendo riuscito a garantire quella libertà di impresa che ancora oggi manca in altri mercati bloccati da regimi monopolistici.

Questo era il nostro gioco pubblico sino a qualche anno fa. Ricolmo di continua professionalizzazione della sua industria, ma che non è bastata, purtroppo, a far iniziare una sorta di parabola discendente che porta ai giorni nostri dove il gioco pubblico si dibatte in un mare di incertezze oltre che di restrizioni, distanziometri, frazionamento di orari e luoghi sensibili. Certo le regole si sono ritenute necessarie per fare fronte ad un fenomeno che si stava allargando forse troppo e si è dovuto permettere di renderle possibili “per la salvaguardia dei territori e degli stessi cittadini”. Anche se questo sembra più un mantra politico che un vero obbiettivo diretto al sociale.

I risultati raggiunti dall’italico gioco pubblico non sono stati facili da raggiungere, ma tanti sacrifici hanno anche prodotto dei “succosi frutti”, nonostante le varie storture che nel tempo si sono generate e che l’industria del gioco pensava di riuscire a risolvere, guardando sempre in avanti nella speranza di arrivare a quel tanto desiderato mercato stabile, e finalmente sostenibile, che ad un certo punto sembrava veramente concretizzabile. Dopo essere riusciti a regolamentare quasi tutte le forme di gioco disponibili, e dopo aver compreso le varie dinamiche di ogni segmento e facendo esperienza anche degli anni trascorsi, sembrava che al Legislatore mancasse veramente poco per prendere atto delle “anomalie residue” per puntare al consolidamento del settore ludico attraverso una serie di piccoli ritocchi per arrivare alla tanto agognata sostenibilità.

Ma quando si pensava di essere arrivati all’obbiettivo previsto, la Legge Delega fiscale del lontano 2014 (e si dice lontano anche se sono soltanto quattro anni fa poiché il mondo dei giochi viaggia ad una velocità supersonica) affidava al Governo di allora la competenza di intervenire sul settore su una serie di criticità: dalla tassazione dei vari comparti da armonizzare, alla distribuzione del prodotto gioco, alla prevenzione ed al contrasto del gioco problematico che si dimostrava presente in concomitanza con la “troppa diffusione sul territorio” del fenomeno gioco e della sua “pressante” offerta. Lo scopo della Legge Delega era quello di creare un settore sostenibile e rimettere lo Stato al centro del settore, con il presidio del comparto ludico e della sua legalità, guardando con occhio attento la tutela dei cittadini: si sa però come è andata a finire. Quasi tutte le riforme indicate nella Legge Delega sono state prima accantonate e poi tutte abbandonate sino ad arrivare persino a rinnegarle come accade oggi con il nuovo Governo del Cambiamento formato da due schieramenti, Movimento Cinque Stelle e Lega che, tra l’altro, su alcuni temi sembrano andare in direzione addirittura opposta, rispetto a quanto annunciato in campagna elettorale.

Quindi, il “sogno di un futuro migliore per il mondo dei giochi”, che tanti operatori del settore e dell’industria si auspicavano, è andato via via sfumando, concretizzandosi invece, ed ogni giorno questo sta diventando sempre più realistico, il rischio di riportare il settore ludico indietro di quindici anni: prima della legalizzazione quando il mercato era dominato dall’illegalità ed in pratica in mano alla criminalità organizzata. Oggi ancora non siamo arrivati a questo punto, ed il sistema gioco continua a reggere dal punto di vista del contrasto all’evasione ed alla criminalità, ma con l’ultimo provvedimento contenuto nel Decreto Dignità e cioè con il divieto di pubblicità ai giochi ed alle scommesse il peggio, forse, deve ancora arrivare. Senza parlare del nuovo e recente aumento del Preu che sarà un durissimo colpo da assorbire da parte di ciò che rimane del mondo dei giochi.

La situazione del settore degli apparecchi da intrattenimento nel frattempo deve fare i conti, oltre che con la riduzione del numero di macchine attive sull’italico territorio anche con un inasprimento della tassazione, ma anche con il caos che si è venuto a creare nella gestione dei nulla-osta e con la titolarità degli apparecchi, dovuta alle norme che si sono sovrapposte che hanno sempre più minato la libertà di impresa nel settore ludico e la libera concorrenza. Questo senza dubbio ha “ingarbugliato ancor di più la matassa-gioco” già intricata e, così, il settore deve fare i conti con un percorso tornato ad essere sempre più tortuoso come non lo è mai stato prima a tal punto da rendere sempre più difficile operare nel settore ludico viste le difficoltà sempre crescenti ed una complessità talmente elevata diventata improponibile.

Ma si dice che bisogna essere positivi e, di conseguenza, si vuole esserlo ad oltranza: non si vuole vedere il tramonto del gioco pubblico e delle slot machine né tanto meno la sua totale oscurità. Le ultime residue speranze possono essere affidate a quella riforma annunciata dall’Esecutivo attraverso il Decreto Dignità considerato che si è compreso che anche questo Governo Giallo-Verde non può fare a meno delle ingenti risorse che derivano dall’industria del gioco e che di conseguenza l’Esecutivo dovrà “scervellarsi” nel trovare una strada per tenere in piedi il comparto (sopratutto dopo il Decreto Dignità). Ed anche se ormai si è compreso che i nostri attuali governanti non sono certo “amanti del settore ludico” dovranno dare in ogni caso garanzie per il mantenimento delle attività che lo compongono.

Ott 4, 2018 Autore: : •
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