Gioco: Il secondo intervento del Governo del cambiamento

governo del cambiamento e gioco

Il nuovo Governo Giallo-Verde ha in animo di effettuare cambiamenti quasi “radicali” nella struttura del nostro Paese a volte sconvolgendo l’attenzione dei suoi cittadini con “dichiarazioni forti” che vanno a scontrarsi persino con l’Europa, il che non è assolutamente affare di poco conto. Quindi, si pensa ci si debba abituare ad un comportamento “particolarmente anomalo” dei due schieramenti che gestiscono le italiche vite, ma che dovrebbero farlo in forza di quel risultato elettorale che ha dato loro forza e potere. Certamente, il settore del gioco, compresi tutti i casino online, è quello che più “trema” nell’aspettarsi qualche “scherzetto” (visto che siamo anche in ottobre e che Halloween è vicino) che si deve in ogni caso “mettere in fila” poiché sembra che il Governo del Cambiamento sia orientato ad emettere ancora provvedimenti particolarmente orientati verso il mondo dei giochi.

Posto, in aggiunta, che l’Italia è un Paese che non è caratterizzato da molte certezze, andiamo ad unire a tutto questo anche l’incertezza del settore ludico che, dopo essersi visto piombare addosso il Decreto Dignità nella parte dove prevede il divieto alla pubblicità dei giochi e delle scommesse, ora si vedrà costretto ad assistere ad un secondo provvedimento nei suoi confronti per quello che riguarda un ulteriore (e quanto mai non desiderato) aumento del Preu sulle apparecchiature da intrattenimento che sono, in ogni caso, quelle “preferite” da tutti i vari Governi quando si tratta di fare cassa per la quadratura, sempre complicata, del bilancio statale.

Ogni Manovra finanziaria “che si rispetti”, infatti, ne prevede uno (di aumento) che, inevitabilmente, va a spingere sempre più in alto l’aliquota della specifica imposta. Evidente che anche nella manovra attuale della quale si sta ancora disquisendo nel nostro Paese, ma anche altrove, si prevederebbe un aumento del 2% sulle slot machine, fino ad arrivare al 21,25%, e di un punto per le Vlt, sino ad arrivare al 6,25%. Questi dati, da chi scrive, sono già stati “rivelati” in altro articolo ma corre l’obbligo di ripeterlo anche qui per far capire all’opinione pubblica quanto venga bersagliato questo settore del quale si dice spesso e volentieri “pesta e corna” da parte delle istituzioni, ma al quale inevitabilmente si ricorre per “raggranellare risorse” indispensabili per l’economia del nostro Paese.

Ed ecco, di conseguenza, il secondo intervento nei confronti del gioco di questo Governo del Cambiamento in pochi mesi, anzi forse il terzo, tenuto conto che già nel Decreto Dignità si erano ritoccate verso l’alto le aliquote del Preu. Ed a questo punto non risulta assolutamente chiaro se tutto questo sia mirati proprio “al contrasto del disturbo da gioco d’azzardo” oppure, più pedestremente, al reperimento di risorse e coperture per le manovre che l’Esecutivo intende realizzare, oppure ancora se si vogliano raggiungere entrambi gli obbiettivi. Si propende, ovviamente, che l’obiettivo da raggiungere sia quello di fare cassa visto che tutto ciò che riguarda il gioco rappresenta “posta attiva di bilancio” e, quindi, che queste diventano dichiaratamente modalità per il reperimento di risorse.

Ma se il tutto risponde alla verità, corre anche l’obbligo di fare chiarezza su alcuni numeri per poter comprendere da parte di tutti quali scenari si aprono dinanzi al mondo dei giochi e quale futuro può avere questo benedetto (o maledetto) settore: e qui di seguito si vogliono esternare i numeri ad oggi e senza gli aumenti prospettati dal Governo. Il totale della raccolta di gioco si suddivide così: il 70% viene restituito sotto forma di vincite (come per legge); il 19,25% (al netto dell’incremento previsto dalla manovra finanziaria) costituisce il Preu versato allo Stato lo 0,8% rappresenta il canone di concessione ed il deposito versato, ogni anno, ad ADM restituibile in parte sulla base del raggiungimento di specifici obbiettivi di sicurezza; il residuo 9,95% costituisce il compenso della filiera. Tutto questo compenso da suddividere tra tre categorie di addetti ai lavori: i concessionari di rete (dodici), aziende di gestione (circa 3500) e titolari degli esercizi presso i quali sono installati gli apparecchi (circa 70mila).

E per fare capire ancor meglio la situazione si vuole chiarire così: se un apparecchio di gioco raccoglie circa 200 euro al giorno, che è circa una media relativa ai dati disponibili, lo stesso apparecchio “rende giornalmente non più di 20 euro di ricavo lordo”, da suddividere come sopra elencato tra le tre categorie di operatori. Su base mensile, il ricavo lordo di un apparecchio è pari a 600 euro, dai quali bisogna detrarre i costi sostenuti da ciascuno degli operatori interessati in termini di costi correnti, ammortamento macchinari ed investimenti sostenuti. Queste cifre, nude e crude, servono per avere una corretta analisi economica e per rappresentare, sopratutto, che il mondo dei giochi “non è poi così luccicante” (economicamente) come si vuole far vedere all’opinione pubblica e che, continuando in questo percorso e con ulteriori aumenti che il Governo del Cambiamento sembra voler ancora effettuare, l’industria del gioco si sta avvicinando pericolosamente ad un punto di non ritorno!

I calcoli elencati per le slot machine possono essere “replicati” per le videolottery, ovviamente applicando diversi parametri di raccolta e di tassazione: a quel punto quali scenari si possono paventare con una realtà come questa agli operatori che ancora vorrebbero vivere di gioco? Se ci si aggiunge l’espulsione di centinaia di aziende è possibile un collasso di questo settore con la conseguente uscita dal lavoro di migliaia di persone che avranno una enorme difficoltà di ricollocazione e senza che sia garantito, a quel punto, il raggiungimento dell’obbiettivo di reperimento delle risorse attive in bilancio che la manovra finanziaria (con i suoi poco sensati ulteriori aumenti sulla tassazione) si attende. Infatti, la crisi del settore ed ancor di più il dilagare delle ordinanze espulsive stanno spingendo verso una progressiva ed inevitabile riduzione della base imponibile con la corrispondente e conseguente diminuzione delle entrate erariali.

ottobre 31, 2018 Autore: : •
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