I concessionari degli apparecchi di gioco si ribellano alle fasce orarie

concessionari di gioco contro le fasce orarie

Come se non ci fossero già abbastanza “battaglie da guerreggiare” nel mondo del gioco pubblico ed in quello dei migliori casino online italiani, oltre che contro il distanziometro, ora è arrivato il tempo di battagliare anche, e più precisamente, contro le fasce orarie di funzionamento delle apparecchiature da intrattenimento. Non vi è dubbio che queste abbiano condizionato, e di parecchio, l’accesso dei giocatori alle sale, utenti che sono costretti a gestire la loro “voglia di gioco e di divertimento” con le diversità di applicazione degli orari e dei luoghi dove si può giocare e dove non lo si può fare: insomma, un gioco che diventa un problema soltanto nella sua ricerca utile. E questo, inevitabilmente, sta trasportando gli “amatori di questo intrattenimento” verso il gioco illegale “che non ha regole, nè norme da seguire, né orari vincolanti” ma che neppure garantisce gli stessi giocatori sulla certezza della riscossione delle tanto agognate vincite. Ma, forse, questo chi vuol giocare non lo vede come un handicap, ma addirittura rende ancora più elettrizzante divertirsi con questo segmento di gioco che, tra l’altro, come si sa offre pure un payout maggiore di quello che è legale.

Sono le incongruenze che il nostro Esecutivo, continuando ad essere latitante nella riforma del settore, riesce ad offrire e non è certamente poco! In questi giorni, nel frattempo, si è discusso presso il Tar del Lazio il ricorso dei concessionari degli apparecchi di gioco, come le slot machine, contro appunto la norma relativa agli orari di funzionamento. Il ricorso, oltre tutto, verte oltre che sulle fasce di accensione, che sono previste dalla legge, anche sulla determinazione precisa e definita delle “giuste responsabilità”. Questa sembra essere la posizione dei concessionari che ancora riescono a gestire, e con enormi sacrifici, il gioco pubblico riuscendo a gestire con le proprie attività norme, regolamenti, ordinanze “e chi più ne ha più ne metta”: e meno male che il gioco pubblico rappresenta lo Stato e la sua offerta! Ora, i concessionari dovranno rispettare le nuove norme che obbligano gli stessi allo spegnimento delle apparecchiature in base alle limitazioni che si applicano nei singoli Comuni. Cosa che diventerà operativa dal prossimo luglio: quindi, la scadenza è chiaramente prossima e l’argomento “diventa caldo ed assolutamente da affrontare”.

Ecco perché i principali concessionari tra cui Admiral, Hbg, Lottomatica, Snaitech, Gamenet, Codere e Cisa hanno presentato il ricorso al Tar del Lazio. Con tale documento si richiede la sospensione del decreto legge relativo alle fasce di accensione, mettendo in evidenza alcune anomalie importanti proprio nella definizione delle responsabilità di ogni protagonista della filiera. Il provvedimento contenuto nella Legge di Bilancio 2019 consente, innanzitutto, di verificare a distanza (da parte degli Enti Locali) il rispetto delle fasce orarie per l’accensione delle Vlt nelle sale: questo dovrebbe esonerare la responsabilità del concessionario in quanto il mancato spegnimento degli apparecchi è da attribuire all’esercente e gestore di sala, mentre il controllo e l’eventuale spegnimento può essere gestito a distanza dall’amministrazione pubblica attraverso Sogei, il partner tecnologico dello Stato, oppure dallo stesso Comune. Se, non fosse praticamente così, e la responsabilità ricadesse in capo ai concessionari, questi ultimi sarebbero senza ombra di dubbio sovraccaricati di un pesante lavoro difficilmente gestibile.

Ma oltre a questo, gli stessi concessionari di giochi d’azzardo potrebbero essere essi stessi anche oggetto di provvedimenti sanzionatori per attività scorrette svolte eventualmente da soggetti terzi. E tutto questo deve essere valutato appunto dal Tar: e non ci si esimerà dal valutarne la pronuncia, poiché anche questa risulterà troppo importante per tutte le attività ludiche e dalla quale potrebbe discendere una sorta di “giurisprudenza” che potrebbe fare testo per tutti i ricorsi futuri relativi alla stessa argomentazione, la responsabilità. A proposito di quest’ultima, si vuole segnalare per onore di cronaca, una situazione che potrebbe risalire appunto alla responsabilità dei concessionari: quattro uomini si sono finti dipendenti di un notissimo concessionario di gioco e con sotterfugio si sono fatti versare da un esercente cinquemila euro sul loro conto personale. Per entrare nel dettaglio si deve e si vuole raccontare ciò che in realtà è successo ed è stato sgominato dal personale della Squadra Mobile della Questura di Isernia.

Quattro persone di età tra i 21 e 53 anni hanno ideato questo sistema: una dipendente di un’attività commerciale di Isernia, legata ad un concessionario di gioco, aveva ricevuta una telefonata da parte di una persona qualificatasi come impiegata di uno dei principali operatori del mercato italiano del gioco e dei servizi di pagamento, che annunciava l’aggiornamento del software, ed invitava l’interlocutore ad eseguire alcune procedure guidate. Iniziava, quindi, il simulato aggiornamento con il quale si invitava ad accedere all’area dedicata alle ricariche postepay e ad inserire dei codici che avrebbero dovuto essere di verifica del funzionamento delle macchine adibite al gioco ed alle ricariche telefoniche. Ovviamente, l’ignara vittima aveva eseguita nel dettaglio tutte le procedure indicate da chi pensava fosse il proprio concessionario di riferimento: in realtà stava “solo versando cospicue somme a favore dei malfattori” non essendo in corso alcun aggiornamento del software di sistema!

Sono seguiti mirati accertamenti ad opera degli agenti della Squadra Mobile che sono riusciti ad individuare quei codici che non erano altro che i numeri delle postepay di due dei quattro malfattori, sui quali erano pervenute somme complessive per 5.345 euro. Venivano anche individuate le utenze telefoniche utilizzate per contattare la “povera esercente vittima”: in sostanza, tutti e quattro i malfattori dovranno rispondere di concorso nel reato di truffa. Ed a questo punto ci si domanda: anche qui si dovrà risalire alla responsabilità del concessionario? Sino a che punto gli stessi dovranno essere attenti a tutto ciò che avviene attorno ai propri punti? Diventa alquanto difficile la vita del concessionario del gioco pubblico se deve essere “onnipresente ed onni-responsabile” degli eventi che possono succedersi nei propri punti di gioco! Certo, eventualmente, si concretizzeranno ricorsi e contro-ricorsi: tanto il gioco pubblico è abituato ad “intrattenere rapporti con i vari Tar” della Penisola: ma quanto dispendio di tempo e, sopratutto, di danaro per le povere “riserve di Stato” che hanno avuto la malaugurata idea di voler investire nel “business del gioco”!

Giugno 2, 2019 Autore: : •
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